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Si stava meglio quando si stava peggio? (parte settima)

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si stava meglio quando si stava peggio

No, non son o diventato pessimista tutto di un botto! 🙂 Se ho intitolato questo mio articolo “si stava meglio quando si stava peggio?” c’è un preciso motivo, che ti sarà molto chiaro andando avanti nella lettuta…

Cosa ci riserverà il futuro? Questa sì che è una domanda da un milione di euro! E’ sempre stato difficile prevedere come si svilupperà un discorso con molti anni di anticipo, basti pensare a tutti quei film degli anni ’70 e ’80 che cercavano di immaginare l’anno 2000 e che puntualmente oggi ci fanno sorridere.

Secondo me – e tengo a precisare che è una mia opinione – entro non molto tempo si invertirà la tendenza dei ragazzi a iscriversi all’università.

In quest’ultimi 10 anni c’è stata una vera e propria escalation di iscrizioni e di laureati (grazie anche ai crediti formativi regalati a destra e a manca) per inseguire il titolo di dottore.

Visto, però, che di fatto esso non sta garantendo nessun vero vantaggio nel mondo del lavoro, presto o tardi la gente se ne renderà conto e inizierà pian piano a fare marcia indietro (tranne quelli a cui, in ogni caso, interessava direttamente la laurea quinquennale).

Il problema è che gli stipendi rimarranno inchiodati alla fame per diversi decenni, se non si fanno drastici mutamenti. A questo punto due sono le cose: o si cambiano le regole universitarie, oppure si toglie la laurea triennale.

Il cambio delle regole potrebbe essere, ad esempio, di togliere il valore legale del titolo in modo tale da eliminare la rincorsa al pezzo di carta e spingere la gente a iscriversi ad un’università con una migliore didattica. In pratica si toglie l’effetto “laurificio”.

Il problema è che, così facendo, chi ha conseguito lauree in facoltà che saranno ritenute di scarso valore avrà in mano, in pratica, un semplice pezzo di carta nel vero e proprio senso della parola…

L’altra ipotesi potrebbe essere quella di eliminare le triennali e ritornare al “ciclo unico”. In pratica, chi ha la 3+2 si trova già con il vecchio titolo, ma c’è il problema di chi rimane con il solo 3 senza il 2. Che fare? Come considerarli?

Si potrebbero fare delle agevolazioni economiche (nel senso di non farli pagare), in modo tale che possano fare up-grade al +2 e togliere il problema; solo che se non ci riescono oppure non hanno né il tempo né la voglia, rimarranno con un pezzo di carta con poco/nullo valore sul mercato del lavoro.

Qualunque soluzione implicherà disaggi per qualcuno. Ma il non fare niente comporterà disagi per tutti!!! Perciò, occorre qualche governo con le palle che si assuma la rogna di fare una scelta impopolare e ponga rimedio alla demagogia di chi li ha preceduti.

Se fossi io a prendere le decisioni, opterei per un mossa graduale e congiunta. Per prima cosa, non farei più iscrivere nessuno alle triennali. Secondo, chi è ancora entro i primi 2 anni della triennale lo sposterei con obbligatorietà verso la quinquennale stile vecchio ordinamento, con l’obbligo di integrare gli esami già sostenuti per renderli come quelli del vecchio ordinamento.

Restano quindi da risolvere ancora il problema di chi sta per completare, o ha già il titolo triennale senza la specialistica. Chi sta completando lo farei completare e poi lo obbligherei, se vuole essere chiamato dottore, a continuare con la specialistica.

A chi invece ha già il titolo proporrei 3 anni per completare i 2 anni mancanti, il tutto in modo gratuito (visto che il danno l’ha creato lo stato, sarebbe quanto meno doveroso che si dia la possibilità di rimediare senza spendere altri soldi).

Chi non vuole studiare, alla scadenza dei 3 anni perderebbe il titolo di dottore e lo classificherei con il titolo di diploma equivalente, con possibilità di iscrizione diretta all’albo senza tirocinio (che dura generalmente 2 anni). A questo punto si risolverebbe il problema della laurea 3+2.

Le uniche che si potrebbero lasciare invariate potrebbero essere quelle ad esempio di lettere, matematica e biologia che pur non potendo fregiarsi del titolo di dottore gli darei il salvacondotto per insegnare alle elementari e alle superiori (d’altronde prima con il semplice diploma si poteva fare, quindi lo possono fare anche con una triennale oggi).

Un’altra cosa che farei sarebbe questa: eliminerei il valore legale del titolo di studio per tutti quelli che si iscrivono a partire dall’anno seguente e lascerei il valore legale per chi ha preso la laurea con quel sistema. Così i vecchi rimangono tutelati e i nuovi sanno a cosa attenersi. Questo permetterebbe la rincorsa all’eccellenza invece che quella al numero di iscritti.

Un altro problema che si deve assolutamente risolvere in Italia, se si vuole iniziare a produrre sul serio, è quello di avere un’offerta di formazione pari alla domanda. Come ho detto all’inizio di questo excursus sulle carriere lavorative, nel nostro paese servono in realtà pochi laureati.

Le università, quindi, dovrebbero avere una selezione d’ingresso molto severa, cioè fare in modo che i laureati siano pochi e che questi trovino sicuramente lavoro. Basta rendere il percorso difficile che, automaticamente, gli iscritti si decimeranno per strada.

Con tutti i soldi che si risparmierebbero (considera che ogni 1000 € che uno studente spende per l’istruzione universitaria, lo stato ne spende 4000 €) e avendo un minor numero di iscritti (almeno dimezzato), si potrebbe finalmente garantire a chi rimane e merita un’università totalmente gratuita oltre che laboratori e didattica di primissimo livello.

Inoltre, ritornerei ai vecchi metodi selettivi di una volta che permettevano di far diplomare solo un terzo degli iscritti. Chi non ce la fa, va a imparare un mestiere tipo il meccanico, l’idraulico, il macellaio, eccetera in scuole apposite dove si studiano solo le materie di cultura generale e il mestiere (come fanno in Francia).

Chi in futuro vuole aprire una macelleria, un’officina, eccetera deve esibire quel titolo altrimenti non può farlo…così si evita che gente che fa danni metta le mani sul motore della nostra auto! La durata potrebbe essere di 4 anni anziché 5, in modo da uscire con il titolo a 18 ani.

Eventualmente, a chi cambia idea e vuole continuare con l’università, gli farei fare 2 anni di studio integrativi per portare le proprie capacità teoriche a livello degli altri istituti.

Tu cosa ne pensi?

Patrizio Messina – Autore di “Investire, Guadagnare (…e Risparmiare!)”


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16 Commenti a “Si stava meglio quando si stava peggio? (parte settima)”

  1. Gian Piero Turletti says:

    Ma quando, realmente, i laureati stavano meglio?

    Non tanto ai tempi del vecchio ordinamento, in quanto tale, ma….
    ai tempi di qualche generazione fa, e cioè quando magari si sono laureati i nostri padri (mio padre, se fosse ancora vivo, oggi avrebbe 90 anni, tanto per intenderci).

    All'epoca essere laureato era realmente uno status symbol, basato sulla distinzione tra una classe intellettuale e….
    già, a mio avviso tutto è spiegato da quell'e…
    cioè: tuttiquelli che non si laureavano, cosa facevano?

    In realtà il nostro paese non era, all'epoca, l'Italia di oggi, fatta in parte di grandi imprese, ma sopratutto di piccole e medie imprese.
    Era un paese agricolo, e l'agricoltura costituiva un asse portante della nostra economia, poi tutto è cambiato.
    Anche con il vecchio ordinamento, non è che chissà quali possibilità avessero i vecchi laureati.
    E questo, proprio anche perchè nelle imprese la gerachia degli assetti organizzativi non richiede tanti laureati, quanto piuttosto tecnici ben preparati.

    Personalmente, sono sempre stato favorevole all'abolizione legale del titolo di studio, ma non credo che tutto si risolva con una riforma, cioè non credo che laurearsi diversamente risolva la problematica occupazionale.
    Sta, invece, proprio nella natura del lavoro svolto la differenza.
    Consiglio, quindi, la laurea solo proprio a chi ne ha bisogno, in quanto necessaria per specifiche attività, come certe libere professioni, ma diversamente, vecchio o nuovo ordinamento, consiglierei piuttosto un diploma intermedio di valore…..

    anche con il vecchio ordinamento, ad esempio, non è che essere laureati in legge aprisse chissà che prospettive……
    O diventavi un brillante avvocato, ed allora il discorso riconduce alle libere professioni, oppure, come dipendente, non è che le aziende ne assumessere chissà quanti, sopratutto quelle di piccole e medie dimensioni.
    Anche perchè non è interesse delle imprese vivere nelle beghe legali,ma andare avanti con la propria normale programmazione, e poi, se proprio nascono problemi, allora in ogni caso occorre avere un avvocato, se si deve andare in causa.
    Questo è solo un esempio, ma vale per tanti altri ambiti………….

  2. enrico says:

    Bisognerebbe che la gente capisse in fretta che al giorno d'oggi la laurea non solo non garantisce un lavoro ma addirittura è un ostacolo a trovarlo.E' quindi un problema di mentalità delle famiglie che invece insistono nel far avere il "pezzo di carta" con chissà quali aspettative per i figli. In passato la pubblica amministrazione fungeva da serbatoio per chi non riusciva a collocarsi/ricollocarsi nel privati, addirittura si erano visti pensionati di meno di 35 anni di età proprio per creare posti pubblici mentre adesso non più:infatti saranno sopressi 400.000 posti di lavoro in appena 2-3 anni con il blocco del turn over.

  3. Roberto Consalvo says:

    mi chiedo sempre per quale motivo si creano leggi sulla scuola se poi il governo successivo le modifica.

    le idee di Patrizio potrebbero essere ottime, ma come tutte le idee
    " Cartacee"
    rimarrebbero tali.

    Anche sugli infortuni sul lavoro si e' generato una miriade di nuove leggi, controlli e quant'altro, ma cio' che manca e' sempre il fulcro a cui fare affidamento.

    La differenza nella vita non la fanno i pezzi di carta bensì le persone !

    Condivido appieno il responso di GianPiero.

    Ci vogliono molti più tecnici che Laureati.

    Cosa consigliare ai propri figli per gli anni a venire?

    Ai miei consiglierò di crescere in tutti i sensi, evitando di studiare " a memoria" ma di generare quante più idee possibili.

    nei primi anni bisognerebbe fare esperienze, quate più possibili ed in settori anche diversi tra loro.

    l'Esperienza anche seppur breve nei vari settori farà la differenza.

    i titoli di studio poi, verranno da se.

    Saluti.

  4. Ciao Patrizio,
    io ho una laurea conseguita in base al vecchio ordinamento, quindi quinquennale, e sono d'accordo con te che l'introduzione delle lauree triennali sia stato un ennesimo pasticcio all'italiana e debbano essere soppresse: la maggior parte delle università italiane attualmente bada più al numero degli iscritti per ottenere i finanziamenti statali che alla qualità del servizio offerto.
    Credo anche che oggi il fatto di avere una laurea non sia più così determinante per riuscire ad ottenere un posto di lavoro nel settore per il quale hai studiato – economia, ingegneria, ecc. – anche perchè la concorrenza è tanta, i posti a disposizione da ricoprire sono pochi e di solito sono già…
    Aprirsi poi uno studio privato, una impresa, insomma creare una attività dal nulla, non è per niente semplice, almeno nel nostro paese e fino ad oggi.
    Inoltre, molte imprese cercano manodopera specializzata, come fabbri, saldatori, idraulici, e così via di cui in italia si sente la mancanza.
    Quindi sono convinto che ridare vita alle vecchie scuole di avviamento professionale sia un modo serio e intelligente innanzitutto per dare ai ragazzi la possibilità di entrare subito o quasi, alla fine del ciclo di apprendimento, nel mondo del lavoro e, in secondo luogo, dimezzerebbe il numero di studenti che si iscrivono all'università solamente per "parcheggiarsi" e lascerebbe via libera solo a quelli fortemente motivati.
    Non è una questione che "le università dovrebbero avere una selezione d’ingresso molto severa, cioè fare in modo che i laureati siano pochi e che questi trovino sicuramente lavoro. Basta rendere il percorso difficile che, automaticamente, gli iscritti si decimeranno per strada".
    Si possono trovare tante altre soluzioni ma non come quella da te proposta e men che mai si possono considerare gli studenti come causa dello spreco di soldi pubblici.
    Molte volte anzi troppe volte quando i ragazzi abbandonano gli studi sia alle medie inferiori che alle medie superiori che all'univerità ci sono una serie di concause di cui la principale è quella che riguarda insegnanti e docenti poco preparati o che non sono in grado di spiegare o che non sanno rapportarsi con gli studenti.
    Lo studio è un diritto di tutti come sancisce la nostra carta costituzionale, non dimentichiamocelo.

    • Aspetta un attimo.

      La costituzione dice che lo studio è un diritto di tutti, ma non mi risulta che vi sia scritto che sia un dovere per tutti riuscire ad ottenere il titolo e ben che meno che gli altri ti debbano pagare il lusso degli studi senza un tornaconto. Anche il lavoro è un diritto di tutti ma non vi è un obbligo per gli altri a fornirtelo ma sei tu che te lo devi cercare…

      Qualunque investimento non porti risultati economici crea deficit. Acquisteresti un bot se non ti dessero la cedola?
      Quando lo stato investe 8 mila euro annui per studente universitario dovrebbe teoricamente aspettarsi che quello studente, tramite il lavoro professionale che successivamente svolgerà, ritorni indietro i soldi che è costato farlo studiare più un enorme ricavo.

      Difatti il miglior modo per ottenere ciò è quello di limitare gli iscritti ai soli migliori. Se si fa ciò, intanto si produrranno laureati a misura di ciò che effettivamente serve e quindi tutti saranno in condizioni di rimborsare il prestito accettato tacitamente. Essendo i migliori verosimilmente questi impiegheranno tempi non bliblici a laurearsi creando costi minimi per lo stato (cioè con 40 mila euro circa hai un laureato quinquennale) mentre tutti i fuori corso fanno lievitare enormemente il costi e poi tanto restano a spasso con grande probabilità…

      A questo punto lo stato può aumentare gli investimenti universitari perché è sicuro che gli stessi andranno in porto e potrebbe aumentare gli stipendi dei dottorati, finanziare ricerche, nuovi laboratori eccetera ma non deve assolutamente aumentare gli iscritti manco se pagassero tutto di tasca perchè influisce sull'investimento in modo negativo. NOn a caso anche le università private americane hanno un test di ingresso complesso e non è perchè paghi che ti iscrivi…

      Tutti hanno diritto a giocare al super-enalotto, ma non devi perforza vincere, chi è più fortunato vince. Tutti hanno diritto di iscriversi a l'Università, ma solo chi è in grado di passare il test può poi farlo gli altri faranno altro (per il loro bene). Diritto significa che puoi tentare non che è un dovere per gli altri fartelo fare.

      Le materie difficili per limitare i laureati è una soluzione a metà perchè creano un sacco di fuori corso che costano tantissimo e che magari poi si ritirano e perdono anche tempo, meglio una selezione di ingresso…

  5. Peter says:

    Tornare alle lauree quiquennali?? Ma siete matti!
    In tutta Europa esistono le lauree triennali con la differenza, però, che all'estero sono organizzate moooolto meglio. Sono sempre stato convinto del fatto che non sono i numeri degli anni di studio a rendere una persona più preparata, ma le esperienze di vita, di lavoro, ecc.
    Concordo sulla abolizione del valore legale (credo che esista solo nel nostro paese), interessante sarebbe anche l'abolizione di albi, ordini e altre lobby del genere.

    • No no, sono serio. All'estero non è affatto come pensi tu, questa è un invenzione itallica per far accrastare la gente…

      Intanto le superiori all'estero durano 4 anni e non 5 quindi l'università e 4 anni e non 3. Inoltre quelle "triennali" che poi sono quadriennali come le vecchie lauree italiane umanistiche non solo lauree ma bechelor. In Italia invece danno il titolo di dottore, cosa che all'estero con 4 anni di studi te lo puoi solo sognare…

      I bechelor sono stati creati per creare una classe di persone con qualifiche di tecnici specializzati, cosa che il nostro paese ha invece brillantemente superato, prima di loro di una ventina d'anni con i diplomi di perito, geometra e ragioniere che all'estero non esistono. Difatti il titolo triennale in Italia è praticamente ridondante tant'è vero che negli annunci di lavoro mettono indisitintamente diploma o laurea triennale. Se non ci credi fatti un giro su infojobs ad esempio.

      Difatti la triennale serve solamente per chi dopo aver fatto il liceo vuole diventare un tecnico specializzato come i diplomati, ma perchè i diplomati allora non hanno diritto al titolo di dottore e i triennali a quasi parità di competenze invece si? Ecco il motivo per cui all'estero non danno il titolo di dottore ai bechelor.

      I triennali in Italia non servivano perchè il ruolo era egreggiamente ricoperto altrimenti per dare un senso bisognerebbe togliere metà degli indirizzi delle superiori. A questo punto ci sarebbe la domanda: perchè far studiare le persone 3 anni in più per fare ciò che facevano allo stesos modo 3 anni prima?

      Il fatto che l'europa si butta dalla scogliera non significa che tutti dobbiamo farlo. L'italia fino agli anni 90 aveva il miglior percorso formativo in qualunque settore e livello istruttivo al mondo, perché rovinarlo facendo modifiche?

      Non sarebbe stato più logico lasciare tutto com'era e magari inserire nell'ordinamento universitario un metodo di esaminazione più moderno in modo tale che vi erano meno fuori corso invece che tagliare nettamente il programma di studio? All'estero una laurea si ottiene in 6 o 7 anni, 4 del bechelor e 2 o 3 per il master degree mentre in Italia ci vogliono solo 3 anni o 5 per la magistrale (solo medicina e veterinaria 6).

      Quando facciamo i confronti con l'estero mi viene da ridere. In primo luogo all'estero quando parlano di dottori intendono quelli che hanno effettuato il dottorato di ricerca mentre noi paragoniamo i nostri triennali con i loro veri dottori. Hanno diminuito notevolmente gli anni di studio per fare in modo che artificialmente aumentasse il numero di dottori un po' come prodi che fece variare di 100 lire per marco il valore della lira per rientrare ad un marco sotto le mille lire… Quel tentativo falli in 24 ore grazie a Soros e le leuriette faranno cmq la stessa fine… Con i trucchi contabili non si va molto avanti.

      A questo punto potrei proporre di dare il titolo di dottore a chi frequenta per un solo semestre l'<Università e così magari i nostri dottori diventano il triplo e possiamo dire di essere i primi al mondo.

      Ti posso dire che io un triennale stenterei molto ad assumerlo perchè opterei o per il vero laureato o per il diplomato che nel frattempo si è fatto 3 anni di esperienza e così la pensano tutti gli imprenditori che ho avuto modo di conoscere facendo il consulente.

      All'estero meglio dell'italia c'è il fatto che gli iscritti sono pochi e quindi lo stato può sovvenzionare le Università con laboratori efficentissimi, professori di primissimo lovello internazionale e dottorati di ricerca con stipendi che non ti costringono a vivere sotto i ponti.

      • Peter says:

        Infatti mi riferivo proprio ai bechelor, che come dici tu non saranno delle lauree vere e proprie, ma sicuramente sono meglio delle nostre triennali a livello qualitativo.
        Per esempio io ho un diploma geometra, ma sto cercando di cambiare settore e non ti nascondo che non mi dispiacerebbe prendere una laurea (triennale o bechelor che sia) per poter ampliare le mie conoscenze anche perché come tu stesso hai detto più volte, in Italia è difficile cambiare settore lavorativo…

        • Allora, se cerchi un attestato che ti cambi la qualifica la triennale è quello che fa per te. Il problema delle triennali in Italia nasce per il fatto che la gente ha caricato su di essi troppe aspettativa e quindi dopo un primo periodo dove gli imprenditori assumevano pensando di avere gente laureata si è ritorvata ad avere in ogni caso la preparazione dei vecchi diplomati e quindi hanno fatto retrofront.

          • Peter says:

            In effetti è la qualità che manca alle nostre lauree triennali a differenza dei bechelor. Tempo fa c'era una proposta in parlamento per cercare di rendere il triennio più professionalizzante, in modo da renderlo più vicino al mondo delle imprese. Alla fine, come accade sempre in Italia, non se ne è fatto niente…

  6. Ciao Patrizio,
    condivido alcune cose che hai scritto sul commento che io ho fatto al tuo articolo.
    Adesso, non pensare che io voglia per forza fare la parte del "bastian contrario" ma nella risposta al mio commento hai scritto:"Tutti hanno diritto di iscriversi a l'Università, ma solo chi è in grado di passare il test può poi farlo gli altri faranno altro (per il loro bene)".
    Credi che questa sia la soluzione corretta per risolvere tale problema?
    Sai quante inefficienze ci sono nell'università italiana causate dai docenti e dai loro corsi? Sai quante inefficienze ci sono nell'università italiana causate dalla cattiva organizzazione e gestione delle singole facoltà? E poi, dove sta scritto che se uno studente va fuori corso è imputabile alla poca serietà di quest'ultimo? Come tu sai bene, la vita è varia ed eventuale e non sai mai quello che ti può riservare il domani.
    E' vero, una buona percentuale di studenti abbondona gli studi universitari: ma le cause di questo abbandono possono essere le più disparate. E' vero, una discreta percentuale di neo laureati non trova subito lavoro e, se lo trova, non è attinente al suo corso di studi. Vogliamo dare la colpa a loro o ci sono degli errori fatti a monte dai nostri cari politici a cui non è stata trovata ancora una soluzione degna di tal nome? Cosa pensare poi della cosiddetta "fuga di cervelli"? E' colpa loro o è colpa dei politici che non sanno fare il loro lavoro?
    Nel nostro bel paese migliaia di euro vengono investiti inutilmente e quindi buttati al vento, sprecati. Pensa, per esempio, alle grandi opere pubbliche iniziate e mai portate a compimento oppure portate a compimento e mai utilizzate: strade, ponti, ospedali, carceri, scuole, ecc.
    Pensa ai privilegi di cui godono i nostri politici e al loro spreco di denaro pubblico… Scusami, secondo te gli studenti fuori corso potrebbero far fallire lo stato italiano? Oppure evitando gli sprechi di denaro pubblico si potrebbe seriamente pensare di investire non solo nell'università ma anche in altri settori strategici? E' l'aridità intellettuale dei nostri policitici e le lobbies – pensa per esempio agli albi professionali – che ci stanno mandando in rovina.
    E poi, come puoi paragonare il giocare al superenalotto all'iscriversi all'università? E' vero, entrambe ti danno una speranza, ma c'è una enorme differenza: col primo butti via i soldi nella speranza di vincere, con la seconda investi i tuoi soldi per crearti un futuro migliore!

    • Credi che questa sia la soluzione corretta per risolvere tale problema?
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      si
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      Sai quante inefficienze ci sono nell'università italiana causate dai docenti e dai loro corsi? Sai quante inefficienze ci sono nell'università italiana causate dalla cattiva organizzazione e gestione delle singole facoltà?
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      ti sei mai chiesto come mai i professori ed i corsi sono inefficenti? ti sembra normale che quando ho studiato chimica all'università eravamo 160 nel corso m-z e solo 40 hanno potuto frequentare il laboratorio tramite un sorteggio e gli altri pazienza… Se il numero fosse stato limitato a 40 iscritti tutti potevano avere a disposizione un istruzione di primissimo livello mentre così per 3/4 è stata fatta un infarinatura. Siamo sempre lì, più persone più problemi organizzativi. Non credere sia solo un caso che le università private hanno il numero chiuso, sarebbe loro interesse ampliare il numero di iscritti ma guarda caso per entre in bocconi c'è un test molto complesso da superare…
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      E poi, dove sta scritto che se uno studente va fuori corso è imputabile alla poca serietà di quest'ultimo? Come tu sai bene, la vita è varia ed eventuale e non sai mai quello che ti può riservare il domani.
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      Allora, se la mettiamo così dovremmo pagare di tasca tutte le sue spese per i suoi problemi personali… Posso risponderti come mi ha risposto un mio prof delle superioria a proposito dei problemi personali: "Se tizio è malato e perde un mese di scuola non per colpa sua, viene bocciato. Non c'è scritto da nessuna parte che perché è sfigato di natura debba avere un paracadute". Se uno va oltre 2 anni fuori corso su 5 anni di università è perchè non ce la fa a tenere il passo. Se ci fosse stato un vero filtro d'ingresso non l'avrebbe passato e non avrebbe perso tutto quel tempo suo e capitali nostri.
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      Vogliamo dare la colpa a loro o ci sono degli errori fatti a monte dai nostri cari politici a cui non è stata trovata ancora una soluzione degna di tal nome? Cosa pensare poi della cosiddetta "fuga di cervelli"?
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      la fuga dei cervelli secondo te per cosa avviene? la fuga inizia quando in loco non si trova lavoro. Il lavoro in loco non si trova perchè troppi hanno la qualifica e quindi ho stanno a spasso a vita oppure devono cercare altrove. Soluzione: diminuiamo l'accesso alle qualifiche così quelli che l'hanno non sono costretti a cercar fortuna altrove. Siamo l'unico paese al mondo che investe in istruzione pur sapendo che non gli occorre e così facendo arricchiamo gli altri che si vedono arrivare i professionisti senza scucire un centesimo di investimento nel campo.
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      E' colpa loro o è colpa dei politici che non sanno fare il loro lavoro?
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      L'unica colpa, in questo settore, dei politici è aver dato libero accesso all'istruzione. Poi in secondo ordine c'è quella degli studenti che si iscrivono senza far bene i conti sulla convenienza o meno di tale passo.
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      Scusami, secondo te gli studenti fuori corso potrebbero far fallire lo stato italiano? Oppure evitando gli sprechi di denaro pubblico si potrebbe seriamente pensare di investire non solo nell'università ma anche in altri settori strategici?
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      Le opere pubbliche non compiute sono una cosa e l'investimento in istruzione è un altra cosa. In russia ed in cina sono tutti laureati in pratica perchè il governo permetteva a tutti gratuitamente di farlo… chissa perchè vengono da noi a fare le badanti o i mestieri umili per campare… Ripeto, il livello di istruzione di un paese non modifica minimamente il benessere dello stesso altrimenti l'ex blocco comunista doveva essere ricchissimo e il nord america poverissimo. La maggior parte dell'esubero intellettuale italiano va a finire a friggere patatine nei mcdonald di londra, questo lo sapevi? E noi dovremmo mantenere un sistema universitario per formare friggitori di patatine all'estero? Non credere che tutti i laureati italiani fanno successo all'estero perché nessuno parla della enormità di fallimenti…
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      E' l'aridità intellettuale dei nostri policitici e le lobbies – pensa per esempio agli albi professionali – che ci stanno mandando in rovina.
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      Su questosono daccordi in pieno. Gli albi sono solo lobby esistenti in Italia, all'estero a parte i 3 principali dei medici, avvocati e ing. edili non esistono albi.
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      E poi, come puoi paragonare il giocare al superenalotto all'iscriversi all'università? E' vero, entrambe ti danno una speranza, ma c'è una enorme differenza: col primo butti via i soldi nella speranza di vincere, con la seconda investi i tuoi soldi per crearti un futuro migliore!
      ————————————
      Sarebbe meglio dire: E' vero, entrambe ti danno una speranza, ma c'è una enorme differenza: col primo butti via i soldi nella speranza di vincere, con la seconda investi i tuoi soldi "nella speranza" di un futuro migliore!
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      Anche gli studi danno solo speranza e niente di certo specie con tutti quelli che ci sono in italia…

  7. Ti ringrazio per la risposta che hai dato al mio secondo commento al tuo articolo.
    Mi hai chiarito alcuni dubbi che avevo ma nutro ancora alcune perplessità.
    Comunque, sono contento perchè almeno su un punto siamo d'accordo.
    Complimenti e buon lavoro.
    Luciano

  8. Teresa says:

    Sono arrivata per caso a questo sito.
    Riguardo alle ipotesi su come si potrebbe cambiare l'organizzazione dei corsi di laurea leggo: · "Le uniche che si potrebbero lasciare invariate potrebbero essere quelle ad esempio di lettere, matematica ·e biologia che pur non potendo fregiarsi del titolo di dottore gli darei il salvacondotto per insegnare alle elementari e alle superiori (d’altronde prima con il semplice diploma si poteva fare, quindi lo possono fare anche con una triennale oggi)". ·E' vero che un tempo bastava il magistrale, ma la preparazione del magistrale di un tempo non è minimamente comparabile con una laurea triennale di oggi (nel senso che allora si studiava). Quanto è preparato uno studente con la laurea triennale oggi? Non lo vuole mandare a lavorare in azienda e lo vuole mandare ad insegnare? ·
    Gran parte delle cose che vanno male non vanno forse male proprio perché i problemi partono dalla radice, dalle scuole (parlo per esperienza personale e non). Io credo che proprio puntando sugli insegnanti si inizierebbero a risolvere tanti problemi – quelli veri – per gli adulti e la società del domani, ma non lo dico per retorica, sono una di quelle che ci crede davvero.

    • Io sono dell'opinione che bisognerebbe lasciare le materie come accadeva fino al 95. Per il resto, sulla carta il programma di studi è uguale a quello del passato, se mai sono i professori che negli ultimi 15 anni sono diventati sempre meno bravi… Ma sbaglio o da 15 anni a questa parte si è alzato il livello di istruzione per fare i medesimi lavori del passato? non è strano che quando si è innalzato il livello minimo istruttivo è inizato il deterioramento degli istruiti?

      Secondo me più si innalza il livello richiesto più il dipendente diventa frustrato e quindi lavora male. Chiedere una laurea magistrale per insegnare la tabellina del 3 alla prima elementare mi sembra un affronto per chi ha studiato mentre, se lo fa un diplomato, probabilmente lo fa con più impegno.

      Ricordo che quando andavo io alle elementari la maestra era percepita come una seconda mamma e il loro modo di pensare, entro certi limiti, non era dissimile da quello degli studenti (la differenza di livello culturare fra un bambio di 10 anni è una maestra con diploma non è abissale), mentre oggi ci sono gente potenzialmente in grado di insegnare all'università che si ritrovano a fare cose ovviamente per loro profondamente noiose che fanno pure male perché insoddisfatti.

      Io tutta questa corsa alla escalation dei titoli di studio la disapprovo perché serve solo ed esclusivamente a posteggiare la gente in facoltà in modo tale che i governi possano simulare una disoccupazione leggermente inferiore. Ha in pratica la stessa utilità della famigerata tassa del medico per entrare in Europa, una pura e semplice medicina placebo…

      Io sono per far fare alla gente quello che sanno fare con il titolo potenzialmente appena sufficiente a ricoprire l'incarico. Così facendo tutti sono spinti al massimo delle proprie capacità e tutti sono contenti perchè si sentono valorizzati in pieno per quel che sanno fare (e alla lunga migliorano). Se la gente e sodisfatta vive bene ed è felice, e se è felice questo si trasmette al prossimo.

      In Italia ed in Europa c'è invece la corsa al contrario, quella di far vivere la gente sempre come psicologicamente sotto-occupata che difatti sta facendo vivere la gente sempre peggio, con risultati sempre più catastrofici (non credere sia solo un caso che il PIL europeo e nazionale, i tassi di crescita eccetera siano sempre meno performanti) perchè molto semplicemente la gente si sente scalcolata.

      Per me i titoli per l'accesso all'insegnamento dovrebbero essere così distribuiti:

      elementari -> maturità classica, scientifica, magistrale (in base che cosa insegnano alle elementari ovviamente) che darebbe anche un valore a queste maturità nel nostro apese in pratica attualmente inutili.

      Medie inferiori -> laurea triennale (nella disciplina che vogliono insegnare)

      Medie superiori -> laurea magistrale per gli insegnanti e diploma o laurea triennale per i tecnici di laboratorio.

      Ognuno così è valorizzato al massimo delle proprie capacità. Se uno tecnicamente non è in grado di farlo dovrebbe, se il concorso non è supertruccato, essere tagliato fuori. In ogni caso la laurea magistrale non da garanzie che alle spalle ci sia un vero insegnamento visto che ormai c'è chi le vende.

      • Teresa says:

        Sì, credo che lei abbia toccato un nodo… Sono d'accordo sulla formazione degli insegnanti e sulla escalation dei titoli di studi.
        Credo che la sua idea del tornare a prima del 95 sia giusta come obiettivo, io l'avevo solo proiettata nel presente immediato e, considerando il punto a cui siamo, lasciare che un ragazzo vada ad insegnare appena ha finito il liceo è da suicidio!
        Però certo, con le dovute precedenti riforme sarebbe tutta un'altra cosa… Cioè fra qualche .. 15-20 anni?
        Interessantissimo forum.




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