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Crisi Macroeconomica: perché ci riguarda TUTTI?

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Oggi voglio parlarti della crisi irlandese ma, siccome essa non è poi così diversa rispetto alle crisi passate (…e a quelle che probabilmente arriveranno in futuro), ho pensato di scrivere un articolo generale sulla crisi macroeconomica dove poi andrò sullo specifico della crisi iralndese.

Sembrava andare tutto per il meglio, ma eccoci di nuovo a fronteggiare la realtà dei fatti: la crisi non è ancora finita!!! O forse è meglio dire che essa non è finita da dal punto di vista macroeconomico

Se facciamo una considerazione strettamente finanziaria la crisi è ufficialmente terminata nel Novembre 2009. Tuttavia, in realtà, la crisi macroeconomica è ancora nel pieno del suo fervore…

Forse ti starai chiedendo qual è la differenza e come si fa a calcolare quando una crisi è finita o meno. La domanda è legittima e cercherò di spiegartelo in modo semplice. La crisi finanziaria rispecchia l’andamento delle quotazioni azionarie mondiali.

L’indice che meglio rappresenta queste quotazioni è MSCI WORLD che considera le 1500 aziende più capitalizzate nel mondo, tuttavia un buon sostituto facile da trovare anche in rete è il DOW JONES Industrial Average che rappresenta le 30 aziende più capitalizzate in USA.

Bene, se a questi indici si applica una media mobile (indicatore tecnico) di lungo periodo (almeno 300 giorni) in alcuni punti del tracciato grafico avvengono delle intersecazioni: in base a come si incrociano la media mobile e il grafico si stabilisce se sta iniziando un periodo ribassista o rialzista.

Siccome con la media mobile a lungo periodo si evidenziano i cicli economici a 5 anni, si ha che col suddetto indicatore si calcolano inizio e fine delle crisi economiche. Nel settembre 2009 è avvenuto l’incroco e quindi la crisi finanziaria dovrebbe, ormai, essere alle spalle da oltre un anno come si può verificare da questo grafico:

Tuttavia, come ho detto prima, siamo nel pieno della crisi macroeconomica! Infatti, questa non si basa sull’andamento finanziario dell’economia, ma è più uno studio di analisi fondamentale che tiene conto della politica e delle possibili reazioni dei mercati alle influenze che essa può provocare.

Dal punto di vista politico, la base della crisi deriva dalle politiche sociali avviate, per lo più, negli anni ’90. Già nella mia recensione del film “Wall Street 2” avevo accennato alle politiche sociali degli USA del presidente Clinton negli anni ’90, che poi hanno creato il fenomeno a catena dei tassi d’interesse che sono via via saliti, del prezzo degli immobili che si sono gonfiati fino al momento dello scoppio della bolla, della mossa delle banche di spalmare il debito con i mutui subprime e infine dello scatenarsi della crisi vera e propria.

Tutto ciò ha creato, oltre al crollo delle borse, il crac dell’Islanda che era la nazione più esposta tramite i titoli tossici che venivano utilizzati, oltre che per prodotti di “risparmio” destinati alle famiglie, anche come investimento bancario su cui erano costruiti diversi conti di deposito bancari.

…Siccome questi conti correnti sono stati stipulati soprattutto a inglesi e olandesi, gli scandinavi hanno, quindi, creato un grosso danno in Gran Bretagna e Olanda.

In particolar modo, la Gran Bretagna si è ritrovato con migliaia di comuni e 8 municipalità di Londra con i conti correnti prosciugati (oltre che a 500 mila correntisti) che hanno creato una crisi interna molto dura la quale si è riflessa nella produzione e nel turismo di espatrio (cioè di gente che è andata in vacanza), eccetera.

Siccome sono proprio le persone del nord Europa che abitualmente girano per il mondo, questo ha fatto mancare parecchi introiti alle nazioni che basano il proprio PIL in buona parte dal giro d’affari creato dal turismo. Non a caso la nazione che per prima è saltata, dopo l’Islanda, è stata proprio la Grecia.

L’Irlanda è stata colpita da tutti i fenomeni contemporaneamente:

  • Aveva basato la sua crescita sugli immobili, ma questi hanno subito una grossa flessione nella domanda che li ha fatti crollare di valore, trascinando la gente in un turbine di debiti.
  • Poi hanno subito la flessione turistica e come se non bastasse hanno cambiato la politica delle tassazione che prima era particolarmente bassa (e ha permesso di attrarre molte multinazionali), mentre ora è stata allineata al resto d’Europa e le aziende stanno chiudendo i battenti…

L’Irlanda non è ancora saltata perché ci stiamo mettendo una pezza con 90 miliardi di euro, ma è ovvio che non possiamo coprire i debiti di tutti in quanto c’è un problema endemico che ci sta trascinando a fondo: una crisi macroeconomica è molto difficile da gestire!

Infatti quest’ultima è quella che modifica la disoccupazione, la pressione fiscale, l’inflazione, le esportazioni, la produzione industriale, il tasso di crescita nazionale, eccetera.

Un altro dei motivi per cui si sono scombussolati tutti i parametri che prima stavano in equilibrio è stata l’introduzione dell’euro. Il motivo è che le nazioni facenti parte dell’euro non sono tutte dello stesso tipo, cioè tutte con lo stesso tipo di produzione e ricchezza, poiché siamo un minestrone di nazioni tutte differenti che si sono ritrovate a perdere il potere sull’emissione della valuta.

Mentre prima in Grecia o in Irlanda avrebbero semplicemente svalutato la loro moneta tramite un’emissione di nuove banconote per migliorare le esportazioni e di conseguenza diminuire il tasso di disoccupazione, oggi invece si ritrovano a sottostare a decisioni prese da economie molto più potenti e influenti delle loro che hanno interessi totalmente differenti.

Tornerò in futuro con un articolo proprio sull’euro ma voglio anticipare subito che un altro problema che ha creato l’euro è la perdita, da parte della gente, del senso della misura quando si effettuano le spese, e questo è stato causato soprattutto dal fatto che le monete da un euro e due euro non vengono reputate di valore perché metalliche.

In ogni caso, anche se in passato non l’ho fatto, oggi ti voglio fornire una lista delle nazioni a forte rischio di crac finanziario (quasi tutte per lo stesso motivo), in modo tale che potrai, eventualmente, prendere decisioni finanziare più sicure.

In passato non l’ho fatto perché – lo ammetto! – non volevo tirarmi antipatie, ma siccome ormai anche Standard and Poor’s le sta via via declassando tanto vale dirlo in modo chiaro anziché girarci attorno…

Le nazioni che andranno in crisi man mano che passa il tempo saranno nell’ordine (a meno che non si prendano decisioni economiche che fronteggino efficacemente la situazione): Portogallo, Spagna, Belgio, Austria, Francia.

Nella speranza che nessuna della nazioni a rischio tracolli, trascinando con sé i soldi di tutta la comunità, voglio lasciarti con una riflessione derivante dall’analisi delle politiche nazionali degli stati coinvolti in possibili crac futuri: “Non è che dopo il fallimento del comunismo stiamo adesso vivendo l’agonia del socialismo?”

Patrizio Messina Autore di “Investire, Guadagnare (…e Risparmiare!)”


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70 Commenti a “Crisi Macroeconomica: perché ci riguarda TUTTI?”

  1. Umberto says:

    Ciao Patrizio, sono un nuovo visitatore del tuo blog e mi ha impressionato questo post, è scritto benissimo ed è ricco d'informazioni interessanti.
    Confesso di essere abbastanza ignorante in materia di Macroeconomia, però volevo farti una domanda, che poi è anche una mia considerazione personale.
    Secondo te, riguarda davvero tutti? Oppure riguarda soltanto le persone che lavorano e sono dentro questo settore ogni giorno?
    Sicuramente la mia è una domanda banale, però ho letto da qualche parte (e lo condivido pienamente) che una cosa è la Macroeconomia e un'altra è l' economia di ogni singolo individuo.
    Mi spiego meglio; personalmente nutro poco interesse verso tutti i dati più o meno tecnici che arrivano dai vari mercati azionari ecc, ho decisamente più a cuore i numeri che riguardano la mia situazione economica.
    In sostanza credo che parlare di crisi in generale sia più che altro deleterio in quanto è per l'appunto generale, non intacca il mio patrimonio personale, se io sono bravo a gestirlo ovviamente.
    Capisci cosa voglio dire Patrizio? Ritieni che tutti dovremmo interessarci a questi argomenti e magari anche fare qualcosa?
    Grazie

    • Ciao, mi fa piacere che l'articolo ti sia piaciuto.

      Vengo alla tua domanda: purtroppo i dati macroeconomici toccano tutte le persone, anche quelle che apparentemente non hanno a che fare con l'economia. E' vero che un addetto del settore tipo gli investitori subiscono di più gli effetti, ma e anche vero che i suddetti sanno come affrontarle e specularci sopra.

      La gente comune è invece colpita in modo più pesante anche se di riflesso. Se un risparmiatore vuole acquistare dei bot questi hanno i tassi che subiscono modifiche, così come il rischio di insolvenza dell'emittente. Magari cerca lavoro e non lo trova oppure rischia di andare in cassa integrazione o di essere licenziato.

      Vuoi comprare il pane ma ti accorgi che il prezzo è aumentato, la benzina è più cara eccetera. Quindi alla fine le crisi macroeconomiche colpiscono tutti ed in particolar modo chi pensa di essere fuori dal gioco.

      Interessarsi all'argomento è comunque importante almeno per capire cosa potrebbe accadere e non farsi prendere di sorpresa. Se sai che potresti avere un problema a lavoro molti mesi prima che ciò accade sicuramente non avvii i lavori di ristrutturazione casa… Ad esempio, 3 anni fa sconsigliavo a tutti di comprare casa perchè, essendo prevista un crisi era logico che i prezzi degli immobili avrebbero potuto avere una flessione (io pensavo del 15/20% ma è stata poi addirittura del 35%). Se non mi fossi interessato di politiche economiche e di analisi macroeconomiche internazionali una previsione del genere probabilmente non sarei stato in grado di farla, e ti ripeto, l'acquisto di una cosa con mututo in genere non la fanno gli esperti del settore ma quelli che appunto non fanno parte del giro.

  2. Proprio vero.
    La crisi, di natura macroeconomica o finanziaria, ci riguarda tutti, ed in tal senso, ho anche provato ad anticipare una risposta ad Umberto.
    Perchè?

    Certo, non tutti, magari, hanno una passione per l'analisi tecnica e fondamentale, piuttosto che per i fenomeni macro e microeconomici, ma sicuramente, come vale per altri ambiti e realtà, ad esempio la politica, così anche in ambito economico, in effetti tutti siamo soggetti, nel bene e nel male, a certe situazioni.
    I meccanismi economici sono, infatti, per loro natura spesso totalizzanti, e vediamo qualche esempio.

    Se i titoli del debito pubblico di un paese vanno in default, intanto chi ci rimette è l'investitore che aveva riposto la propria fiducia nella capacità dello stato di pagare il capitale e gli interessi, ma l'investitore non è necessariamente solo il grande capitalista, ma anche il piccolo risparmiatore.
    Tutti soggetti che, se privati dei soldi investiti, si troverebbero a mal partito, come si usa dire, e che, quindi, avrebbero difficoltà ad immetterne altri nel sistema, tramite acquisti di beni o servizi o investendo.
    E quando, nel sistema, i soldi non girano più, ecco che il cane si morde la coda.
    Cala la domanda di beni e servizi, lo stato incassa meno soldi dall'imposizione fiscale, ed ha anche meno soldi da restituire agli investitori, o da destinare ad investimenti, che potrebbero incentivare l’economia.
    In fondo, su questo meccanismo si basa molto del funzionamento degli stati moderni, ed un ruolo importante ricopre, in tutto questo, la fiducia, ma se la fiducia viene meno…..

    Del resto, anche le imprese si troverebbero decisamente a mal partito.
    Se guardiamo la situazione di bilancio dei principali gruppi industriali del nostro paese, non possiamo non rilevare come, per ottenere la liquidità, i soldi necessari al proprio finanziamento, le aziende utilizzino sopratutto l'indebitamento tramite emissione di titoli obbligazionari, ma se va in default il debito pubblico, ben difficilmente le imprese riusciranno ad ottenere la fiducia necessaria per emettere nuovi titoli e così esse pure risentiranno di questo fenomeno.

    Ma la crisi è finita?
    Secondo una ricorrente statistica, i movimenti di borsa tendono ad essere anticipatori dei movimenti macroeconomici, e sembrerebbe che alcuni principali indici azionari occidentali siano inseriti in un trend rialzista di lungo, fermo rimanendo che i segnali dell'analisi tecnica, sia quelli grafici, sia quelli cosiddetti algoritmici, come sono le medie mobili, non sono una sfera di cristallo, e per questo si generano i cosiddetti falsi segnali.
    Personalmente, ritengo che sul fronte occidentale, un indice particolarmente debole sia proprio quello italiano, e secondo una certa interpretazione puramente tecnica si potrebbe dire che ci si poteva aspettare uno stop al rialzo iniziato la scorsa primavera, anche per la presenza di cosiddette resistenze di lungo termine, ad esempio ottenute congiungendo alcuni massimi rilevanti, come quelli di marzo e novembre 2000, che hanno intersecato il recente massimo.
    Tuttavia, come sappiamo, è forte la correlazione del Dow Jones rispetto agli indici occidentali, e presumibilmente il rialzo in corso è ben lungi dall'essere esaurito.
    Una visione complessiva delle borse occidentali probabilmente inserite in un trend rialzista di lungo termine, mi convince, sopratutto considerando la permanenza di diversi indici sopra la media mobile a 300 (giorni o settimane, secondo i casi, talvolta anche mesi, per indici con lo storico dati molto lungo) che il ribasso di lungo dovrebbe essere terminato, anche perchè è significativo che l'incrocio al rialzo tra indice e media a 300 sia avvenuto quando la media a 100 già era sotto quella a 300, a denotare una sorta di ipervenduto algoritmico di lungo termine, ma l'economia?

    In effetti, alcuni economisti avevano ipotizzato la forma a W, ad indicare una sorta di possibile nuova ricaduta economica.
    Sicuramente si salva chi ha fatto una certa politica economica e di bilancio, come l'Italia, e bene ha fatto Tremonti a privilegiare una politica di responsabilità.
    Purtroppo altri soggetti, invece, capendo poco o nulla di economia ed ancor meno di politica economica, lanciano spesso rinnovate ipotesi in campo economico, ad esempio nella politica fiscale, poco capendo delle conseguenze che ne deriverebbero, e questo ancora una volta dimostra che politica e situazione macroeconomica riguardano tutti.
    Eccone una su tutte, come avevo indicato in un precedente articolo:
    la ventilata ipotesi, ripresa a fasi alterne da taluni politici, di innalzare la tassazione sulle rendite finanziarie, cioè l’imposta, attualmente al 12,5%, che riguarda dividendi, cedole obbligazionarie e quant’altro.

    Perché sarebbe controproducente?

    Intanto, perché molti, in Italia, sono piccoli investitori, che grazie all’arrotondamento dei loro redditi, tramite cedole obbligazionarie o introiti da titoli come i bot, riescono a vivere o sopravvivere.
    Questi soldi contribuiscono poi a far girare l’economia, ed a cosa servirebbe un incremento della tassazione?
    In pratica, dovrebbe incrementare i soldi che finiscono nelle casse dello stato, ma sarebbe davvero così?
    A ben vedere no, e proprio per un discorso di fiducia.
    Se, infatti, lo stato fa pagare più tasse sulle rendite, in pratica si riduce il rendimento netto dei titoli di stato, ma un investitore potrebbe decidere, a fronte del rischio rappresentato dal possibile default del debito pubblico italiano, di investire non più in Italia, ma all’estero, e cioè di investire in qualcosa che renda come i titoli italiani, se le cedole di questi sono più tassate, ma che sia considerato più sicuro.
    Aumentare la tassa sulle rendite significa, infatti, diminuire il rendimento netto che va all’investitore.
    In pratica, si rischierebbe proprio di non riuscire a collocare quella massa di titoli, per un fenomeno di mancata fiducia.
    Lo stato, quindi, per rendere nuovamente appetibili i propri titoli, dovrebbe aumentare il rendimento lordo, e praticamente quel che è entrato dalla porta, in termini di maggior imposizione fiscale sulle rendite, rischierebbe di uscire dalla finestra.
    Le imprese, poi, si troverebbero ancor peggio, in quanto dovrebbero, per finanziarsi, emettere titoli con rendimento aumentato, per renderli competitivi rispetto ai titoli di stato, il che richiederebbe cedole più elevate, cioè maggiori oneri finanziari, ma tale aggravio di costi, potrebbe tradursi in una sorta di ulteriore elemento di crisi per imprese che già la crisi la stanno vivendo.
    E questo si ripercuoterebbe su tutti i lavoratori di quell’impresa.

    Per non parlare, poi, di una variante all’ipotesi base, cioè l’ipotesi di aumentare l’aliquota sulle rendite, ma stabilendo aliquote differenziate, in base alla ricchezza, anche per distinguere tra grandi investitori e piccoli investitori.
    Peccato che i titoli obbligazionari, titoli di stato o corporate, cioè di società private, siano al portatore, ossia attualmente non nominativi, ed imporre aliquote differenziate richiederebbe, invece, di renderli nominativi, il che indurrebbe un’ulteriore crisi di sfiducia ed allontanerebbe ancora di più gli investitori, di cui invece l’Italia ha molto bisogno.

    Come si vede, dal punto di vista macroeconomico, finanziario e politico, non c’è praticamente nulla che non impatti anche sulla realtà dei singoli, anche se magari i singoli non se ne accorgono.

    Tra le varie ideologie politiche, come indica poi l’articolo, indubbiamente il socialismo è riconducibile, per una parte significativa delle sue posizioni, a quelle concezioni che erroneamente ritengono che le risorse finanziarie siano praticamente infinite.

    Grecia e dintorni docent.

  3. GRANDE PATRIZIO!

    Non trovo veramente le parole per ringraziarti per l'articolo: finalmente qualcuno che chiama pane il pane e vino il vino.

    Complimenti e grazie!

  4. enrico says:

    Bravo, Patrizio
    Complimenti per l'analisi reale. Sì, direi proprio che volenti o nolenti la crisi macroeconomica ci riguarda tutti anche se in maniera differente. Lo Stato infatti tiene alta la tassazione per compensare i mancati introiti dovuti alla recessione però chi può evadere (mi raccomando, nessuno si offenda!Il 90% e passa delle società di capitali in Italia NON fa utili.Lavorano forse per la gloria??) lo fa sempre più. Purtroppo in Italia l'emissione di fatture/scontrini non è un atto dovuto senza che si debba chiederne l'emissione con insistenza ma incontra ancora parecchia resistenza, un retaggio culturale duro a morire. Chi invece non ha la possibilità di evadere viene mazziato dallo Stato con appunto l'aumento delle tasse. Tra l'altro lo Stato ha ridotto e ridurrà di parecchio i dipendenti pubblici (centinaia di migliaia in meno) che già sono la metà di paesi simili a noi tipo Francia,Germania,Inghilterra ma nonostante questi ingenti risparmi il debito pubblico aumenta. C'è quindi qualcosa che non quadra…………

    • Hai sicuramente ragione ma ti devo riprendere su l'ultimo punto.

      L'italia è la nazione con più dipendenti pubblici procapite. La Francia ne ha un milione in meno e sono anche più numerosi di noi. La Germania ha circa il nostro stesso numero di dipendenti ma una popolazione di 86 milioni di abitanti eccetera. Infatti la BCE ha quasi ordinato di scendere di circa un milione di dipendenti in 20 anni e 500.000 in 10 anni perchè non si capisce tra l'altro come mai con tutti questi dipendenti abbiamo anche la burocrazia più lenta d'europa.

      Purtoppo abbiamo formato un enorme debito pubblico con gli stipendi dati alla gente per clientelismo politico (vedesi il fatto che il 90% dei dipendenti alitalia sono del lazio pur avendo una copertura nazionale del servizio ad esempio) oppure che abbiamo uno degli eserciti più grossi d'europa (soprattutto se consideriamo il fatto che l'Italia non dovrebbe poi fare guerre da sola ma solo con degli alleati) e per ultimo l'esistenza delle province (che all'estero non esistono) che hanno bisogno di tutta una serie di gerarchie le quali se fossero inglobati nella regione verrebbero a mancare.

      Potrei continuare così per qualche ora…

  5. enrico says:

    grazie, Patrizio
    allora io avevo numeri diversi.Infatti l'Italia conta circa 3,6 milioni di dipendenti pubblici contro i 5,5 circa di francia ed Inghilterra che hanno una popolazione di 65 milioni di abitanti. La popolazione italiana ha raggiunto i 60 milioni con l'arrivo di parecchi stranieri, dato che il saldo nascite-morti italiano è negativo dal 1993.
    Aggiungo anche che i nostri dipendenti pubblici sono mal distribuiti:perchè la regione Sicilia ne ha 13000 quando dovrebbe averne 2-3000? E tra l'altro remunerati 2-3 volte quelli di una regione normale.Le province?Ecco un'altra contraddizione italiana:TUTTI gli schieramenti politici dicevano di abolirle ma tra il dire ed il fare……….Inoltre è paradossale che molti professionisti privati inveiscono contro la burocrazia, dato che loro stessi campano proprio grazie a quella. Eh già, un piccolo negoziante per fare tutti gli adempimenti si deve per forza affidare al contabile esterno e così pure un artigiano. Un nuovo bar o ristorante deve costruire tre bagni, a momenti è più la superficie di questi bagni che la sala a momenti in certi locali! Con questo non intendo certo difendere a spada tratta un settore ma semplicemente fare un'analisi dello stato di fatto.Tra l'altro molti imprenditori italiani pretenderebbero ancora di guadagnare competitività con la svalutazione monetaria mentre i tedeschi sono 50 anni abituati alla moneta forte ma non per questo le loro esportazioni nel mondo sono basse, anzi! A Modena e provincia i cinesi che erano impegnati nei laboratori tessili si sono spostati nei bar in gestione, dato che la crisi è così dura che mancano le commesse pure ai cinesi! Spesso quando i vigili andavano ad ispezionare i loro laboratori trovavano i macchinari fermi del tutto. A proposito del debito pubblico: ho sentito diversi anziani dire "eh, quando c'era (un certo partito che per correttezza non cito)………………si stava bene". Proprio con il modo di governare di quel partito che il debito pubblico dal 1981 ha preso ad impennarsi in verticale, col mix dell'innalzamento delle tasse e la castroneria di pensionare gente under 40:tutti errori che adesso pagheremo!!

    • Anche io conosco la tabella che dici tu con 3.3 milioni di statali in Italia rispetto ai 5 milioni francesi. Il fatto è che in Italia abbiamo tolto artificialmente dal conteggio un sacco di dipendenti che di fatto sono statali considerandoli privati: mi riferisco alle poste, le ferrovie, l'Eni, gli operatori ecologici e potrei continuare così per un bel po'. All'estero le poste sono contabilizzate nelle loro cifre e da noi no eccetera.

      Se facessimo i conti bene risulterebbe che l'Italia ha almeno 6 milioni di dipendenti pubblici se non di più. Pensa che le poste perdendo una causa hanno impiegato a Gennaio 25 mila persone in un solo giorno che nei fatti adesso sono in sovranumero…

      Ci sono anche tutti i servizzi delocalizzati come ad esempio quelli che puliscono le scuole al posto dei bidelli o tutti quei co-co-pro che lavorano per lo stato che anche, se non risultano, di fatto percepiscono una paga.

      • Qui potrei scrivere un trattato a questo punto! Conosco BENISSIMO questa situazione dato che in passato, per ben tre anni, ho lavorato alle dipendenze di una coop. sociale finanziata interamente da fondi pubblici.

        …Insomma, per farla breve, appartenevo a quella categoria di dipendenti noti col termine di "parastatali". Anche se non sei uno statale vero e proprio, in quanto sei assunto da privati e non dallo Stato, in pratica però chi ti paga è proprio quest'ultimo.

        E qua si apre una VORAGINE così oscura e gigantesca che farebbe impallidire anche i più grandi buchi neri dell'universo!

        Perché dico ciò? Per il semplice motivo che "qualcuno", anni fa, ebbe questa geniale (si fa per dire!) idea: << Cazzo siamo un popolo di santi, poeti, navigatori e dipendenti statali…diamoci un taglio e piuttosto che assumere dipendenti statali, per ogni frescaccia da fare, diamo in APPALTO la maggior parte possibile dei servizi! >>

        Risultato: un ABOMINEVOLE proliferare di consorterie, ricatti, sotterfuggi politici, raccomandazioni, ruberie, giochi di potere, tangenti e inefficienze varie & assortite (diverso tempo fa Report fece una puntata dedicata proprio a questo tema…).

        Morale della favola (parte prima): chi effettivamente svolge il lavoro vero e proprio e si fa il culo (il dipendente) prende, molte volte, una paga ridicola e non ha neanche la centesima parte dei diritti e dei benefici che avevano riconosciuti i "vecchi" statali. Chi GESTISCE il servizio non fa UNA MAZZA, ma in compenso prospera come un SARDANAPALO!

        Morale della favola (parte seconda): alla fine – paradosso dei paradossi!! – moltissime volte il servizio dato in gestione viene a costare ***di più*** rispetto a che se lo avesse gestito direttamente lo Stato.

        A chi giova questa situazione? Volendo parafrasare e rendere omaggio al mitico Mario Monicelli recentemente scomparso, mi vien da rispondere: ai soliti "ignoti"! 😉

        • Già, uno dei principali problemi, in Italia, è proprio la presenza di tanti Sardanapali, troppi Sardanapali, ed ogni volta che si inizia a fare qualcosa per disboscare questa sterminata giungla, ecco che prontamente qualcuno o qualcosa, guarda caso, si mette di mezzo.

          Davvero tanti sono gli esempi che si potrebbero fare.
          In fondo, sono Sardanapali anche gli evasori fiscali, i mafiosi, ecc.

          E come mai si è riuciti, in questi ultimi anni, a non incrementare, ed anzi a ridurre, la pressione fiscale, ad esempio vedi ICI sulla prima casa?
          Probabilmente, perchè si sono raggiunti maggiori risultati contro gli evasori fiscali, che poi sono la principale causa delle tasse così alte, nel senso che se tutti le pagassero, non ci sarebbero coloro che devono pagarne in maggior misura, per far fronte anche ai mancati introiti dovuti ad evasione fiscale.

          Ma sono atteggiamenti da Sardanapalo anche i tanti clientelismi e nepotismi del mondo universitario.
          Guarda caso, quando si toccano certi interessi, ecco che intervengono i soliti ignoti (si fa per dire, sempre per omaggio a Monicelli), che dietro le scuse di miracolanti visioni politiche alternative, quasi fossero messia in terra, dicono che no, non va bene procedere così…..

          A costoro si potrebbe rispondere in molti modi…ne scelgo uno…in forma di domanda (ovviamente retorica, retoricissima)…. già, forse meglio procedere come coloro che hanno provedduto a creare uno dei maggiori debiti pubblici al mondo?

  6. Un buon articolo divulgativo e chiaro sulle ragioni della crisi e i suoi effetti. Peccato per la chiusa. Peccato non aver citato l ' Italia tra le nazioni a rischio di bancarotta per via del debito pubblico enorme e in continua crescita.

    Il problema non sta solo nel fatto di aver contratto dei debiti, in passato quanto adesso, ma di non sapere più come pagarli.

    Tanto è vero che ogni anno il debito cresce solo per pagare gli interessi.

    Andando avanti così il default non può essere lontano. E la crisi reale, quella che si vede nel Paese, tra la gente, avviene proprio per questo, perché i soldi prelevati con le tasse, non vengono ridistribuiti, ma vanno alle banche.

    Solo in tal senso diventa comprensibile l'ultima frase dell'articolo, quella che fa riferimento al socialismo.

    Le banche, così come le imprese tipo Alitalia e FIAT, sono bravissime a socializzare le perdite, piangendo miseria e minacciando chiusure coatte o esternalizzazioni, trasferimenti repentini all'estero e ripercursioni su rating e sulla disoccupazione.

    Peccato però che poi quando l'economia va bene, esse stesse privatizzino (ovvero si intaschino) i profitti, in nome del capitalismo.

    Perché quindi lo Stato risana il bilancio delle banche in crisi e mai quello delle famiglie? Solo perché sono più grandi?

    Una vera economia socialista (non applicata sinora da nessuno, ma di cui ci sarebbe un gran bisogno) dovrebbe risanare i bilanci delle persone e lasciare le banche al loro destino.

    • E non a caso, fa parte di una certa corrente del cosiddetto liberalismo sociale, o socialismo liberale, anche se non sono in molti a saperlo, un ministro come Tremonti, ma anche Brunetta.
      Perchè dico questo?

      Perchè si dovrebbe considerare che la fase di politica industriale, comprensiva di tante elargizioni ad imprese cotte e decotte, si è conclusa da un pezzo.
      Non sarà mica un caso, no?, se tra Montezemolo, Marchionne e Co., e l'attuale management politico non corre buon sangue.

      Marchionne, tempo fa, vantava un certo tipo di risultato manageriale, ma senza dire (omissione evidentemente consapevole) che era stato aiutato, e non poco, da tutta una serie di prebende che il governo Prodi……

      Certo, parte della socializzazione delle perdite esiste ancora (vedi cassa integtrazione, ecc.), ma qui si aprirebbe un lungo dibattito.
      Quanto alla possibilità di default del debito pubblico, occorre fare un'analisi approfondita, e per diversi motivi, per fortuna nostra, non conta solo l'entità del debito pubblico, ma anche l'andamento tendenziale di un rapporto come il deficit/pil.
      Proprio anche per motivi di questo tipo, l'Italia è considerata più solida rispetto ad altri paesi, ed è stata apprezzata a livello internazionale l'opera di politica economica svolta negli ultimi anni, tra l'altro non basata su incrementi fiscali, ma su maggior introiti dalla lotta all'evasione e sul fronte del contenimento delle spese.
      Politiche ben diverse da quelle di qualche tempo fa, fase in cui, ad esempio, fu varata la cosiddetta eurotassa, che doveva costituire una una tantum, da restituire e che, invece, divenne, se non ricordo male, una delle tante.

      La redistribuzione del reddito, appunto, può essere anche implementata con politiche liberali, con la riduzione della imposizione fiscale sulle classi meno agiate (vedi ICI prima casa), politica che, tra l'altro, incentiva la domanda aggregata, lasciando più soldi in tasca ai cittadini.

      E, ripeto, guarda caso, proprio quando si vanno a toccare certi interessi, come quelli delle baronie universitarie, piuttosto che di famiglie famiose sostanzialmente, prima, impunite, o degli evasori fiscali, allora ecco che qualcuno cerca di bloccare tutto, forse, proprio all'insegna di quelle tendenze socialiste, per così dire, che sapevano solo mettere le mani in tasca a quelli che le tasse le hanno sempre pagate.

      • Una battuta caustica che si potrebbe fare a freddo su Brunetta e Tremonti è che se loro sono socialisti e nessuno se ne accorto, significa che non fanno molto per renderlo evidente.

        Tartassare e vessare i lavoratori pubblici, insultandoli anche, svendere il patrimonio pubblico, cartolarizzare, esternalizzare e privatizzare i servizi essenziali come la gestione delle acque, anche laddove è dimostrato che i costi lievitano (come dimostra Mark nel suo precedente commento), tagliare a scuola e sanità e invece favorire scuole e cliniche private, investire in armi e non sugli aratri è proprio la politica che farebbero due socialisti in incognito che non si vogliono far scoprire da nessuno.

        Mi citi l'abolizione dell'ICI (tassa comunale e non statale) come politica redistributiva. Credi che le famiglie ne abbiano beneficiato? Credi che la pressione fiscale sia oggi inferiore rispetto agli anni passati? E credi che la situazione microeconomica media delle famiglie sia migliore oggi o dieci, venti anni fa, quando l'ICI era in vigore?

        • Veramente, sono loro che si dichiarano tali, e si dichiarano liberalsocialisti, non socialisti.

          Quanto ai vari punti:
          tartassare ecc…

          Molti lavoratori, in Italia, sono proprietari della prima casa, a differenza di soggetti decisamente più ricchi, che non ne hanno una sola.
          Allora, meglio abolire l'ICI sulla prima casa, oppure meglio mettere un'eurotassa da restituire ai cittadini ed ancora non restituita?
          Meglio fare una lotta all'evasione, che qualche risultato ha portato, oppure meglio mettere su tutti, indistintamente, una tassa sui soldi tenuti sui conti correnti bancari, dove così li colpisci tutti, poveri e ricchi, indistintamente (vedi provvedimenti del socialista Giuliano Amato e di Prodi, tra i fondatori del PD)?
          Questo sì lo chiamo tartassare i lavoratori, e non solo pubblici.

          Nel pubblico:
          ci sono lavoratori che hanno sempre lavorato con senso del dovere, e si sono sentiti fregati da colleghi che invece si facevano i fatti loro, magari lavorando di più, anche per sopperire alle mancanze di questi ultimi.
          E' giusto?
          E' giustiza del lavoro, questa, o meglio se lavorano tutti, così che i veri tartassati lavorino di meno anche loro?

          Sanità:
          meno male che ci sono anche strutture convenzionate, dove anche chi non ha soldi può ottenere, in tempi più rapidi, certe cure…
          Mi è capitato di rivolgermi ad un ospedale pubblico, per richiedere certe cure per me importanti, e se dovevo aspettare quei tempi ero ancora in attesa da oltre un anno….
          grazie ad una convenzione sono invece riuscito ad avere queste cure entro qualche settimana, e tramite struttura privata convenzionata

          Svendite del patrimonio pubblico:
          ci si ricorda delle banche Credito italiano (ora fusa in Unicredit banca) e comit, Banca commerciale italiana, a proposito di svendite fatte ai soliti ignoti, da parte del governo Prodi?

          O forse la memoria storica di questo paese
          non esiste?

          Cartolarizzazioni: ne è responsabile sopratuttto chi crea, nel pubblico, appunto debito pubblico, e basta guardare i dati economici EFFETTIVI, NON QUELLI PROPAGANDATI DA CERTA STAMPA, PER CONOSCERE CHI HA effettivamente cartolarizzato.

          La riforma delle pensioni, che molti incolpano di aver tagliato ecc. chi l'ha fatta?
          Non vogliamo proprio ricordare un certo Dini, che in un governo di centro sinistra la fece?
          Ovvio che gli effetti di certe leggi si protraggano in tempi diversi, e sotto governi anche diversi, da quelli che quelle leggi fecero.

          Altrettanto ovvio che magari certi correttivi sono necessari, quando poi ci si accorge che certe norme manderanno a catafascio il sistema, per come sono state formulate, a meno che non si consideri preferibile l'opzione di promettere tutto a tutti, così da non dar niente a nessuno, e potrei continuare……

          Investire sul sistema militare:
          chi ha abolito la leva obbligatoria in Italia, e quanti soldi si sono risparmiati da questo provvedimento?

          La pressione fiscale è aumentata quando sono stati adottati provvedimenti come eurotassa, ICI, ecc., e non quando alcuni di questi sono venuti meno.
          E' forse aumentata la pressione fiscale, abolendo I'ICI sulla prima casa?

          E potrei continuare…….
          Mi rendo conto che in questo paese esiste una storia reale, ed una storia che molti, magari, amano raccontarsi, per immaginare che in modo un po' manicheo il bene stia al di qua, ed il male al di là, di una barricata ideologica, ma non è così…..

  7. Giovanni says:

    Ciao Patrizio,
    ottimo articolo, come al solito chiaro ed esaustivo, ma non capisco perchè nella conclusione non hai inserito l'Italia (proprio lì dopo Portogallo, Spagna e prima di Belgio, Austria, Francia) quando ne inizizano a parlare anche le agenzie di rating e le istituzioni internazionali.

    • Attenzione ai giudizi espressi con i rating: possono essere non veritieri, come dimostra il caso Lehman Brothers.
      Ancora qualche giorno prima del default, veniva inserita tra le istituzioni a basso richio, e non a caso ci sono anche azioni legali in corso contro emittenti dei rating.
      Del resto, è evidente un conflitto d'interessi in queste emittenti, visto che sono pagate dalle stesse società, nei cui confronti il rating è emesso.

      Se poi, come ho detto anche sopra, si considerano certi parametri, come il tendenziale deficit/pil previsionale, vediamo che la politica economica degli ultimi anni trova sostanziose condivisioni a livello internazionale, e numerosi commenti positivi.

  8. nicola says:

    Ciao,complimenti per l'argomento,vedo che suscita parecchia discussione. Io credo che parte di colpa della situazione finanziaria del paese,ce l'abbiamo noi.

    Molti di noi hanno voluto vivere al di sopra delle proprie possibilità,approfittando delle carte di credito e dei crediti a consumo,e alla prima diminuzione del lavoro c'è stato il crollo finanziario.
    Spero che finisca presto,altrimentinon sò dove andremo a finire!!

  9. luigi says:

    ottimo articolo,ottime osservazioni,ottimi commenti ; complimenti a tutti !! alla fine però, visto che condivido tutto ciò che è stato descritto, mi sovviene una domanda che ritengo a questo punto molto importante e cioè : noi miseri mortali dobbiamo restare a guardare e aspettare il momento che toccherà profondamente anche noi ? o possiamo provare a darci una mano per non sprofondare nel baratro ?? da dove si potrebbe incominciare senza aspettare che altri (non) facciano per noi ?? buona vita a tutti

  10. forse si potrebbe iniziare immediatamente a fare qualcosa, o almeno a dare un segnale, aderendo tutti in massa a questo appello :

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/12/04/visualizza_new.html_1673490766.html

    e recandosi martedì a fare la fila in banca a ritirare i propri soldi.
    Sembra un po' mary Poppins, ma si sa che i mercati non si basano su scelte razionali, ma contano sulla fiducia.

    Via dunque, facciamoci sentire, non a parole, ma incominciando a spostare i nostri soldi.

    • Mi sembra solo una proposta demagogica che non costruisce NULLA. Ok ritiriamo i soldi dalle banche e mettiamoli dentro il materasso.

      …E POI?

      Chi è che finanzia le imprese? Non mi sembra di vedere in giro, specie in ITALIA, venture capitalist del rango di Warren Buffet e affini.

      Come tieni a bada (almeno) l'inflazione se i tuoi soldi non li proteggi in qualche modo?

      Io credo che, in questo momento più che mai, abbiamo bisogno di soluzioni CONCRETE da parte di gente PREPARATA e non di slogan "grilliani" urlati a squarciagola da chicchesia…

      Non metto in dubbio la buona fede di chi fa certe proposte, ma come recita un proverbio non troppo conosciuto "spesso la strada che porta all'inferno è lastricata di buone intenzioni."

      Riflettiamoci…

      • D'accordo anche su questo intervento di Mark, anche perchè l'economia si basa sulla fiducia.

        L'effetto di un ritiro in massa dei soldi depositati in banca sarebbe il fallimento delle banche stesse, che quindi non potrebbero più finanziare le imprese.
        Una crisi di questo tipo renderebbe sicuramente senza valore i soldi di quel paese in cui avvenisse ciò, gettando sul lastrico anche i singoli cittadini.

        • Come volevasi dimostrare! 😉
          http://tinyurl.com/2v8rzqr

          Probabilmente, dopo aver fatto il calciatore, si è appassionato di un altro sport: sputare nel piatto in cui mangia.

          …Salvo poi "redimersi" quando qualcuno gli fa notare che sta sparando un mucchio di emerite stronzate senza capo né coda. 🙂

          Francamente: ne ho abbastanza di questi "anti" (anti capitalisti, anti banche, anti tecnologia, anti scienza, anti ricchezza, anti case farmaceutiche, anti [metti quello che ti pare]) radical chic con la puzzetta sotto il naso che poi, però, sono i primi a "farsela" con gli stessi soggetti che vengono (a chiacchiere) demonizzati.

          Mi ricorda tanto la storiella del prete che palpa le chiappe alla prostituta nel confessionale, mentre le dice di redimersi e di cambiar mestiere se non vuole dannarsi l'anima. 😉

  11. Peter says:

    Ebbene si, in Italia c'è TROPPO STATO. Sono stufo di vedere dipendenti pubblici che vanno in piazza a manifestare, più aumenta il debito pubblico più si assumono lsu/lpu…mi sembra un controsenso. Per non parlare poi dei sindacati anche loro fanno la loro parte in questo sistema.
    All'ottimo articolo di Patrizio replico con una domanda: "Caro Patrizio tu cosa proporresti per risolvere questa crisi macroeconomica?"

    • Purtroppo in Italia c'è la cultura dello stato assistenzialista e soprattutto del contraccambio politico. Il primo porta ad avere un numero sterminato di servizi statali o parastatali ed il secondo al clientelismo politico che fa lievitare il numero di dipendenti in cambio di voti. Tutto ciò porta a spese via via crescenti. E' facilmente dimostrabile che ogni anno (da sempre) gli incassi dello stato sono via via aumentati nel tempo ma stranamente con esse aumentano anche le spese fisse: in pratica se per qualche motivo lo stato riesce ad incamerare più soldi (o per la lotta all'evasione fiscale oppure perché aumenta la pressione fiscale oppure ancora perché aumenta il PIL) andrà semplicemente ad aumentare le spese.

      Un esempio su tutti è il famigerato “tesoretto”. Quando sono avanzati quei soldi invece di ricomprarsi e togliere dal mercato un certo numero di obbligazioni statali il partito Ulivo litigava su come spenderli!!!

      Veniamo alla tua domanda. Una crisi macroeconomica non si può risolvere mentre è nel pieno del suo fervore perché ormai gli eventi si susseguiranno a catena finché non si affievoliscono da soli. L'unica cosa che si può fare è cercare di non sperperare i soldi pubblici. Quello che invece si può fare è porre le basi per non subire la prossima crisi macroeconomica agendo sin da subito.

      Una delle mosse che risolverebbero è quello di ridurre il numero di abitanti in Italia. Fin'ora si è sempre detto di aumentare il numero di figli che così ci pagheranno la pensione… Peccato che se questi figli non lavoreranno pagando i contributi nessuno ci pagherebbe comunque la pensione. E' invece facilmente dimostrabile che l'Italia fin quanto gli abitanti sono stati inferiori ai 54 milioni è cresciuta a passi da giganti; successivamente con una popolazione che andava da 54 a 58 milioni la nostra crescita si è fermata; ora che siamo a 60 milioni stiamo decrescendo… Questo avviene perché le risorse sono sempre quelle ma devono essere suddivise su sempre più persone e questo ci sta portando al collasso. Secondo me se facessimo una politica di contenimento demografico sfruttando quello che sarà il boom di decessi (susseguente al boom di nascite del dopo guerra) potremmo nei prossimi 20 anni ridimensionarci ad un numero di abitanti più contenuto che permetterebbe di riottenere le condizioni adatte al boom economico.

      Questo fenomeno tra l'altro non si verifica solo in Italia ma anche nelle altre nazioni: La Francia è cresciuta fino a quando erano sotto i 60 milioni di abitanti, adesso che sono 64 milioni si sono appiattiti e probabilmente sopra i 66 inizieranno a decrescere come da noi. Anche la Germania è sull'orlo di scoppiare come pure la GBR. Non è un caso che le nazioni che danno migliori prospettive fra i paesi occidentali sono Canada e Australia che hanno molte risorse da suddividere a poche persone. Altra conferma di ciò si sta avendo con paesi come la Cina dove la politica di contenimento demografico ha innescato una crescita vertiginosa del PIL nazionale cinese.

      Ora, non dobbiamo arrivare agli estremismi della Cina, ma una politica più accorta nell'immigrazione aggiunta a delle politiche sociali che favoriscono le famiglie con pochi figli permetterebbe di ridurre in 20 anni la popolazione italiana (ed europea) almeno del 15% che ci permetterebbero di ritornare ai fasti degli anni 60-80.

  12. enrico says:

    Per risanare seriamente i conti e fare qualcosa per l'ecnonomia in generale io farei così:
    1) abolizione di TUTTE le missioni militari all'estero. Non c'è nulla di male, anzi è saggio ammettere che abbiamo i conti pubblici in deficit (come tra l'altro tanto spesso ci viene rinfacciato da Europa, Moody's, FMI,ecc.ecc.!) e quindi inutile buttare via miliardi di euro in queste.
    2) abolizione delle regioni a statuto autonomo.fanno concorrenza sleale alle regioni normali, avendo molti più trasferimenti dallo stato. O diventare regione normale o andare in Austria, Slovenia,Francia e Libia!! Altri miliardi di euro del bilancio statale risparmiati!
    3) riduzione delle regioni da 20 a 4, delle province e dei comuni da oltre 8000 a 1000.Quanti miliardi risparmiati ogni anno!
    4) riduzione di adempimenti sanitari e di documenti per le piccole imprese.Un piccolo artigiano/negoziante deve poter fare sia il suo lavoro che riuscire a tenere dietro la contabilità.
    5) bisognerebbe che le imprese private si mettessero in testa che serve un po' di coerenza tra intenti ed azioni:Confidustria e simili dicono che per risanare le pensioni la gente deve lavorare fino a 70 anni poi però se hai più di 30 anni non ti assumono………….l'italica incoerenza…….
    6) ci sono molti, troppi pensionati che pur avendo 40 anni di servizio sul groppone continuano a lavorare: e gli altri quando iniziano?? Abbiamo bisogno di un migliore rapporto tra chi contribuisce e chi percepisce assegni pensionistici.
    7) abolire l'assegno di pensione agli immigrati di 65 anni e più che vengono in Italia coi ricongiungimenti familiari.Mi raccomando, il razzismo non c'entra nulla!Non si vede per quale motivo gente che non ha nemmeno un versamento settimanale debba percepire un assegno.
    8) maggiore lotta ad evasione ed elusione fiscale. Vi racconto un episodio:a Modena una signora chiese la casa popolare ma non gliela diedero.Fece presente che un assegnatario aveva un grosso Mercedes e lavorava in nero ma l'impiegata delle case popolari disse: "Eh, non spetta a me la questione dei controlli fiscali……".Morale: ora quel signore "furbo" ha una villa da duemila e due notti in una via abitata da ricconi a Modena. Quindi:incrocio dei movimenti bancari,dati di catasto, pubblico registro automobilistico. Così chi intende sgarrare è subito pizzicato, basta trincerarsi dietro la privacy.
    9) troppi imprenditori "furbi" non pagano le forniture. istituire quindi una banca dati da cui risulta nome, cognome e codice fiscale di chi non paga le fatture dopo il termine convenuto e poi magari fonda un'altra società con nome diversoe se la svigna.Sarebbe una sorta di CRIF (www.crif.it) delle forniture.Così se una srl non mi paga due fatture, e mi si presenta un'altra società cliente, io potrei indagare il nome, cognome e codice fiscale dell'amministratore fraudolento e chiedere a questo nuova società potenziale cliente se tale nominativo figura tra i soci e/o amministratori e prenderei le precauzioni del caso.

    • 1) abolizione di TUTTE le missioni militari all'estero.
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      Bisogna però considerare quanti soldi si perderebbero non andandoci… Negli ultimi 20 anni gli incassi derivati dalla vendita e produzione di armamenti nel nostro paese sono decuplicate. A fronte di una spesa di 1 miliardo e mezzo all'anno delle missioni si sono avuti incassi e ritorni tecnologici per oltre cinque volte di più degli esborsi. Paradossalmente converrebbe aumentare l'investimento militare se i ritorni continuano ad essere così elevati. Non credere che le nazioni che vanno in guerra siano tutte sceme che vanno solo per spendere. Poi se diciamo che non è politicaly correct è un altro paio di maniche ma di convenire conviene.
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      2) abolizione delle regioni a statuto autonomo
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      La questione delle regioni a statuto autonomo furono create per evitare che la Sicilia andasse fra le braccia degli Usa. All'epoca fu la DC insieme al PCI che vollero creare gli statuti autonomi per fare in modo che gli usa non avessero influenza sul mediterraneo. Si potrebbero anche togliere oppure farle diventare tutte autonome (che poi è quello che vorrebbe la lega).
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      3) riduzione delle regioni da 20 a 4, delle province e dei comuni da oltre 8000 a 1000.Quanti miliardi risparmiati ogni anno!
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      4 regioni sono poche ma sicuramente si potrebbe scendere a 15 o 14 regioni: toglierei la Basilicata che accorperei con Calabria, Campania e Puglia. Si potrebbero unire Abruzzo e Molise, Val D'Aosta con Piemonte, E Friuli e Trentino da allegare a Lombardia e Veneto. Volendo anche la Liguria potrebbe essere allegata un pezzo al Piemonte ed un Pezzo alla Toscana.
      Le province si potrebbero tranquillamente togliere dal punto di vista politico ed inoltre dal punto di vista amministrativo si potrebbero ridurre di almeno 15 unità. Ad esempio in Sicilia si potrebbe passare da 9 a 6 (distribuendo Enna e Caltanissetta su altre province e unendo Ragusa con Siracusa). Effettuando ciò anche ad altre regioni si toglierebbero un sacco di spese.
      Le città si potrebbero ingrandire unendo i comuni limitrofi alle città all'interno delle stesse città. In pratica si aumentano le municipalità delle città e si eliminano i comuni. Facendo questi accorpamenti si piccoli municipi a municipi più grandi si scenderebbe almeno di 1000 comuni con tutto quello che ne consegue. In Francia ad esempio il comune di Parigi deve inglobare nei prossimi anni tutti i paesi della cintura…
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      4) Riduzione di adempimenti sanitari e di documenti per le piccole imprese. Un piccolo artigiano/negoziante deve poter fare sia il suo lavoro che riuscire a tenere dietro la contabilità.
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      Una sfoltita burocratica farebbe sicuramente bene.
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      5) bisognerebbe che le imprese private si mettessero in testa che serve un po' di coerenza tra intenti ed azioni: Confidustria e simili dicono che per risanare le pensioni la gente deve lavorare fino a 70 anni poi però se hai più di 30 anni non ti assumono………….l'italica incoerenza…….
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      Questo è una logica conseguenza del problema che ho descritto nella risposta a Peter. (vedi sopra)
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      6) ci sono molti, troppi pensionati che pur avendo 40 anni di servizio sul groppone continuano a lavorare: e gli altri quando iniziano?? Abbiamo bisogno di un migliore rapporto tra chi contribuisce e chi percepisce assegni pensionistici.
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      Si potrebbe ad esempio inserire lo stesso tetto d'età per i politici invece di mantenere crozze di 90 anni al parlamento…
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      7) abolire l'assegno di pensione agli immigrati di 65 anni e più che vengono in Italia coi ricongiungimenti familiari. Mi raccomando, il razzismo non c'entra nulla!Non si vede per quale motivo gente che non ha nemmeno un versamento settimanale debba percepire un assegno.
      ————————————————–
      E che se lo facciamo poi ci dicono che siamo fascisti…. Con questa battuta ci zittiscono e ci caliamo le braghe.
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      8) maggiore lotta ad evasione ed elusione fiscale.
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      Bisogna trovare dei sistemi economici per fare la lotta all'evasione fiscale perché se facciamo come il governo Prodi che per racimolare 1 miliardo di euro in tasse evase ha speso 5 miliardi per rintracciarli non c'abbiamo concluso molto…
      ————————————————–

      9) troppi imprenditori "furbi" non pagano le forniture.
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      Quella della crif è una soluzione interessante. Servirebbe anche un pagamento da parte della P.A degli appalti non alle calende greche… Con i tempi biblici che impiegano per pagare le aziende le uniche che possono permettersi di cimentarsi a fare lavori pubblici sono solo aziende controllate dalle mafie che hanno molti soldi da anticipare.

    • Condivido molte delle idee del precedente intervento di Enrico, anche se non tutte facili a realizzarsi.
      Le missioni militari non vanno, peraltro, intese come missioni di guerra, ma sostanzialmente finalizzate, in un quadro di alleanze internazionali, ad operazioni di ordine pubblico, sopratutto in difesa dei civili, in certi paesi, quale baluardo contro il terrorismo, e quindi bisogna valutare cosa significherebbe il loro venir meno.

      Sugli adempimenti burocratici, fortunatamente, molto è stato fatto, snellendo una classica stortura italiana.
      A questo, poi, si devono aggiungere gli utili provvedimenti di moratoria dei debiti di privati ed imprese verso le banche, che grazie ad accordi favoriti dal governo, servono per ottenere almeno un po' di respiro.

      Abolizione e riduzione di enti: purtroppo il problema che poi, di fatto, ci si trova ad affrontare, è questo, cioè cosa fare, di tutti i dipendenti di questi ultimi?
      Forse anche per questo si parla sempre di ridurre il numero degli enti, sopratutto locali, ma poi….
      Certo, sarebbe comunque auspicabile, almeno per acquisire e sfruttare qualche economia su servizi e strutture, messi poi in comune tra più enti, prima indipendenti.

      Spesa pensionistica: in molti, in Italia, a prescindere dal colore politico, si sono resi conto che un sistema che ha basi puramente demografiche, cioè un sistema contributivo, in cui non si paga solo per poi avere la propria pensione, ma si pagano contributi anche per pagare la pensione agli altri, funziona solo in presenza di precise condizioni demografiche, cioè fino a che, naturalmente, sono in consistente, maggior numero, i lavoratori attivi, che versano contributi, rispetto a coloro che percepiscono le prestazioni previdenziali.
      Il problema si pone quando tale situazione tende ad invertirsi, ed una delle soluzioni è stata quella di passare, con gradualità, ad un sistema di tipo retributivo, unitamente alla necessità di separare previdenza ed assistenza sociale..
      Il fatto che governi di tutti i colori politici abbiano sollevato il problema, e siano intervenuti introducendo riforme, o modificando, a loro volta, queste ultime, significa che spesso le questioni hanno una loro oggettività, che prescinde da altre considerazioni.

      Detto questo, non possiamo, certo, dimenticare il fatto che la maggior parte del debito pubblico italiano è stata prodotta in un preciso periodo storico, e sulla base di precise storture politiche e gestionali.

      Cosa fare?
      A parte le considerazioni, di cui sopra, inizierei a sottolineare il fatto che la spesa pubblica va, in primis, distinta in spesa in conto corrente, rappresentata soprattutto da stipendi e welfare, e spesa in conto capitale, come quella relativa alla realizzazione di infrastrutture.
      Gli interventi di politica economica dovrebbero soprattutto servire a contenere e ridurre la prima.

      Come se ne esce?
      Personalmente, a parte la validità dei principali interventi proposti, di cui sopra, ritengo che l’esperienza storica abbia dimostrato, in paesi molto diversi tra loro, l’efficacia di politiche di riduzione della pressione fiscale, con effetti sulla ripresa economica positivi, ma anche sul gettito fiscale.
      Come noto, infatti, meglio una piccola fetta di una grande torta, che il contrario e, quindi, ridurre la pressione fiscale consente di rilanciare l’economia, e di allargare la base imponibile.
      Paesi come USA, Inghilterra, Giappone, ed altri ancora, in fasi economiche diverse, hanno dimostrato la validità di tale impostazione.
      In Italia, ad esempio, si potrebbe pensare, vincoli europei permettendo (è il caso di riconsiderarli?), all’istituzione di aree privilegiate da una fiscalità di vantaggio, cioè da aliquote fiscali più vantaggiose per chi vi investe, aprendo nuovi insediamenti industriali.
      Questa politica ha dimostrato di saper rimettere in moto l’economia in aree in cui nessuno più investiva da molto tempo, in misura tale da farle poi divenire più brillanti di altre, al tempo stesso, quindi, ponendo la basi anche per un maggior gettito fiscale.
      Sinceramente, non credo esitano tante scappatoie, anche perchè un’economia in grado di rappresentare una base imponibile in fase di sviluppo è la migliore garanzia contro declino economico e gettito fiscale in contrazione, unitamente, ovviamente, a politiche di contrasto all’evasione ed all’elusione fiscale, cha paiono aver già dato significativi risultati.

  13. Mi sembrano dei discorsi un po' da bar. La popolazione italiana, come quella francese cresce perché cresce la popolazione mondiale. Anzi le nostre famiglie fanno sempre meno figli, spesso si limitano ad uno, cmq in media siamo al di sotto del tasso di rimpiazzo e se non ci fossero gli immigrati e le immigrate, il popolo italiano si estinguerebbe nel giro di qualche generazione.

    Attribuire la fase economica al numero è come attribuire le cause del riscaldamento climatico alla scomparsa dei Pirati. E' infatti perfettamente dimostrabile che da quando non ci sono più pirati nel Mediterraneo e neel'Atlantico, la temperatura media del globo terrestre è cominciata ad aumentare.

    Fuor di metafora se l'economia non cresce è di certo dovuto alla fase storica e all'effetto di saturazione. Prima la FIAT ha venduto una macchina ad ogni italiano, poi gli ha venduto la seconda auto. Ma quante auto dovrebbe possedere ciascun italiano perché la FIAT (che rappresenta il 3% del PIL italiano) continui a crescere per sempre?

    Infine, è un discorso di qualità più che di quantità: se i nuovi italiani fossero tutti come Pininfarina, Renzo Piano, Giorgio Armani, l'Italia non avrebbe problemi a trovare il suo posto nell'economia mondiale.

    O anche come Renzo Ferrari, Enrico Fermi, Enrico Mattei, Antonio Meucci…semmai c'è da chiederci, se tagliando i fondi a scuola e università, non rischiamo che un novello Einstain non debba andare a lavorare al call center o al mc Donald perché non può pgarsi gli studi.

    • Allora, il discorso non farebbe una grinza se nell'arco della storia dell'uomo non fosse accaduto un particolare evento: la rivoluzione idustriale.

      Per quasi tutta la sotria dell'umanità la produzione è sempre stata legata al numero di lavoratori. Se 100 persone mangiano 100 gr. di pasta a testa (10 kg in totale) serve una persona che la produce. Se la popolazione raddoppia i consumi raddoppieranno e i lavoratori necessari per produrre la pasta raddoppiano con essi. Quindi si aveva che con il crescere della popolazione cresceva allo stesso modo il numero di lavoratori necessari.

      Il bello della rivoluzione industriale, cioè quello che ne ha decretato il successo defiitivo, non sta nel fatto che gli operai si stancavano meno (agli imprenditori non poteva feregar de meno di questa cosa), ma nel fatto che si potevano raddoppiare le produzioni incrementando di poco le necessità di manodopera. In praticolar modo, si ha mediamente che ad un raddoppio di produzione (derviante dalla richiesta) basta aumentare il numero di lavoratori di solo 20/30%.

      Torniamo al mondo odierno. Se nel 1980 si aveva una piena occupazione (fra chi aveva intenzione di lavorare quindi escludiamo casalinghi di professione o gente fannullona) con una popolazione di 54 milioni di abitanti. Se questa aumenta a 60 milioni, la forza lavoro necessaria non aumenta in modo lineare con essa ma con quel ritmo detto prima (logaritmico). In pratica a fronte di un aumento di circa 10% della popolazione, l'occupazione è aumentata di circa 3% e di conseguenza la disoccupazione reale è diventata il 7% (a cui si aggiungono sempre chi non vuole lavorare). Sbaglio o sono cifre che hai già sentito da qualche parte?

      Il fatto che noi facciamo finta che ci servono gli immigrati deriva dal fatto che gli industriali ed i produttori agricoli così facendo fanno aumentare l'offerta di manodopera sbilanciando a favore loro l'equilibrio domanda/offerta. Se negli anni 80 un contadino in sicilia prendeva 100.000 lire al giorno per fare il bracciante (si è arrivati fino a 160.000 lire a metà anni 90) oggi non guadagna più nulla perché ci sono una pletora di persone che va a lavorare per 20 euro al giorno. E' logico che un italiano non può accettare una condizione del genere.

      Non è assolutamente vero che gli italiani non farebbero determinati tipi di lavori, non li fanno solo perché non sono adeguatamente retribuiti.

      Per il fatto di investire in ricerca ed istruzione è tutta na stronzata perchè non possono tutti effettuare lavori di intelletto. DI fisici come Fermi ne servono pochi, lo stesso di grandi artisti o matematici. Il mondo va avanti con le produzioni industriali e quello ciò che conta e fa i numeri. Non possono tutti essere medici, fisici, matematici e quant'altro. Alla fine per tutti si aprirebbero in ogni caso le porte della disoccupazione con la differenza che tutta questa concorrenza trascinerebbe al ribasso gli stipendi anche di chi per fortuna o bravura è risuscito a sistemarsi.

      L'italia è una nazione troppo grossa per poter vivere di solo servizi. Questo lo può fare l'islanda, il belgio o nazioni piccole ma quelle grosse non possono. In fin dei conti questi servizi poi a chi li piazzi? Non è un caso che L'islanda è fallita, l'Irlanda pure e nel mirino ci sono tutte nazioni senza un tessuto industriale decente.

      Per fare il tuo esempio dei pirati. Non sembra ma la cosa è legata.: i pirati sono cessati quando è nata l'industria (con la rivoluzione industriale) in quanto la produzione avveniva in loco e non più oltre oceano. Con l'industria è iniziato l'inquinamento che ha fatto salire le temperature… Quindi si, i pirati e l'aumento delle temperature sono legati, non come causa effetto ma sono figli dello stesso cambiamento. 🙂

    • Che ne pensi dell'idea di aprire l'università alla ricerca, non dico solo, ma anche su richiesta di privati?
      Come all'estero, dove è possibile, in taluni sistemi universitari, che si svolgano anche ricerche legate alle esigenze di questa o di quella impresa?

      Così, forse, si conterrebbe anche una parte dei costi, e molti cervelli non andrebbero in università straniere per trovare i fondi.
      Bisognerebbe, probabilmente, concentrare i fondi pubblici sulla ricerca cosiddetta pura (es. in astrofisica è difficile che un'azienda ti commissioni una ricerca), e quanto alla ricerca pià direttamente applicata, i gruppi che intendessero proporre qualcosa potrebbero farlo.

      Lasciando qualche spazio in più a tale possibilità, forse si riuscirebbe anche a gestire meglio questo settore.

      • Che sei matto??! Vuoi inquinare il TEMPIO della sacra "CVLTVRA" permettendo che ci entrino i sordidi mercanti delle cattivissime multinazionali??!

        Scherzi a parte, purtroppo una "fetta" della verità è proprio questa: c'è una mentalità ABIETTA per la quale l'università deve essere e rimanere una realtà autoreferenziale del tutto sganciata dalle logiche della produzione e del pragmatismo industriale.

        Vuoi sapere come la penso? Dietro molti pomposi discorsi accademici, in realtà si nasconde il VUOTO PNEUMATICO dei tanti baroni che stanno soltanto a scaldare le cattedre, ma non saprebbero da dove iniziare quando si tratta di costruire VERO VALORE e VERA RICCHEZZA.

        • Purtroppo in quel che dice Mark c'è del vero.

          Per questo noi abbiamo fondato un Istituto di Recerche indipendente. E proprio per questo, per non avere legami con baronie o partiti politici, siamo scomodi e senza fondi e non possiamo fare tutto quello che vorremmo.

          Naturalmente l'alternativa non è finanziare le università private, anch'esse istituite dai poteri forti oppure dal Premier in persona.

          Comunque questo commento solo per ribadire che a volte c'è più materiale utile in un infoprodotto fatto bene (fatto da chi ha reale esperienza e non da chi lo fa solo per voler guadagnare due lire) che non in un intero corso universitario pieno di aria fritta e rifritta.

        • Sono d'accordo sul fatto che ci sono infoprodotti che valgono mille volte di più di taluni corsi universitari.

          Per il resto non faccio distinzioni tra pubblico e privato, ma tra corso e corso, e docente e docente.
          Taluni bravi, altri mediocri, altri decisamente scadenti.

        • Per Mark:
          esattamente quello che penso anch'io.

  14. enrico says:

    Bravo,Patrizio!
    Finalmente uno che dice la verità:certi lavori gli italiani non li fanno solo perchè poco retribuiti, punto e basta.Confindustria vuole fare venire in Italia altri milioni di immigrati così gli stipendi si abbasseranno ai livelli dell'Est Europa.Però per notai e farmacisti qualcosina si potrebbe fare:non dico di liberalizzare del tutto il numero di ammessi a fare quelle due professioni però aumentare del triplo sì.Adesso un notaio guadagna in media 470 mila euro crica all'anno.Se quadruplicassero, i notai guadagnerebbero "solo" un po' meno di 120 mila euro annui però ci sarebbe buona occupazione per altre migliaia di persone in Italia. E così pure i farmacisti (anche se non so il dato sul loro guadagno medio). Da considerare che certi atti devono passare per forza attraverso il notaio, l'esempio lampante è il rogito di acquisto di immobili ed anche la salute:crisi o non crisi bisogna curarsi, mica ci si può tenere una polmonite solo perchè c'è la recessione!Chi vuole ancora tanti immigrati in Italia magari cita il caso della Germania che ha preso milioni di immigrati. Peccato che NON dica tutta la verità. Con la seconda guerra mondiale l'Italia ha avuto 500-600 mila morti e danni materiali ma la Germania ha perso milioni di uomini giovani ed ha avuto danni da bombardamenti aerei e da artiglieria ben più enormi dei nostri.Morale? L'Italia si è ritrovata con un eccesso di manodopera che quindi doveva espatriare per poter lavorare mentre alla Germania la forza lavoro mancava proprio!

    • Per Enrico:
      La mia, al momento, è solo una risposta interlocutoria, ma ho alcune notizie utili, in chiave pratica, per evitare taluni salassi di tipo notarile.
      Ora, purtroppo, non ho il tempo di dilungarmi, ma al prox. commento indicherò come fare, magari stasera, quando rientro.
      E sulla salute anche.

      Magari saranno un po' off topic, rispetto al tema della macroeconomia, ma credo utili per chi vuole evitare taluni problemi, in campo notarile e, perchè no?, anche nel settore della salute.
      Alla prossima.

      • Per Enrico

        Allora, ecco quanto anticipato.
        Per maggior chiarezza e semplicità, suddivido il mio intervento in due parti, iniziando dal tema giuridico-notarile.
        RISPARMIARE LE SPESE NOTARILI?
        Molte persone pensano che sia indispensabile rivolgersi ad un notaio, quando si tratta di compravendita in materia immobiliare.
        Ma del notaio si potrebbe anche fare a meno, e vediamo il perché.
        Il codice civile prescrive la forma scritta, per la validità dei contratti relativi ad immobili (terrreni, alloggi, ecc.), ma la forma scritta può essere di diversi tipi:
        -scrittura privata
        -atto pubblico
        -scrittura privata autenticata.
        Se la legge richiedesse, per la validità di un atto, la forma dell’atto pubblico redatto da notaio, cosiddetto rogito notarile, allora sarebbe indispensabile rivolgersi ad un notaio, ma visto che si richiede solo la forma scritta, e non necessariamente l’atto pubblico, sarebbe sufficiente anche una scrittura privata tra le parti.

        Vediamo le differenze.
        Con l’atto pubblico si presume che l’atto sia vero e che provenga dalle parti indicate nell’atto stesso.
        In pratica, si dice che l’atto è tutelato da fede privilegiata, cioè una presunzione, fino a che una specifica procedura, denominata querela di falso, non certifichi che l’atto è falso, cioè finchè, in una eventuale controversia,ossia in un processo, la parte che dichiara la falsità dell’atto, non la prova tramite una precisa procedura.
        Se, invece, l’atto è stato redatto direttamente dalle parti, ma queste lo sottoscrivono in presenza di notaio, che lo autentica, praticamente assume lo stesso valore dell’atto pubblico.

        Invece, se si tratta di una semplice scrittura privata, la parte contro la quale è prodotto l’atto non deve essere lei a dimostrare la falsità, ma deve essere l’altra a dimostrare la provenienza della firma dalla controparte, se la prima, contro la quale si intende far valere l'atto, dichiara che la sottocrizione non è la sua.
        In pratica, se io ho una scrittura privata che contiene un contratto, l’altra parte potrebbe dirmi che non è sua la firma, che lei non ha firmato quel contratto……..
        Se l'atto è un rogito notarile, o si tratta di scrittura privata autenticata, allora sarà lei, cioè la parte che dichiara che la sottocrizione non è sua, o che l'atto è falso, a dover simostrare ciò.
        Invece, se si tratta di scrittura privata non autenticata, allora devo attivarmi io, tramite quella che tecnicamente è denominata istanza di verificazione, praticamente facendo espletare, in sede giudiziaria, una perizia.
        Diciamo che con un atto pubblico uno è un po’ più tutelato, in quanto se la scrittura viene disconosciuta, sarà la parte che sostiene la falsità, a doversi attivare.
        In pratica, però, se la scrittura proviene effettivamente dal sottoscrittore apparente, non c’è una sostanziale differenza, perché alla fin fine, ci sarà sempre una perizia che ne potrà verificare l’autenticità.

        Quale conseguenza, da tutto ciò?
        Quella che se uno il contratto di compravendita sa redigerlo da sé (e se non sa redigerlo, se ne trovano già ottimi facsimili su internet, oppure uno può acquistare il relativo modulo presso certi distributori, come Buffetti), del notaio non ha più bisogno.
        Poi il notaio, in effetti, non si occupa solo della redazione del contratto, e della certificazione pubblica di autenticità, ma anche di altri adempimenti, come la registrazione e la trascrizione presso i pubblici registri immobiliari, ma se uno sa sbrigarsi da sé anche questo tipo di adempimenti, nulla vieta che, appunto, si faccia le cose da solo.
        Occorre poi chiarire che quanto si paga al notaio non è solo la sua parcella, ma anche tasse che si pagano per i diversi adempimenti, come l’imposta di registro.
        Ovviamente, se uno non ricorre al notaio, non potrà risparmiare questo tipo di spesa, ma la parcella del notaio sì.

        E veniamo alla seconda parte del mio intervento.
        SALUTE: SEMPRE FARE QUELLO CHE TI DICONO I MEDICI?
        Questa è una problematica ancora più delicata, coinvolgendo la salute delle persone, ma anche legata al tema dell’economia in generale.
        Questo perché, se si trovano metodi di cura alternativi ad altri, con costi minori, e magari anche più efficaci, evidentemente ne beneficia anche il bilancio della sanità.
        Il comparto sanitario, infatti, non ha costi solo riconducibili al personale, ma anche altri, ad esempio costo delle sale operatorie, delle équipes chirurgiche, assistenze anche di tipo post operatorio, e via dicendo.
        E se, tanto per fare un esempio, si trova un metodo per affrontare certi problemi, senza intervento chirurgico?

        Vengo subito ad un esempio concreto:
        una patologia di cui molti soffrono, nelle sue molteplici forme, è l’artrosi, malattia che, oltre un certo livello, è anche gravemente invalidante.
        Praticamente, quando peggiora oltre un certo limite, allora o ti imbottisci di antinfiammatori a livelli assurdi, o magari non puoi più muovere un braccio, una gamba, ecc…….pena dolori terribili.
        In questi casi, cosa si consiglia al paziente, di solito?
        Ebbene, un intervento chirurgico, consistente nella sostituzione delle ossa deteriorate con protesi artificiali.

        Con quali conseguenze?
        E, come si vede, tratto il problema da un punto di vista molto CONCRETO.
        Intanto, ogni intervento chirurgico, anche se effettuato dal miglior chirurgo al mondo, presenta sempre dei rischi, a prescindere anche dagli eventuali errori, rischi che possono non essere prevedibili.
        Ad esempio, una particolare forma patologica, denominata ipertermia, allo stato attuale delle conoscenze, potrebbe manifestarsi solo durante l’intervento e porterebbe il paziente a morte quasi sicura, senza che si possa praticamente far niente.
        Non si può accertare, a priori, se si soffre di questa particolare ipertermia, cioè non c’è un metodo per saperlo prima, ma la cosa si rivela solo durante l’intervento.
        Ecc., ecc…….
        Ovviamente, ci sono conseguenze anche sotto il profilo finanziario, e qui si apre il discorso degli interessi in gioco.
        Un intervento di protesi costa anche alcune decine di migliaia di euro, che vanno:
        ai fornitori del materiale chirurgico
        agli operatori
        alla struttura che mette a disposizione la sala chirurgica.
        E’ ovvio che, anche se esiste una forma di fisioterapia che eviti tutto questo, molti non hanno interesse a dirtelo, perché per loro significherebbe soldi in meno, a partire dalle imprese che forniscono le protesi.
        Ed ecco il ruolo della ricerca personale:
        ho avuto modo di sapere che un fisioterapista, infortunatosi in palestra, aveva cercato cosa fare, ma i medici vedevano solo l’intervento come soluzione.
        Ebbene, si ingegnò, e trovò un particolare metodo di fisioterapia, legato ad uno specifico attrezzo che egli brevettò, metodo talmente efficace, da farlo diventare docente, alla cattolica di Milano e di Roma, addirittura in un master di specializzazione per medici ortopedici.
        Peraltro, le testimonianze di persone che hanno evitato anche pesanti interventi, risolvendo con tale alternativa i loro problemi, si sprecano.
        Perché certe strutture e certi medici, sapendo tutto ciò, non lo dicono?
        Ebbene, forse la risposta è proprio: conflitto d’interessi.
        Anche perché, quanto costa una seduta di fisioterapia, e quanto un intervento?
        E pensiamo ai risparmi, quindi, che si potrebbero avere se certe alternative si diffondessero.
        Peraltro è anche da notare che, ad esempio, un intervento di protesi all’anca, per problematiche di coxartrosi, non risolve definitivamente il problema, perché poi tali protesi sono destinate ad usurarsi anche loro, e vanno sostituite, con altri interventi, ogni 10/15 anni.
        Questo si verifica, perché è come mettere un ammortizzatore in un’auto storta.
        Molto dipende dalla nostra postura, e se non correggiamo questa, anche molti interventi chirurgici sono destinati solo ad agire sugli effetti, e non sulla causa delle patologie.

        • Mi è venuta anche la seguente riflessione, che espongo ora:
          siamo partiti dal tema della macroeconomia, che riguarda tutti.
          Tutti sottostiamo alle sue conseguenze, e ci siamo domandati se possiamo anche agire, o essere solo spettatori.
          In effetti, a parte il fatto di andare a votare o meno, non possiamo fare molto, anche perchè molte decisioni passano sopra le notre teste…..

          Tuttavia possiamo fare qualcosa per noi, nel nostro piccolo, come se facessimo una micropolitica.
          Ecco, quindi, che trovare il modo di risparmiare su certe spese, ad esempio quelle notarili, o trovare cure alternative per i nostri malanni, più efficaci o meno costose di altre, potrebbe rappresentare una sorta di nostra micropolitica, la politica del nostro bilancio e la politica sanitaria, applicata al nostro ambito personale.
          Anche questo potrebbe rappresentare il legame con il tema generale proposto.

          • enrico says:

            Esatto Gian Piero,
            possiamo fare qualcosa tra noi nel nostro piccolo. Riguardo il rogito stamattina in Conservatoria a Modena ho avuto una gran brutta notizia:ho chiesto allo sportello come si fa a trascrivere un contratto di acquisto di immobili tra privati e mi hanno risposto che solo un notaio può farlo trascrivere. Gran peccato! Però le visure ipotecarie da fare prima del rogito, le possiamo fare noi stessi, quindi risparmieremo centiniaia di euro sulla parcella del notaio dato che saremo noi a farle.
            Potremmo anche prendere lezione dai cinesi, anzichè solo criticarli. Tra di loro si pèrestano i soldi evitando le banche o riducendone l'apporto ai minimi termini.In questo modo i cinesi si espandono nelle loro attività.

            • Per Enrico: buona notizia in arrivo!
              In effetti, quanto ti hanno detto è un po' impreciso, ma probabilmente lo sono stato anch'io.
              Non è che la trascrizione richieda necessariamente l'atto redatto o autenticato da notaio, in quanto l'atto potrebbe anche essere semplicemente, come recita la legge, autenticato da altro pubblico ufficiale a ciò autorizzato.
              Quest'ultimo potrebbe essere anche il cancelliere di tribunale, piuttosto che il segretario comunale o altro funzionario incaricato dal Sindaco, e questo servizio di autenticazione, comunque, ha prezzi sicuramente inferiori rispetto alle parcelle che si pagherebbero ad uno studio notarile.
              Bisogna quindi informarsi presso il comune, o presso la cancelleria del tribunale, su tali servizi e relativi prezzi.
              A suo tempo, dovendomi occupare di una pratica in tal senso, constatai che erano effettivamente irrisori.

              Da allora qualche aumento ci sarà sicuramente stato, ma credo con tariffari sicuramente tuttora inferiori rispetto ai notai.

  15. Aggiungo: in tal senso andava inteso il fatto che fosse sufficiente una scrittura privata senza intervento notarile, in quanto il pubblico ufficiale, diverso dal notaio, non si occuperebbe di predisporre l'atto, ma svolgerebbe solo la funzione di autenticazione.

    • ULTERIORE SOLUZIONE

      La questione devo dire che ha stuzzicato la mia memoria e, a dir il vero, mi era venuta in mente una cosa, ma non ero sicuro di ricordarmi esattamente-
      Comunque, ho fatto una piccola ricerca giuridica, e devo dire che la mia memoria non sbagliava….Trascrivo, quindi, con copia ed incolla quanto ho trovato, e chiedo venia di eventuali tecnicismi, ma riporto semplicemente quanto indicato in proposito.

      Ecco la risposta specifica, comunque, al tuo quesito, il che la dice lunga su certe lobbies (a buon intenditor….)

      TESTO OGGETTO DI COPIA ED INCOLLA
      Un ostacolo può essere costituito dalla Conservatoria Immobiliare, che richiede la copia autenticata dell’atto di compravendita.

      Compratore e venditore che volessero effettuare la transazione mediante scrittura privata hanno due alternative:

      1. recarsi presso uno studio notarile per la sola autentica delle firme, facendosi carico dell’onorario del notaio solo per questa prestazione (quindi molto ridotto);

      2. recarsi di persona presso la Conservatoria Immobiliare muniti di documento di riconoscimento.

      Il funzionario della Conservatoria, infatti, ai sensi del D.P.R. 445/2000 ha l’obbligo, a richiesta, della legalizzazione delle firme.

      Qualora questi si rifiutasse potrebbe essere addirittura denunciato per violazione dell’art. 328 del Codice Penale (rifiuto di atti d’ufficio).

      Sottolineiamo, infine, che la stesura di una scrittura privata comunque richiede una dimestichezza non comune con il diritto e pertanto è opportuno avvalersi di un consulente esperto.

      Sin qui il copia ed incolla. Aggiungo che l'art. 18 del citato D. P R: così recita:
      comma due art. 18
      2. L'autenticazione delle copie puo' essere fatta dal pubblico ufficiale dal quale e stato emesso o presso il quale e' depositato l'originale, o al quale deve essere prodotto il documento, nonche' da un notaio, cancelliere, segretario comunale, o altro funzionario incaricato dal sindaco. Essa consiste nell'attestazione di conformita' con l'originale scritta alla fine della copia, a cura del pubblico ufficiale autorizzato, il quale deve altresi' indicare la data e il luogo del rilascio, il numero dei fogli impiegati, il proprio nome e cognome, la qualifica rivestita nonche' apporre la propria firma per esteso ed il timbro dell'ufficio. Se la copia dell'atto o documento consta di piu' fogli il pubblico ufficiale appone la propria firma a margine di ciascun foglio intermedio. Per le copie di atti e documenti informatici si applicano le disposizioni contenute nell'articol…..

      Come si nota, anche il pubblico ufficiale al quale il documento va prodotto, cioè presentato, fuor di linguaggio giuridico, sarebbe tenuto……

      ferma rimanendo la possibilità di rivolgersi agli altri soggetti indicati, come il segretario comunale.

  16. Enrico, quando questa cosa sarà definita, sarei poi curioso di sapere come sia andata a a finire, cioè se tu sia riuscito a far a meno del notaio.

    Un saluto ed un augurio

    • enrico says:

      Grazie Gian Piero,
      in settimana torno in Conservatoria e mi faccio spiegare qale è la procedura per trascrivere un contratto autenticato da notaio/cancelliere/sindaco. A proposito di autenticazione, domanderò in Comune a Modena chi può svolgere tale tipo di servizio ed i costi. Magari senti pure in Tribunale per queste cose.Per le imposte di registro, penso che basti sentire l'Agenzia delle Entrate sul quanto e sul come. Grazie ancora di tutto Gian Piero!!

  17. Esatto Enrico, e ti posso già sin d'ora confermare che basterebbe, come indicato nel mio intervento di sopra, recarsi con i propri documenti alla conservatoria dei pubblici registri immobiliari, in quanto il conservatore sarebbe tenuto, per legge, ad effettuarla, in quanto, a norma del D. P. R. sopra citato è il pubblico ufficiale "al quale deve essere prodotto il documento"e non potrebbe proprio rifiutarla (vedi sopra).

    Ossia non è a discrezione del conservatore autenticare o meno, ma un suo preciso obbligo di legge, la cui inosservanza è peraltro penalmente sanzionata.
    Consiglierei, quindi, di richiamare la dianzi indicata norma.
    Quanto alle tariffe, sono presenti talora on line, talora basta recarsi o telefonare presso l'ufficio, dove si intende effettuare la pratica.

    • Turletti carissimo, complimenti davvero! : sei un fenomeno!

      Esiste un argomento dove hai un'informazione carente?

      Complimenti ancora!

      • Ciao Carla e grazie dei complimenti.

        Cosa vuoi….
        ho sempre avuto la fissa della formazione e di dare risposte a tutti su tutto e a forza di andarle a cercare, le risposte……

        In un commento all'articolo su Monicelli peraltro parlavi di un tuo recente lutto e quindi colgo l'occasione per farti le mie sentite condoglianze.

        A presto

        • Ti ringrazio tanto, Gian Piero, per esserti ricordato della scomparsa di mia madre.

          Buon inizio settimana.

          Con simpatia e stima.

          • Mi dispiace, non lo sapevo.
            Ti faccio le mie più sentite condoglianze.

          • Peter says:

            Anch'io non sapevo niente della scomparsa di tua madre. Ti sono vicino, le mie condoglianze.

            • Grazie Peter e grazie a tutte le persone che mi sono vicine.

    • enrico says:

      Allora,
      sono stato scoraggiato dalle file lunghissime.Ho però chiesto alla Conservatoria per e-mail (indirizzo fornitomi gentilmente dall'urp del comune) quanto costa la trascrizione, se c'è un modulo da compilare per trasrivere, se si può pagare la trascrizione in contanti allo sportello e/o marche da bollo e/o altre forme di pagamento e se bisogna portare altri documenti. Riguardo quest'ultimo quesito mi sembra di ricordare che bisogna portare con se l'atto di provenienza dell'immobile (es. rogito, decreto di trasferimento se l'immobile proviene da un'asta immobiliare aggiudicata,ecc.ecc.). Comunque appena giungono le risposte vi aggiornerò subito.

      • enrico says:

        Stamattina son tornato in conservatoria,
        la signora allo sportello ha detto che si paga per trascrivere 55 euro più 59 euro di bolli.Mi ha fatto presente che nessun privato ha mai fatto un rogito senza il notaio.Beh, se è per questo anche per le tasse il 99% e passa si rivolge al commercialista.Infatti se una persona non è disposta ad arrangiarsi per adempimenti che farà per decenni, figurarsi se si prende la briga di imparare una cosa che farà sì e no 1-2 volte nella vita, anzi c'è gente che non vende mai casa nella sua vita e rimane sempre lì.

        • Questo conferma quanto dicevo:
          colgo l'occasione del tuo commento, per una sorta di notazione sociologica al riguardo.
          E' interessante osservare che l'addetta alla conservatoria abbia detto che nessuno etc…..

          di solito, infatti, ti dicono quello che solitamente si fa, e c'è,…. purtroppo dico io…, questa tendenza a non dirti, invece, quello che si potrebbe fare, del tutto lecitamente, ma che la maggior parte delle persone non fa, spesso per il semplice motivo che non si sa che è possibile…

          • enrico says:

            Esatto Gian Piero,
            sembra quasi di essere dei sovversivi quando si domandano certe cose. Un giorno che potrò reggere la fila lunghissima mi fiondo all'agenzia delle entrate e chiedo quanto costa registrare l'atto di vendita di un immobile.Ricordo ai lettori che la registrazione è obbligatoria ai fini fiscali e va fatta entro 20 giorni dalla stipula dell'atto, pena sanzioni pecuniarie.Anche quando si disdice un contratto d'affitto di un immobile va pagata la tassa di risoluzione di tale contratto, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, cioè che si paga solo la tassa di registrazione all'inizio del contratto di affitto.Faccio inoltre presente che da quest'anno, sia nei contratti di vendita/permuta immobiliari che di affitto degli immobili, anche solo per affittare un garage è obbligatorio citare i dati catastali dell'immobile stesso.Quindi:imparare ad andare in catasto e……………………..farsi una bella visura catastale dalla quale risultano appunto i dati necessari.

  18. enrico says:

    A proposito dell'antagonismo settore privato-settore pubblico.Nel luglio 2008 un giornale (che per ragioni di privacy non dico) affermò che se lo statale (cioè dipedente del settore pubblico, quindi anche Ausl, Enti Locali,ecc,)si licenzia e si mette in proprio e fa impresa allora aumenta il PIL e quindi il gettito fiscale. Quale idiozia clamorosa!E' una cretinata perchè il 90% e passa delle imprese falliscono entro pochi anni e non per mancanza di bravura ma perchè appunto non c'è spazio per milioni di nuove imprese, specie poi in una crisi di questa portata! Quindi quale maggiore gettito fiscale deriverebbe? Con questo non intendo dire che bisogna aumentare l'apparato pubblico, ci mancherebbe!Servirebbe però meno faciloneria e superficialità nelle affermazioni! Credo che il blocco del turnover stia funzionando bene e benissimo funzionerà nei prossimi anni, non serve illudere la gente con sparate simili. E poi che impresa metti su senza capitali?Forse che la banca ti finanzia per il tuo bel faccino o la tua bella idea? Da notare che nella P.A. ci sono centinaia di migliaia di dipendenti congiunti o parenti di imprenditori/professionisti/commercianti/artigiani…………..

  19. Ottimo articolo Patrizio e ottimi interventi ma nessuno ha focalizzato l'attenzione sulle occasioni rappresentate dalla crisi e che si possono sfruttare grazie alla cultura finanziaria?

    Spero che tu Patrizio come me sei stato uno di quelli che ha approfittato della crisi facendo incetta di titoli di valore venduti a saldo al supermercato del mercato USA e non solo …

    è vero che le crisi ci sconvolgono un pò tutti ma è anche bello sapere che in questo caos c'è qualche pesce piccolo che riesce a difendersi molto bene spiluccando anche solo le briciole …

    e le briciole sono relativamente interessanti e potrebbero esserlo per tutti i partecipanti al blog …

    … grazie Mark dell'opportunità che mi hai dato di scrivere la mia idea sul tuo blog …

    Michele

    • Direi che, certo, la crisi è anche un'occasione, da valutare, visto che, peraltro, crisi etimologicamente deriva dal greco crino e crisis, cioè giudico e valutazione.
      Userei però dire per molti, ma non per tutti.
      Certe conseguenze, negative, purtroppo, riguardano tutti, ed ecco il tema dell'articolo che…ritorna, ma certe occasioni….

      Chi conosce l'analisi tecnica e fondamentale, ad esempio?
      Chi conosce certe tecniche inerenti al busines ed all'imprenditorialità?
      Chi conosce come applicare stop loss nella gestione dei sottostanti, e tecniche diverse, nella gestione del rischio su derivati?

      Appunto: molti, ma non tutti……

    • Grazie a te per il tuo bel commento caro Michele! 🙂

      …E pensare che proprio ieri ho scritto in privato a Patrizio dicendo che, a volte, mi arrivano email di persone che mi accusano di essere un truffatore perché vendo prodotti sugli investimenti proprio in QUESTO PERIODO.

      Bruttissima cosa l'IGNORANZA! E non c'è peggior ignorante di colui che parla pensando di "capire" e, al tempo stesso, sputa sentenze su persone che manco conosce…

      • Caro Mark,
        anch'io in questi periodi sto vedendo persone che proprio non la pensano come me e le vedo lontane anni luce da quello che voglio rappresentare … che ci restino dico io perchè spero di avere a che fare con loro il meno possibile. Come quel tizio che ha acquistato un'Opera sul mio sito mi ha fatto delle domande che mi facevano capire che aveva un livello di conoscenza degli argomenti molto bassa e poi mi chiede il rimborso perchè dice che gli argomenti che trattavo lui già li conosceva… io il rimborso gliel'ho dato perchè con questa gente non voglio avere proprio a che fare.
        Ma quanta strada credi che faccia questa gente ? Credo ben poca se fa di questo comportamento una vera e propria identità!

        • Anche questo è un "film" che io stesso ho visto più di una volta i primissimi tempi. Quando ci vedremo di persona, ti suggerirò un buon antidoto per debellare, in modo del tutto indolore, questi fastidiosissimi "virus"! 😉

    • Certo che ho approfittato dell'evento. Prima ho sfruttato l'onda ribassista ed ora quella rialzista.

      Nello specifico ho messo in portafoglio un mede dopo quel famoso incrocio di cui parlo nell'articolo, molte quote di alcuni ETF azionari che ad oggi sono in attivo del 15% (1% al mese in media). Per non parlare dei movimenti effettuati con il mio fondo pensione.

      Io dico sempre: "dal problema nasce l'opportunità! per chi sa come e quando coglierla…".

  20. Michele says:

    Ognuno è responsabile delle proprie scelte … oserei dire … anche su questo sito ci sono delle Opere che servono a dare almeno una infarinatura di base … certo non dico che bisogna fare tutto subito ma come dico io … il tempo che certe persone spendono per lamentarsi e ti garantisco per qualcuno è un continuo potrebbe essere impiegato diversamente … come dice qualcuno "testa bassa e si lavora" … cosa succederebbe se invece di lamentarsi il tempo venisse impiegato in maniera costruttiva?
    Anche io non ho una formazione universitaria di tipo economico ma con gli anni e tenendo sempre davanti al mio orizzonte temporale il mio obiettivo posso dire di essere diventato una persona che "se ne intende" e lo posso dire perchè i miei risultati sono cambiati e migliorati di anno in anno …
    … qual'è la tua Opinione Giampiero , i miei discorsi sono assurdi o c'è una speranza?

    Se non ci fosse una speranza allora anche Zanardi è un illusione … è un evento mediatico …?

    A me piace pensare di no ed è così che voglio vivere la mia vita!

    • Condivido, Michele, quanto tu dici, osservando al tempo stesso che il cogliere delle opportunità, ad esempio nel trading, piuttosto che nell'investimento in titoli sottovalutati, in base al loro fair value, è appunto occasione per molti, ma NON per tutti.

      Conditio sine qua non è una specifica formazione, poi occorre altro…
      Faccio un esempio:
      se uno è appassionato ed esperto di analisi tecnica, certo, potrebbe anche occupare il proprio tempo a fare del cosiddetto paper trading, cioè trading sulla…carta, ma…..
      si guadagna con il paper trading…?
      NON si guadagna, nè si perde….

      No, evidentemente, e finchè non si opera realmente sui mercati….e qui, purtroppo, ecco che il discorso impone ulteriori requisiti..
      per farla breve, occorre anche una capacità, tutta psicologica, per gestire ad esempio posizioni in stop loss, e quanti sono, invece, coloro che non tecnicamente, ma psicologicamente non riescono a chiudere un'operazione con stop loss, nel trading in azioni?
      Ecco spesso perchè si tende a lasciar correre le perdite, invece dei profitti.
      Poi, è anche possibile un condizionamento, un allenamento psicologico per riuscire in questo, ma non siamo tutti uguali e c'è anche chi, a fronte anche solo di piccole perdite e di un piccolo capitale impiegato nel trading, si ferma lì, comunque, al primo loss….

      Ma l'esempio, ovviamente, potrebbe valere per tanti altri ambiti, ad esempio per quello imprenditoriale, dove spesso, più che i progetti , i piani o le idee, quello che mancano sono proprio i soldi, sopratutto per una metalità, sia bancaria, sia imprenditoriale, in tal senso molto diversa da quella anglosassone…..e retaggio di una cultura italiana piuttosto ostile alle aperture ed alle nuove opportunità…..

      • Che poi non servoo neanche grandi capitali per farlo.

        Fin dal 97 mi occupo di investimenti azionari ma da un anno ho iniziato anche quelli sul forex e sulle commodies utilizzando il meccanismo delle leve con i cfd.

        Bene, dopo 6 mesi di simulazione e studio e 6 mesi di pratica reale riesco già, a fronte di un capitale di 500 euro effettivamente investiti,a guadagnare la media di 20 € al giorno con trend in crescita (perchè reinvestisco parte dei guadagni per alimentare il capitale che posso investie) che sono il 4/5 % al giorno…

        Ancora mi reputo in fase beta-test, ma se tutto va bene entro un anno potrò aver ricavi da questa attività pari ad uno stipendio da impiegato con inoltre una trend di ricavi decisamente favorevole nel tempo.

        Il paer trading va bene solo qundo si deve imparare ma poi bisogna tuffarsi. Anche se all'inizio avessi perso 500 euro di investimento alla fine di certo non fallivo per quel tentativo. Basta perseverare e studiare dove si è sbagliato e fare in modo che gli errori non si ripetano.

    • Purtroppo alla gente piace spesso lagnarsi. Ricordo che c'è un termine psicologico che spiega il piacere che si prova nell'autocommiserarsi ma adesso no ricordo qual'è.

      A Catania e a Napoli esiste una fortissima disoccupazione, molto più incisiva di quella che dichiarano in TV e vi è un esercito di gente che chiede un lavoro, fa scioperi, cerca raccomandazioni o va a sfogarsi su forum o blog.

      Poi ci sono quelli più svegli, e ne conosco un bel po', che invece di lagnarsi a destra e a manca hanno cercato una soluzione: il trading profesisonale!

      Cosa accade a Catania e a Napoli? V'è presente un forte zoccolo di trader in queste 2 città: solo A catania conosco almeno una ventina di persone che vivono solo ed esclusivamente di trading senza nessun altra entrata economica. Mi hanno detto essere molto diffuso il fenomeno anche a Napoli.

      COsa è accaduto? semplicemente, questi ragazzi non trovando lavoro per molto tempo si sono dedicati anima e corpo alle attività speculative come fosse un lavoro. Alla fine non è tanto diverso rispetto al fare il commerciante: nel commercio compri e vendi merci mentre nel traidng compri e vendi titoli… il meccanismo è identico.

      Certo nelle attività commerciali ci sonoproblemi tecnicamente meno complicati (alla fine si tratta di comprare e rivendere ad un prezzo più alto) e le difficoltà tecniche consistono nel fare in modo che le spese fisse siano inferiori ai ricavi. Nel trading invece non si può effettuare il ricarico ma si deve valutare i segnali per capire cosa un titolo fare con molta probabilità nel futuro (più o meno immediato). Tutto sommato non ci sono affitti da pagare, dipendenti da stipendiare, merce invenduta eccetera…

      In prarticolare un tizio che ho conosciuto l'anno scorso che vive in uno dei quertieri più degradati della città ha incassi costanti da trading superiori a 4 mila euro al mese dopo 6 anni di attività… Pteva anche lui fare casino per un posto in un call center o un posto da ricercatore universitario invece ha preferito puntare su questa attività.

      Molti dicono ce guadagna solo l'un percento di chi inizia ma sono tutte balle. In usa questo è un lavoro vero e proprio con un suo inquadramento professionale e nessuno si sognerebbe di dire alla gente di wall street che stanno solo giocando d'azzardo. Questo è un lavoro vero e proprio e guadanga chi si impegna ad imparare il mestiere ed ad applicarlo nella realtà.

      Per mia esperienza chi studia tranding con lo stesso impegno di chi studia una materia universitaria impara. Il metterlo in pratica corrisponde alla stessa difficoltà che intercorre per un laureato in qualunque disciplina nel mettere in pratica le proprie conoscenze.

  21. Bene Patrizio, sono contento di sapere queste notizie interessanti … speriamo di renderla un pochino più difficile ai grossi squali … saremo pure pesci piccoli ma … chi è veloce e furbo come noi? 🙂




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