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Italia: paese di santi, poeti, navigatori…e GEEK! (parte quinta)

categoryCultura, Società, Un po' di tutto... :-)category

geek

Geek, se non lo sai, è un’espressione americana per dire che una persona è mostruosamente intelligente, cioè tipo il nerd (che sarebbe il secchione), ma apparentemente “normale”, cioè un genio nascosto…

Perché ho dato questo strambo titolo all’articolo di oggi? 🙂 Nel mio penultimo articolo, se ricordi, ti avevo detto che le lauree triennali hanno svilito i vecchi titoli e che sono semplici da prendere.

Potresti obiettare che non è vero che oggi è più semplice conseguire una laurea, ma ti posso dimostrare che le cose stanno esattamente in questi termini…

Prendiamo ad esempio due lauree su tutte: quella in ingegneria e quella in medicina. La facoltà di ingegneria è ampiamente risaputo essere se non la più difficile in assoluto, sicuramente fra i più difficili percorsi di studio esistenti.

Come mai, quando era in vigore la laurea vecchio ordinamento con il monoblocco di 5 anni, occorrevano in media nazionale 9 anni per laurearsi mentre oggi per fare i 5 anni divisi in 3 + 2 ne occorrono, sempre in media, 7?

Come mai, quelli che prima riuscivano a completare il percorso di ingegneria nei tempi corretti erano solamente il 2% di quelli che si laureavano ingegneri, mentre oggi ci riescono nel 26% dei casi?

Come mai prima il voto della maggior parte degli ingegneri cadeva nella fascia 90 – 100, mentre adesso è molto più frequente la fascia 100 – 110? Prima erano tutti ignoranti e ora sono diventati tutti scienziati??? 😉

Invece la laurea in medicina, che non ha cambiato il suo sistema di monoblocco di 6 anni in 3 + 3 o roba simile, nello stesso periodo di tempo non ha cambiato le medie esistenti se non in modo impercettibile.

Prima occorrevano 8 anni per conseguire una laurea in medicina della durata di 6 anni…così si verifica tutt’oggi. Prima quelli che si laureavano nei tempi previsti erano il 20% e così è anche oggi. Anche le fasce di voti sono rimaste più o meno uguali.

Come mai in ingegneria sono migliorate le statistiche, ma in medicina no? Molto probabilmente una della cause è il cambiamento del metodo di studio.

Un ingegnere vecchio ordinamento doveva – per affrontare un esame come Analisi Matematica I – letteralmente far diventare quadrato il sedere a forza di star seduto a studiare.

…Bisognava innanzitutto superare uno scritto, che poi è l’ostacolo più semplice da superare in un esame di matematica, e successivamente affrontare l’orale.

Mentre lo scritto veniva superato al primo appello da almeno il 50% degli studenti, l’orale era invece di una complessità inaudita. Si doveva saper dimostrare non meno di una cinquantina di teoremi matematici che, data la loro vastità, era impossibile conoscere tutti a memoria.

In pratica lo studio della matematica consisteva nell’imparare il metodo di una dimostrazione, non nel conoscere a memoria la dimostrazione. Questo faceva sì che, alla fine dei primi 2 anni comuni a tutti i corsi di ingegneria, lo studente aveva appreso il cosiddetto approccio ingegneristico.

Con le nuove triennali invece l’esame di Analisi I è quasi in tutte le facoltà ridotto al solo superamento di uno scritto dove, come detto prima, il 50% passa al primo colpo.

Io ricordo che quando andavo al Politecnico di Torino su 100 studenti che si presentavano allo scritto di Analisi I del primo appello, circa 50 lo passavano (compreso me).

All’orale, vista la grande difficoltà, solo 20 avevano il coraggio di presentarsi di fronte al professore. Di questi 20 solo 4 o 5 passavano la materia. Frequenti erano gli studenti che rimanevano impelagati per un intero anno su quell’esame (per la cronaca io ho passato scritto al 1° appello e orale al 3° dopo 3 mesi).

Un paio di ani fa ho controllato e il mio ex professore adesso fa solo lo scritto e l’orale facoltativo se vuoi migliorare la votazione (col rischio di peggiorarla).

Stando alle precedenti statistiche, su 100 che si presentano, metà passeranno la materia e l’altra metà ci riuscirà al massimo entro il terzo appello (prima ne occorrevano di media almeno 6 di appelli per la maggioranza degli studenti).

…Ma avranno appreso il famoso approccio ingegneristico?

In pratica – e questo vale un po’ per quasi tutte le facoltà in ogni disciplina – la laurea è passata da un corso che prevedeva la comprensione degli argomenti, a un corso in cui “vince” chi riesce ad avere uno studio mnemonico degli argomenti.

Tuttavia, chi comprende un metodo non lo dimenticherà per tutta la vita, mentre chi impara a memoria prima o poi dimentica perché non possiede un metodo…

E questo è, in definitiva, il motivo per cui si è verificato quello che ho detto nello scorso articolo (cioè il fatto che i triennali vengono considerati al più come dei vecchi diplomati se non di meno…).

Il problema è che questo sistema che non dà basi con metodologia lo pagano anche quelli che frequentano la specialistica, perché si trovano a studiare sempre con il metodo mnemonico argomenti in cui doveva farla da padrone il piglio da ingegnere…

Oggi, in pratica, se uno studente delle superiori studia bene senza cazzeggiare troppo può tranquillamente andare all’università che si trova già 3/4 di laurea in tasca.

Se hai letto tutte le parti dell’articolo pubblicate fino a ora, credo che potrai iniziare a comprendere gli sfoghi di alcuni ingegneri in un blog che è tutto un programma: “Ingegneri disoccupati”.

Il blog ha immagini un po’ “particolari” 😉 per dare un aspetto ironico alla faccenda però non farci caso, leggi i commenti che sono illuminanti: clicca qui per leggere l’articolo.

A presto!

Patrizio Messina – Autore di “Investire, Guadagnare (…e Risparmiare!)”


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12 Commenti a “Italia: paese di santi, poeti, navigatori…e GEEK! (parte quinta)”

  1. Gian Piero Turletti says:

    Io lo dico sempre:
    un paese dove la gente non è più abituata a ragionare, è destinato al declino.
    Certamente, una responsabilità in tutto ciò è dovuta alla riforma, ma anche al professore che ti trovi davanti, ed in tutti i settori.

    In medicina, un conto è sapere l'esame di fisiologia o clinica medica a memoria, ed un conto è saper fare una diagnosi empirica e/o strumentale.

    In giurisprudenza, un conto è conoscere le interpretazioni di certe normative, di questo o quel giurista, e ben altro conto è addivenire ad una tua interpretazione, anche sulla base di precise regole di logica formale.
    Oppure saper elaborare il testo normativo, per discipinare determinate fattispecie.

    E si potrebbe continuare….
    Vorrei ricordare anche l'importanza di compiere ricerche autonome, rispetto al sapere tradizionale.
    Anche la storia si adatta a tali concetti: o accetti la storia per quella che ti è stata raccontata, o sai compiere ricerche storiche autonomamente.

    E' quello che mi è sempre piaciuto fare, dall'ideazione di nuovi algoritmi borsistici, alla reinterpretazione e ricerca storica.

    Perchè tutto ciò determina il declino, è presto detto:
    finchè le cose, le situazioni, sono le stesse del passato, no problem, ma appena qualcosa muta…

    Immaginiamo una nuova malattia, per la quale non valgano nè le diagnosi, nè le terapie del passato.
    Se non definiamo nuove indicazioni diagnostiche e terapeutiche, stiamo freschi.
    Oppure, immaginiamo un giurista, che si trovi alle prese con nuove norme.
    Probabilmente, non riuscirebbe ad interpretarle e, quindi, neppure a capire come una controversia che le riguardasse potrebbe concludersi.

    Chissà, forse è anche per questo che si è diffuso il detto "chi fa da sè…."
    e, come dicevo in un commento ad altro articolo, non ci si può basare solo sulla logica deduttiva (passare dal generale al particolare), ma occorre saper applicare anche l'induttiva, cioè risalire dal particolare (delle nuove situazioni) al generale.

  2. Carissimo Patrizio, complimenti davvero per i tuoi articoli: per me sono una miniera di informazioni è come se frequentassi un corso di aggiornamento su ciò che accade in Italia.

    Ti confesso che molte cose avrei preferito ignorarle (lo struzzo che infila la testa nella sabbia), ma tutto sommato è meglio essere al corrente su come la società si stia trasformando.

    Penso che le tue informazioni siano preziose soprattutto per i genitori che hanno dei figli da mandare all'università ed anche per coloro che debbono iniziare a lavorare.

    Grazie, quindi, per il tuo lavoro.

    Saluti. Carla

  3. Nel caso di Giurisprudenza però la mia amica Laura non ci ha guadagnato per niente: ha iniziato sperando di cavarsela in 4 anni, poi appena si è iscritta ha ricevuto una lettera da parte dell'Università dove la informavano che l'ordinamento era cambiato e che per laurearsi occorrevano 3+2 anni: praticamente ha perso un anno!

    Adesso giurisprudenza è ritornata al blocco unico ma trasformandosi dai vecchi 4 anni a 5 anni.

    Comunque in genere mi sono un pò stufato di queste Università fatte di docenti "pompati" ed "egocentrici" che si tengono tutto quello che veramente serve per se: sarebbe bello che i docenti fossero (nel caso di Economia per esempio) degli imprenditori e che ti svelassero tutti i segreti, i retroscena concreti e le difficoltà insite nel tenere il timone di una azienda.

    Da questo punto di vista devo dire che Medicina è una delle più concrete e pratiche ed è in grado più di altre di proiettarti nell'ambito lavorativo, forse perchè quando ti trovi un paziente davanti che sta male non gli puoi recitare una definizione ma devi muoverti e darti da fare per salvargli la vita.

    Tu che mi leggi cosa ne pensi?

    • Gian Piero Turletti says:

      In effetti, hai ragione, Michele.
      Per la tua amica, direi che si tratta di un'ingiustiza, essendosi iscritta, se non ho mal compreso, quando era ancora in vigore il vecchio ordinamento-

      Avrebbe infatti avuto il diritto di laurearsi in 4 anni, ma bisognerebbe anche verificare che non si tratti di un'interpretazione burocratica, e cioè:
      potrebbe anche darsi che nel nuovo ordimaneto vi sia una sezione di norme provvisorie e temporanee, che riguardino coloro che si erano iscritti con il vecchio ordinamento.
      Se queste prevedessero comunque il diritto a laurearsi in 4 anni, la facoltà non potrebbe impedire questo diritto alla tua amica, anche perchè si trattarebbe di omissione di atti d'ufficio, nel rifiutare l'iscrizione all'esame di laurea, quale atto dovuto da parte di pubblici ufficiali, cioè un reato.

      Quanto al resto, certamente la facoltà che non dovrebbe lasciare, più di altre, le cose al caso, è quella di medicina, anche perchè ne va di mezzo la vita delle persone.
      E, comunque, il medico, ancora una volta anche per motivi legali, non può permettersi d'improvvisare, stando sempre dietro l'angolo anche la possibilità di incriminanzione per omicidio colposo.

      Nelle altre facoltà, poi, è sicuramente vero che, non dico tutto, ma gran parte degli insegnamenti ha più valenza teorica e culturale, che altro.
      Non che questa non debba esserci, ma qualche apporofondimento pratico in più, certo, non guasterebbe….

      • Giampiero grazie per le precisazioni e complimenti per la grande cultura che dimostri di avere in più di un campo … ma per la mia amica Laura non c'è più niente da fare: fortunatamente per lei si è laureata … adesso c'è un altra sfida per lei e cioè come potra valorizzare gli studi che ha fatto: serve una idea geniale!

        • Gian Piero Turletti says:

          Ciao Michele.

          Ricambio la stima.

          Per la tua amica: dipende anche da quali sarebbero i suoi obiettivi.
          Intende dedicarsi alla libera professione?
          Tipo avvocato…. e se si, in quale settore:
          civile…..penale….
          Oppure vorrebbe utilizzare la laurea come dipendente?….

          • Penso che sia interessata ad utilizzare la laurea come dipendente … hai qualche idea?

            • Gian Piero Turletti says:

              Ciao Michele.

              La risposta per la tua amica è sotto….

  4. Gian Piero Turletti says:

    Potrebbe, intanto, verificare tutti i concorsi pubblici nella sua zona, in quanto la laurea in giurisprudenza è spesso richiesta, in tale ambito.
    La difficoltà potrebbe essere che, trovandoci in situazioni di ristrettezze di bilancio, questi concorsi….
    Comunque, in diverse pubbliche amministrazioni si possono assumere posizioni di rilievo, anche "politiche" di fatto, e questo è un aspetto poco conosciuto.
    Mi spiego:

    nell'amministrazione comunale, ad esempio, è il segretario comunale quello che solitamente predispone, tecnicamente, atti normativi, ordinanze e quant'altro…..
    non a caso, esistono specifici corsi da seguire, e, compatibilmente con eventuali concorsi in tal senso, lo consiglio.
    Quando, infatti, i politici devono concretizzare i loro atti, sono in realtà i tecnici, tipo i segretari comunali (almeno questa era la dizione… una volta….) a tradurre il tutto in atti….quindi, se il politico, tecnicamente, non è competente, è poi il tecnico a fare…
    Stesso discorso a livello di organizzazione centrale e statale….
    Si parla tanto di leggi fatte dai politici, ma in realtà sono sempre i tecnici….
    basti dire che a capo degli uffici legislativi dei vari apparati di solito ci sono dei magistrati….
    Il politico, es. il ministro, chiama il capo del proprio ufficio legislativo, gli spiega qualche principio ispiratore, e poi è il tecnico che deve sbrigarsela….
    se poi il politico ne capisce, tecnicamente, qualcosa, bene…altrimenti firma qualcosa sperando che il tecnico abbia seguito le sue indicazioni….
    questo senza nulla togliere a quei politici che le leggi sanno farsele da soli…ma di solito sono già giuristi di loro……

    Tutte queste posizioni sono molto ambite, anche se, ovviamente, credo ci sia qualche interfrenza politica…..per arrivarci…
    Poi ci sarebbe direttamente la magistratura, ma il concorso è davvero difficile…..

    Nel privato, putroppo, la situazione e l'attuale politica di molte imprese, a fronte dell'attuale situazione di restrizione del credito, in cui ci troviamo (cosiddetto credit crunch), non è favorevole alle assunzioni, ma….
    Una novità ci sarebbe.

    Senza sovrapposizioni con la realtà forense, sarebbe possibile seguire un percorso di specializzazione in giuristi d'impresa che, senza ovviamente poter rappresentare un'azienda in causa, possono svolgere molti compiti consulenziali.
    Diverse imprese fanno così:
    affidano le loro controversie a studi legali (quelle più importanti vengono solitamente affidate a studi associati ad organismi internazionali, solitamente anglosassoni), ma per le semplici consulenze possono anche affidare la totalità, o quasi, delle loro questioni extragiudiziarie ai giuristi d'impresa.
    Con le recenti innovazioni normative ha poi preso particolarmente piede un rinnovato ricorso a forme di arbitrato, per cui potrebbe essere interessante seguire qualche corso di specializzazione per arbitri, solitamente organizzato da enti come le camere di commercio.

    Comunque, se uno proprio desidera assumere poi posizioni di rilievo in un'impresa, la cosa migliore sarebbe in ogni caso quella di superare l'esame di avvocato…poi spiegherò come tutto ciò oggi è facilitato….

    Infatti, esiste anche la figura dell'avvocato iscritto all'albo come dipendente d'impresa, il quale solitamente assume poi il ruolo di capo dell'ufficio legale…
    Quanto all'esame, è oggi ammessa una via assai più facile, che prevede il ricorso a titoli spagnoli…
    non sto scherzando…
    ci sono diverse realtà che programmano questa via (se non ricordo male anche la CEPU)…..
    e qui il discorso è molto facilitato…..
    attenzione, non sto dicendo che così si diventi bravi avvocati, ma solo che si ottiene facilmente l'iscrizione all'albo…..

    se poi uno ambisce ad andare all'estero, ci sono concorsi presso l'UE, i cui funzionari sono piuttosto ben retribuiti…..

  5. Peter says:

    A mio avviso il vero problema è che le università italiane hanno solo apparentemente applicato la norma "3+2". I corsi di laurea triennale, cioé, hanno mantenuto lo stesso numero di esami di quelli del vecchio ordinamento a 5 anni e questo per mantenere le cattedre (le famosissime baronie). Come fa uno studente a superare 30 esami in 3 anni? Non era forse meglio ridurre il numero di esami e magari approfondire meglio le materie? Se non sbaglio l'ultima legge in materia (credo sia il decreto Mussi) obbligava le università ad organizzare i corsi di studi triennali con un numero massimo 20 esami. Ma vedo che non tutte si sono adeguate, anzi si coalizzano solo quando c'è da chiedere soldi allo Stato.
    Non credete?

  6. fabio says:

    ciao Patrizio , complimenti per l'articolo!!!
    Parlo da diretto interessato visto che l'anno scorso ho conseguito la laurea breve in Ingegneria meccanica.
    Sono d'accordo con te per quanto riaguarda la riduzione della complessità di alcuni esami , esempio analisi , e l'aumento delle votazioni sopra il 100.
    Però non sono d'accordo sull'approccio mnemonico.
    Le persone che ho conosciuto e che adesso frequentano la specialistica non studiano a memoria gli esami. I problemi agli esami scritti e orali anche se seguono sempre gli stessi schemi ma non possono essere risolti con la memoria.
    Queste persone, che non sviluppano il famoso approccio ingegneristico di risoluzione dei problemi, sono molto intelligenti e riescono a preparare esami in breve tempo.
    Riescono infatti a capire tutti gli step che portano alla soluzione senza sviluppare una "visione " propria e ancora peggio senza appassionarsi alla materia cercando di trovare dei collegamenti tra le materie.
    Sono in pochi a riuscirci e la maggior parte è più interessata al pezzo di carta che non a investire e su se stessi. Molto più comodo!!
    Consiglio queste persone di leggere la poesia della quale Mark aveva parlato un pò di tempo fà del Generale Mac Arthur sulla giovinezza.

    ciao e al prossimo articolo




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