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La nuova lotte di classe nel mondo del lavoro (parte sesta)

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lotta di classe

Oggi ti parlerò si una strana e particolare lotta di classe che interessa solo il nostro paese…

Se nel mio scorso articolo hai letto il blog degli ingegneri disoccupati che ti avevo segnalato, probabilmente ti avranno colpito le seguenti tematiche:

  • Gli ingegneri pensano di aver perso prestigio per colpa delle nuove lauree triennali;
  • Gli ingegneri non riescono più a fare carriera e spesso guadagnano anche meno dei diplomati;
  • Gli ingegneri sono a spasso…
  • Esiste una certa lotta di classe fra ingegneri e periti.

Il motivo per cui hanno perso prestigio l’ho spiegato le volte precedenti, così come il perché non riescono più a fare carriera (ricordi le famose teste di legno??? ).

Probabilmente, il fatto che gli ingegneri siano a spasso ti sembrerà una notizia a dir poco scioccante. …Ma come! In TV dicono sempre che mancano ingegneri e questi non riescono a trovare un posto?? 🙂

Benvenuto nella cruda realtà: in TV ti prendono spesso per il culo! Non è assolutamente vero che servono più ingegneri o più laureati nel nostro paese! E’ tutta una manovra per far precipitare il costo del lavoro pilotato ad hoc da Bankitalia e dalla presidenza degli industriali.

Se si laureano tante persone l’offerta dei laureati aumenta permettendo, in questo modo, di abbattere il costo degli stipendi (che se ci fai caso sono diventati ormai da fame).

Inoltre, visto che così si abbassa anche la preparazione degli studenti, le industrie hanno una bella scusa posta su un piatto d’argento per smobilitare tutto e trasferirsi nei paesi dell’est dove trovano un sacco di gente preparata a due lire.

Questa è la perentoria e cruda realtà dei fatti.

La quarta voce ha una giustificazione meno comprensibile ai più che non sono dentro questi campi. In pratica, mentre i corsi universitari di ingegneria sono standard in quasi tutto il mondo, la scuola per tecnici varia notevolmente da nazione a nazione.

La nostra nazione è l’unica che nella sua storia (fin dai tempi del fascismo) è riuscita a sfornare tecnici invidiati da tutto il mondo (e non lo dico tanto per dire!), che riescono a essere operativi già a 19 anni appena compiuti.

Se guardi a tutto il resto d’Europa, nessun ordinamento scolastico prevede l’equivalente del perito industriale, del geometra o del ragioniere, ma solo del professionale. Questo tipo di studi vengono generalmente delegati al triennio universitario.

Quindi che cosa accade? Da un lato, le aziende vogliono spostarsi all’estero per risparmiare, d’altro canto però all’estero non trovano l’equivalente dei tecnici nostrani e sono costrette o a mettere al loro posto dei laureati che non hanno manualità, oppure a sfornare prodotti mal costruiti perché lavorati da gente che non sa fare il tecnico.

Quindi si sta venendo a creare una strana situazione in cui le industrie grosse che producono cose facili da costruire spostano tutto all’estero (vedi, per esempio, il caso FIAT di Termini Imerese), mentre quelle che hanno bisogno di una manodopera totalmente tecnologica stanno spostando i vertici all’estero e solo la manovalanza di tecnici risiede in Italia (un esempio su tutti è la STMicroelectronics).

Non a caso, il nostro paese sta diventando la culla dei call center che possono essere mandati avanti da chiunque senza troppe pretese e che difficilmente possono essere spostati all’estero…

Tra l’altro, te lo dico come fatto curioso, già da un paio d’anni è in atto una specie di lotta di classe che vede “coalizzati” periti e geometri contro gli ingegneri.

In pratica, visto che il titolo italiano di geometra o perito è, di fatto, superiore a quello di un triennale estero (nella mole di studi), allora per uniformità europea i geometri e i periti vogliono la stessa denominazione europea, ovvero quella di “Ingegnere tecnico”.

Un perito in Italia studia a scuola per 36 ore settimanali, 6 giorni a settimana per 5 anni, mentre un diplomato europeo ad esempio studia 4/5 ore al giorno per 5 giorni a settimana per 4 anni (visto che le scuole medie all’estero durano quasi ovunque un anno in più).

…Cioè circa 3000 ore in più per prendere il diploma. Di cui gran parte sono ore di laboratorio. Perciò all’estero, per stare al passo, hanno inventato il bachelor tecnico che di fatto copre le 3000 ore di studio in meno che hanno fatto alle superiori.

Da questo punto di vista la richiesta di geometri e periti sarebbe più che legittima, però se passasse questa legge nel nostro paese significherebbe quasi la fine per tutti i laureati in ingegneria, in quanto spesso vengono assunti per il nome del titolo più che per la vera utilità!!!

Puoi trovare un tipico battibecco accidioso dei soli ingegneri cliccando qui. Nota come parlano sempre in modo dispregiativo dei loro “inferiori”. 😉 Nota anche che i geometri manco li considerano. Questo è un tipico esempio di lotta di classe che attualmente esiste SOLO nel nostro paese.

In realtà, quello che si intuisce da quest’ultima considerazione sulla storia degli ingegneri tecnici, è che all’estero la laurea triennale serviva per sopperire al fatto che il diploma di maturità è solo “culturale” (un po’ come il classico da noi, con la differenza che all’estero non fanno greco).

Poi, per imparare una professione, bisognava studiare per un altro triennio universitario con specializzazione tecnica, in modo da diventare come i nostri geometri, periti o ragionieri.

Si evince da ciò che da noi l’introduzione della laurea triennale è RIDONDANTE ai diplomi qualificanti, tant’è vero che si pestano i piedi a vicenda pure negli albi professionali sulle competenze che hanno gli uni rispetto agli altri.

Da noi, in parole povere, la laurea triennale NON serviva!

Patrizio MessinaAutore di “Investire, Guadagnare (…e Risparmiare!)”


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19 Commenti a “La nuova lotte di classe nel mondo del lavoro (parte sesta)”

  1. Gian Piero Turletti says:

    E' proprio vero.

    Quando le opportunità lavorative sono quelle che sono, si creano spesso questi tipi di lotta di classe tra lavoratori, invece che tra lavoratori e datori di lavoro.

    I nostri tecnici sono peraltro tra i migliori del mondo, e sicuramente invidiati all'estero, che rendono superflui certi studi universitari.
    Ancora una volta, si riconferma, quindi, la creazione di una formazione scolastica del tutto scollegata dal mondo del lavoro, come nel caso degli studi universitari triennali.
    Del resto, inutile nascondersi che l'internazionalizzazione dell'economia ha spinto molte aziende a ricercare all'estero certe risorse, anche in termini di working capital, così da determinare un'ulteriore spinta al ribasso delle retribuzioni.

    E la continua presunta (ma non effettiva) ricerca di ruoli per ingegneri non è che una tendenza per influire ancora di più sul contenimento delle retribuzioni di certe mansioni, sfruttando la dinamica della legge dell'offerta e della domanda di mercato.

  2. LUCIA says:

    E' DA UN BEL PO' DI ANNI CHE GLI INGEGNERI IN ITALIA SI ADATTANO A FARE GLI OPERAI IN FABBRICHETTE DOVE PRENDONO UN MISERO STIPENDIO DI 1.000,00 – 1.200,00 € AL MESE!!!

  3. La dura realtá che molti non vogliono accettare! Forse per miopia o per non avere il coraggio di affrontare la veritá…
    Con l’inserimento delle lauree triennali si é data l’illusione che il percorso formativo per molti giovani potesse essere piú breve rispetto ai tempi standard previsti per il conseguimento delle lauree tradizionali. Si é venduta anche la facoltá triennale come specializzazione post diploma quando nella maggior parte dei casi questa non era necessaria se non per chi aveva scelto come percorso di Scuola Superiore un Liceo Classico o Scientifico.
    Alcune professioni, precedentemente svolte sulla base di percorsi specialistici di breve durata (vedi ad esempio gli infermieri), oggi sono caratterizzate da un percorso piú lungo. Siamo sicuri peró che questi percorsi formativi “dilatati” oggi diano una miglior preparazione per il mondo del lavoro?
    Personalmente su questo aspetto sono molto scettico. Sia sulla base delle mie esperienze personali che su quelle di altri amici e conoscenti.
    In linea generale il pensiero che viene condiviso é che si sta continuamente prolungando la vita dell’individuo nella parte di “studente” e di “lavoratore”, contraendo, se non addirittura cancellando, il tratto della vita che vede l’individuo come “pensionato”. Questo, secondo voi, a favore di chi? Ma questa é un’altra storia!!!
    Tutto viene fatto senza tener conto delle reali necessitá di formazione richieste dal nuovo mondo del lavoro. Ci sono professioni che necessitano di formazione specialistica e che non trovano riscontro nei lunghi percorsi di studio attualmente disponibili: il responsabile commerciale, il web marketer, il consulente finanziario, eccetera.
    Sono moltissime le aziende che si ritrovano a dover formare da zero diplomati, “minilaureati”e laureati per svolgere professioni nuove che non vengono neanche prese in considerazione dalle attuali Scuole e Facoltá.
    E’ tutto da rivedere e riprogettare! La Scuola deve dare formazione (tecnica, umanistica, eccetera) finalizzata al mondo del lavoro. Oggi viene troppo spesso sottovalutato il fatto che il mondo del lavoro é in continua evoluzione, in perenne corsa e la risposta della Scuola, dal punto di vista formativo professionale, é decine di anni indietro.

  4. marcello says:

    Io non capisco se questo è vero com'è che dicono che all'estero (in Europa occidentale) ci sono più laureati se il titolo di studio non serve e lì le cose vanno meglio dal punto di vista della tecnologia.

    • Ma infatti non è vero quello che dicono. All'estero va peggio di qua: in germania c'è una disoccupazioni per i titolati enorme, stesso dicasi in francia.

  5. Luciano says:

    In questa sede si dichiara che un Perito o un Geometra ( Diplomato )
    corrisponde , in preparazione , a un Technician Engineer ( ora Incorporated Engineer – three-year Bachelor degree.

    Se così fosse, allora perchè gli attuali studenti Periti/Geometri si devono cuccare OBBLIGATORIAMENTE tre annmi du università ?!

    Una sorta di " Perito " britannico in verità esiste, vedi l ' HND ( Diploma Tecnico Superiore ) : due anni di studi universitari.

    Per quanto concerne le ore studiate : il fatto sussiste perchè nel Sistema italiano viene posta una maggiore enfasi nella cultura generale
    pìù che in quella squisitamente tecnica !

    Accludo una mia risposta tratta da" yahoo! Answers" al quesito che
    segue :

    Domanda aperta
    Altra domanda »
    Ingegneria all'università telematica…..ma il laboratorio come si svolge?

    * 5 ore fa
    * – 4 giorni rimanenti per rispondere.

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    Risposte (1)

    La soluzione migliore è che tu svolga già un attivita lavorativa : Geometra , Perito , Disegnatore Tecnici Progettista ( Engineering Designer ) e simili . Questo è il miglior
    laboratorio !

    Infatti nel mondo anglosassone prima di conferirti il titolo di Professional Engineer (PE, CEng
    or IEng ) devi fare un tirocinio pratico ( Practical Training and Experience ) susseguente od
    in parallelo al tirocino in parola ( Studi universitari ). Dopo di che devi sostenere una Professional Interveiw and Review -in luogo dell 'Esame di Stato, come si usa quì in Italia, ( esame puramente teorico! ).

    Da " quelle parti " prima di darti il brevetto ( titolo ) di Ingegnere , vogliono essere sicuri
    che tu abbia già acquisito un minimo di professionalità !

    • Patrizio Messina says:

      Ma infatti i 3 anni universitari, in Italia come all'estero, sono succedanei dei 2 anni di praticantato che svolgono i periti e i geometri…

      Domani se ho un po di tempo di cerco la scheda della UE sulla comparazione delle qulifiche dove il perito italiano con iscrizione al suo ordine è uguale al bachelor.

      I 3 anni universitari sono stati una proposta per far rientrare i diplomati non periti o geometri per farli diventare periti o gerometri. In pratica, ho ti fai i 5 anni di scuola come perito o geometra oppure fai il liceo e poi con 3 anni di università diventi perito… Infatti, il colleggio dei periti si chiama da qualche anno, colleggio dei periti e periti laureati…

      • Patrizio Messina says:

        Verrò sicuramente, Ho inserito sotto un approfondimento della discussione sui periti.

        • valerio says:

          Dr.Messina
          sono interessato alla scheda UE dove il titolo di perito viene equiparato al bachelor.
          Grazie
          per.ind. valerio carinci

          • Patrizio Messina says:

            Salve,

            cerchi "perito industriale" su Google, e poi entri nella pagina di wikipedia. Nella prima parte, la sezione "descrizione", in basso c'è un link con "regulated professional databse" che ti manda in una pagina tutta in inglese che parla degli ingegneri industriali (industrial engineer).

            Nella scheda parla del perito italiano dicendo che da noi equivale ad una SDE (scula superiore secondaria). Tuttavia, se vai nella scheda di traduzione in altre lingue (ci sono il francese e il tedesco) trovi come si chiama la professione nelle altre nazioni. Alla fine sai il nome del perito in 4 lingue: italiano, inglese, francese e tedesco.

            Ora, da noi è un titolo che si può prendere con 5 anni di superiori e 2 anni di praticantato più esame di stato oppure con 3 anni di università e 6 mesi di praticantato, mentre, se vedi il percorso di studi (lo puoi cercare su Google facendo una ricerca in lingua straniera) vedrai che all'estero non esiste l'opzione delle superiori ma solo quella universitaria.

            Non tradurre, come fanno in molti qua in italia quando traducono il CV in lingua inglese, "perito" con "expert" che invece è un altra cosa (nella fattispecie in Italia l'expert è quello che si e diplomato al professionale).

            • valerio says:

              La ringrazio molto…

            • valerio says:

              Dr. Messina,
              cortesemente ancora un'altra domanda.
              Spesso, sul sito delle professioni regolamentate si fa riferimento ad un tecnico UK denominato Enginnering Technician (EngTech)ed ancora più spesso lo si equipara al perito italiano.
              La mia domanda è questa: L'EngTech ha capacità di firma, ovvero può lavorare come libero professionista?
              Dal sito degli ingegneri UK, sembrerebbe di no in quanto sembrerebbe (sempre) che sia solo autorizzato ad un lavoro in team sotto la responsabilità di un ingegnere.
              Questo mi autorizza a credere che non centri assolutamente niente con il titolo di perito inscritto all'albo visto che quest'ultimo può essere anche a capo di un team tecnico.
              Le cosa ne pensa?
              Grazie

          • Patrizio Messina says:

            Allora, Per avere un idea certa delle corrette denominazioni delle varie figure professionali sarebbe oppurtuno che si recasse da un traduttore del tribunale. Le costerà qualcosa ma dovrebbe essere in grado di dirle esattamente come si traduce il titolo di perito in inglese.

            Parlo adesso per esperienza personale. Il perito industriale non abilitato (cioè quello che esce dalla scuola in Italia) è il technical engineer mentre quando si abilita diventa industrial engineer (per quello che ho avuto modo di capire). In quella scheda che le ho indicato c'è scritto che il titolo di perito con 2 anni di praticantato è indusrial engineer. Se ci fa caso un perito solo con il diploma neanche in Italia può firmare progetti ma se è abilitato può farlo.

            Ora, io non so cosa può firmare un industrial engineer in UK ma so che per la libera circolazione delle professioni, se qualcuno può firmare un determinato tipo di progetto nella propria nazione facente parte della UE dovrebbe essere autorizzato a farlo ovunque nella UE. Poi, può essere che bisogna iscriversi in un albo estero e che ci sia un esame da superare ma il titolo dovrebbe in genere bastare.

            Ad esempio lo scorso mese leggevo un sito gestito da quelli che hanno studiato al professionale che per essere abilitati come i periti (cosa che in Italia non si può fare) andavano proprio in inghilterra a fare l'esame in modo tale che prendendo l'abilitazione in UK potessero lavorare come periti abilitati anche in Italia pur non essendo periti.

            In pratica in UK si certifica la competenza professionale mentre da noi si certifica il titolo di studio.

            Un altro fatto curioso è che molti periti nostrani hanno ricoperto posti da ingegnere laureato negli USA (così come hanno fatto anche dei diplomati della corea del sud o di singapore con una legislazione molto simile alla nostra )in quanto la traduzione del CV con le competenze del nostro perito è quasi uguale a quella dei solo master degree. Consideri però che li non esistono gli albi professionali.

            Cmq, una chicherata con un traduttore ufficilae del tribunale dovrebbe bastare per avere idee più precise ed in ogni caso potrebbe informarsi con l'eventuale ordine inglese per vedere i requisiti di accesso alla professione.

      • Patrizio Messina says:

        Si conoscevo anche io questo articolo, ma come si evince dalla data è ormai vecchio.

        COn la riforma Gelmini in pratica hanno lasciato tutto com'era… Evento accaduto il 9 giugno 2010.

        In pratica il presidente del cnpi voleva che per fare il perito si doveva avere una laurea triennale perchè la mossa successiva era quella di chiedere subito dopo che tutti i periti già abilitati ereditassero direttamente la laurea (visto che i periti hanno, se accettavano la proposta, pari competenza). Gli ing.. triennali hanno capito l'arcano è si sono rifiutati, i periti già abilitati si sono incazzati e sono tutti incazzati con la gelmini…

        Secondo me dovrebbero lasciare il mondo com'è che tutto funziona bene. Il problema dei triennali è che essendo nati dopo ed avendo meno potere contrattuale sono in mezzo ad una morsa dove è difficile libersarsi. All'estero con 3 ivelli di istruzione (professionale, bechelor e laurea) sono già in confusione, da noi c'è il professionale, l'industriale, il bechelor (che dà diritto addirittura al nome di dottore), il magistrale ed il quinquennale v.o… Un bordello in pratica.

  6. Patrizio Messina says:

    Ciao, visto che sono in vacanza questa mattina ho fatto un salto al collegio dei periti di Catania (che si trova vicino a casa mia).

    Per gran botta di culo ho scoperto che uno dei consiglieri del collegio è il mio ex professore di laboratorio di sistemi. A questo punto gli ho offerto una granita al bar e con questa scusa gli ho spiegato che ho fatto un articolo su di un blog molto frequentato e non volevo che magari avessi detto cose ormai superate da nuove leggi.

    Lui molto contento dell'iniziativa mi ha aggiornato su tutto e riporto qui nel caso ci fossero ragazzi interessati all'argomento.

    Per diventare perito non abilitato basta fare l'ITIS. Se non sei abilitato puoi lavorare solamente in un team dove vi è un perito o un ingegnere abilitato che mette firma e si prende la responsabilità del tuo operato. Se vuoi essere abilitato e avere quindi potere di firma in un progetto con tanto di timbro a disposizione occorre seguire la prassi di iscrizione al collegio.

    Per iscriversi al collegio ci sono 3 strade possibili:
    1) Ti diplomi all'ITIS in un qualunque indirizzo; cerchi un professionista abilitato dove fare il praticantato di 2 anni ed infine vai al esame. Se lo superi sei un perito abilitato. Cose importanti da sapere: il praticantato può essere svolto o da un perito con medesima specialistica iscritto al collegio da almeno 5 anni oppure da un ing. Triennale o quinquennale iscritto al suo ordine da almeno 5 anni, oppure ancora da un ingegnere vecchio ordinamento anche se non è del medesimo settore purché sia in ogni caso di un settore ritenuto sufficientemente affine.
    Quindi per fare un esempio pratico: un perito informatico deve effettuare i due anni di praticantato o da un altro perito informatico che sia iscritto al collegio da almeno 5 anni, o da un ingegnere triennale in informatica iscritto da 5 anni all'ordine degli ingegneri, oppure da un quinquennale nuovo ordinamento, sempre iscritto da 5 anni all'ordine ove vi sia una specialistica informatica. Ultimo caso possibile può fare il praticantato da un ingegnere vecchio ordinamento, anche se non è laureato in informatica purché sia di discipline considerati sufficientemente affini (mi ha fatto l'esempio del ing. Elettronico, automazione industriale o elettrica ad indirizzo industriale)
    2) Ti diplomi all'ITIS in un qualunque indirizzo; frequenti per 2 anni il corso IFTS (Istruzione e formazione tecnica superiore) con un indirizzo uguale a quello in cui di sei diplomato e poi devi superare l'esame. Questa strada permette di non fare il praticantato.
    Quindi per tornare all'esempio di prima, un perito informatico dovrebbe accedete al IFTS con un indirizzo informatico.
    3) A prescindere dal tipo di diploma conseguito, poi accedere al collegio dei periti tramite la laurea triennale e 6 mesi di tirocinio. Successivamente ti presenti all'esame di perito e appena lo superi diventi perito nella medesima disciplina in cui ti sei laureato.

    Questo per quanto riguarda come si diventa periti. Poi ho chiesto se per caso per chi si diploma adesso o in futuro se sarà obbligatoria la triennale. Mi ha detto questo: praticamente nel 2006 vi è stata un proposta di legge, durante il governo prodi, di eliminare (su suggerimento non tanto occulto del presidente dell'ordine sezione B per l'ingegneria), gli ITIS, il corso per geometra ed il ragioniere e delegare come avviene in Francia questi mestieri ai baccalaureati. La proposta ha sollevato un grosso polverone perché periti e geometri presenti in una convention a Roma per discutere di questa tematica hanno fatto una contro proposta. La contro proposta prevedeva che loro avrebbero dato lo sta bene se e solo se venivano riconosciuti (in base all'indirizzo del perito) dai 120 ai 150 crediti universitari con la media voti ereditata dalle superiori. In pratica, un perito informatico diplomato ad esempio con 48/60 si sarebbe ritrovato con 150 su 180 crediti superati con la media del 24 e quindi studiando le ultime 4 o 5 materie si sarebbe ritrovato con la laurea a mano. Altri indirizzi come il perito edile (con un corso meno affine rispetto all'ing. Edile) avrebbe avito un abbuono di 120 crediti.

    Ora che cosa è successo: I ragionieri hanno ottenuto il condono già nel 2004 ed infatti tutti i ragionieri iscritti all'ordine da almeno 10 anni hanno ricevuto a tavolino al laurea in economia triennale senza superare nemmeno un credito ne fare la tesi mentre i periti non l'hanno ottenuto. Successivamente nel 2008 hanno bloccato anche la conversione per i ragionieri. Gli ingegneri volevano solamente che tutte le competenze passassero di mano dai periti e dai geometri a loro e che si sciogliessero i collegi.

    Alla fine non se ne è fatto niente perché gli albi e gli ordini sono regolamentate da leggi costituzionali e quindi bisogna mettere mano alla costituzione per cambiarne i requisiti di accesso, salvo che non sia lo stesso ordine a volersi annullare. Di fatti tutto è rimasto com'è e le 3 strade percorribili per diventare perito sono quelle indicaste sopra. La situazione è simile anche per i geometri. In pratica gli ingegneri volevano mettere le mani sopra la possibilità che i periti hanno di fare le perizie per il tribunale che invece gli ing. Triennali non hanno, e questa è una cosa dove girano parecchi soldi. Ovviamente non potevano accettare neanche di veder laureati i periti perché il vantaggio di scippare le perizie sarebbe stato annullato dal fatto che si sarebbero riversati un milione di nuovi ingegneri che di fatti gli avrebbero fatto una concorrenza incredibile…

    Poi gli ho chiesto quali sono le differenze fra ing. E perito.
    In pratica in Italia per via della frammentazione universitaria si sono creati tante sfaccettature dello stesso ruolo.
    L'ing. Vecchio ordinamento può firmare progetti di qualunque tipo anche se non del suo campo specifico. IN pratica un ing. Informatico se vuole può mettere firma ad esempio sul progetto di un ponte anche se non sa nulla di costruzioni e cemento armato. MI ha detto che è una cosa che non ha senso ma intanto è così per la legge italiana.

    L'ing quinquennale nuovo ordinamento può firmare qualunque progetto di qualunque dimensione purché sia del suo campo specifico. Quindi un ing. Elettronico può firmare solamente un progetto di elettronica (cosa che ovviamente ha più senso).

    L'ing. Triennale si può iscrivere o nella sezione B degli ingegneri oppure nel collegio dei periti. Se si iscrive nella sezione B degli ingegneri può firmare progetti del suo campo con delle limitazioni nella grandezza degli stessi (ad esempio un edile ha un volume massimo di costruzione) e può effettuare calcolo infinitesimale. Se l'ing. Triennale si iscrive al collegio dei periti non può usare il calcolo infinitesimale ma non ha limiti nella dimensione dei progetti purché essi siano formati da tecnologie già sviluppate. Un altra differenza fra il perito e l'ing. Sez. B è la possibilità o meno di essere responsabile di un team. L'ing sezione B può lavorare da solo e firmare i suoi progetti (nei limiti a lui imposti) e può lavorare in un team dove lui non può essere il responsabile. L'ing. Iscritto al collegio dei periti invece pur non potendo progettare con il calcolo infinitesimale può essere di fatti il responsabile di un team di altri ing. o periti. Quindi il perito essendo capotecnico può essere il responsabile di un team, l'ingegnere sezione B no! Un ultima cosa da sapere è che l'ing. Triennale che si iscrive al collegio perde la possibilità di farsi chiamare ingegnere ma potrà farsi chiamare solo dottore.

    Per il perito industriale valgono le considerazioni viste sopra.

    Infine c'è il professionale che non ha collegi che lo rappresentano e quindi non può mettere firme su impianti ma può tuttavia prendere delle singole certificazioni.

    Per quanto riguarda il discorso estero.

    Quella scuola indicata da te è il corrispondente dell'IPSIA in Italia; in pratica è il professionale. Con quel diploma in Inghilterra si può accedere ad un collegio tipo quello dei periti in Italia ma in Italia non è valido in quanto equiparato a diploma professionale. Tuttavia, se si iscrive al collegio in Inghilterra può firmare progetti in tutta Europa compreso Italia e lo stesso dicasi per un ragazzo diplomato al IPSIA che va a iscriversi al collegio in Inghilterra.

    Spero di non aver tralasciato nulla.

  7. Luciano says:

    Eccoti il link dell ' Homepage del Sito ed alcuni files chiarificatori :

    http://www.abei.org

    http://abei.net46.net/phpBB3/viewtopic.php?f=3&t=761

    http://www.abei.org/upload/pr/professioniinukunivinsubria.pdf

    Spesso mi ritorna in mente quanto soleva dire il mio carissimo amic0

    ingegner J. Morgan " Caro Luciano, non c'è alcun dubbio ! I peggiori
    nemici degli ingegneri sono gli INGEGNERI stessi !! "

    Cerca di entrare in contatto con Saverio ( Presidente ABEI ) : sono sicuro che diverrete ottimi amici ( e collaboratori ! ).
    Siete due persone molto ben preparate e competenti !

    Auguri !

    Luciano

    • Patrizio Messina says:

      Ti dirò, sono d'accordo per togliere il valore legale della laurea ma non per quello del diploma..

      Se fossi ministro farei questa proposta per le superiori:
      Trasformerei il diploma in modo da renderlo più simile a come sono le attuali università. Dividerei gli ipotetici 5 anni in 10 quadrimestri chiamati moduli. Ogni corso deve durare un modulo per ogni livello e deve essere assegnato un numero di crediti congruo alla difficoltà del corso. Per diplomarti devi ottenere un numero di crediti sufficienti pari ad esempio a 500.

      Uno studente che si iscrive alle superiori dovrebbe avere facoltà di scegliere le singole materie che vuole studiare ed non un indirizzo dove vi sono delle materie a chiusura stagna. Fermo restando le materie di grammatica, letteratura, storia, matematica, inglese ed educazione fisica obbligatoria per tutti, le altre dovrebbero essere a scelta totale.

      Ad esempio io mi sono diplomato come perito informatico ma molte materie a me non interessavano minimamente. Perché devo studiare delle materie che non mi interessano? Ad esempio, nel biennio iniziale ho fatto 1 anno di chimica che ad un informatico (specie diplomato) non può fregar di meno. 2 anni di reparti di lavorazione, 2 anni di disegno tecnico industriale, 1 anno di biologia e 1 di geologia ed astronomia nonché religione. Io ad esempio queste materie le avrei saltate volentieri ma avrei messo a loro posto altre materie come musica, disegno artistico, lingua francese, economia aziendale e filosofia. I crediti sarebbero gli stessi ma almeno studio cose che voglio imparare non che mi impongono gli altri. Facendo così si migliorerebbe nettamente il rendimento degli studenti (che studierebbero cose per cui sono più appassionai o portati), e si creerebbero curriculum differenti anziché essere tutti identici. Tu immagina che cosa significa essere ad esempio un informatico con skills musicali e di disegno artistico.'… significherebbe probabilmente essere un perito specializzato in multimedialità, mentre un altro con uguale titolo potrebbe essere specializzato in traduttori (mettiamo caso abbia studiato 4 lingue…).

      Ovviamente i moduli dovrebbero essere numerati da 1 a salire. Appena passi modulo 1 di matematica puoi iniziare a fare il modulo 2, se vuoi fare modulo 3 di elettronica devi passare prima il modulo 2 e così via. Per essere maturo devi aver ad esempio superato il modulo 4 di grammatica, modulo 8 di letteratura, 8 di storia e così via ed un totale di almeno 500 crediti. Sta poi a te personalizzarti il percorso come meglio credi. Se alla fine hai superato particolari moduli fino ad un certo livello puoi chiedere le abilitazioni da perito, da geometra e così via. Ad esempio, per essere perito informatico devi avere superato i moduli che so: informatica 8, elettronica 6 sistemi 6, statistica 4 e così via. Se ci rientri puoi richiedere il diploma di perito informatico altrimenti solo quello di maturità. Così molta gente che va al classico potrebbe anche inserire delle materie per diventare contemporaneamente, oltre che colto in materie umanistiche anche essere ragioniere…

      Seconda cosa importante è che l'esaminazione non deve più dipendere dal professore. Il suo compito dovrebbe limitarsi a spiegare il corso e non a mettere il voto. Alla fine di ogni modulo dovrebbe esserci un esame nazionale standardizzato nei punteggi tipo test a risposta multipla davanti un PC registrato da telecamere oppure esame sempre davanti un pc con un prof a caso della nazione eccetera) in modo che non ci siano discrepanze fra i voti di una scuola rispetto ad un altra a parità di preparazione…

      All'uscita da scuola poi, in base ai moduli superati dovrebbero esserci degli sconti sui crediti universitari. Ad esempio un perito informatico potrebbe avere degli sconti nella facoltà di ing. Informatica mentre uno che ha fatto ragioneria in quella di economia eccetera.




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