CAPITALISMO: che cos’è veramente? (parte prima)
Benessere Finanziario, Cultura, Società
Prima di cominciare questo mio articolo sul capitalismo, voglio ringraziare le tante persone che mi hanno contattato tramite Facebook o Skype in queste ultime settimane, complimentandosi con me per gli articoli che ho scritto fino a ora.
Tuttavia, ho anche ricevuto alcune contestazioni, talvolta pesanti, di persone che mi hanno fatto chiaramente intendere che devo farmi i “cazzi miei” riguardo ai calcoli sulla convenienza dell’investimento nel campo dell’istruzione.
In particolar modo, un tizio con l’IP della provincia di Como mi ha velatamente minacciato…
Tengo a precisare che non ho nessun vantaggio economico nello scrivere su quest’argomento, in quanto a me non cambia niente se la gente studia o meno.
Né tanto meno il mio video-corso o i miei libri sono incentrati su questo argomento, a causa del quale si sarebbe potuto presupporre che io abbia un qualche tipo di interesse a voler influenzare “le masse” su tale decisione.
In definitiva, non so per quale arcano motivo queste persone – senza neanche un minimo di argomentazione a supporto delle loro “tesi” – si siano indispettite per i miei articoli, ma ho l’impressione che ho messo il dito in qualche piaga…che ha a che fare col discorso del capitalismo!
Tenendo conto del linguaggio alquanto maccheronico e sgrammaticato espresso nei messaggi che mi sono arrivati, mi sento di togliere dalla lista dei sospettati la categoria dei professori e rettori universitari ai quale va il mio più grande rispetto.
In realtà, il motivo per cui sto scrivendo degli articoli dedicati a tale argomento è quello di insegnarti a vedere le cose anche con altri occhi. Gli occhi del capitalismo…
Nell’inconscio collettivo di molti, la parola capitalismo suona come una cosa negativa e soprattutto con connotato politico, ma questa è una concezione completamente sbagliata.
In realtà, il capitalismo è un modo particolare di affrontare i problemi e non, come pensano un sacco di persone, l’ “antagonista” del comunismo.
Si può riassumere tutto il movimento capitalista in un’unica frase che è sempre vera: “Se non c’è un guadagno c’è sicuramente una perdita.”
In buona sostanza, qualunque movimento di denaro produci, per qualunque motivo (tramite l’istruzione, la cultura, il lavoro, gli acquisti, gli investimenti…e qualunque cosa ti viene in mente in cui ci sono di mezzo soldi e/o tempo anche solo marginalmente) è legato indissolubilmente al capitalismo.
Detto ciò, chi riesce a gestire la sua vita sotto questo principio naviga con il vento in poppa.
Quelli che in passato (o nel presente ovviamente) hanno applicato scientificamente i postulati del capitalismo si sono arricchiti, a volte anche smisuratamente come ad esempio i Rothschild e i Rockefeller (nel passato), oppure Bill Gates, Abramovich o Richard Brenson (nei giorni nostri).
Di postulati legati al capitalismo ne esistono centinaia, ma i principali sono questi:
- Se non è un guadagno è sicuramente una perdita. Quanto appena detto implica che non esiste la possibilità di andare in “pari”: se vai in pari economico sei andato in perdita di tempo…
- Avere come obiettivo la ricerca dell’equilibrio economico porta a un’inevitabile perdita;
- Muoversi senza un fine porta a una perdita;
- Se non si può valutare il fine in tutte le sue componenti, si prende il rischio di muoversi nella direzione sbagliata e quindi di andare in perdita;
- Il tempo vale molto più del denaro, perché non è riproducibile;
- Dal precedente postulato si evince che è preferibile perdere del denaro piuttosto che del tempo.
E potrei continuare così con centinaia di altri postulati sul capitalismo, alcuni anche molto evidenti…come appunto devono essere i postulati.
Negli scorsi articoli, se li hai letti, ti ho praticamente “costretto” a ragionare su un problema tramite una mentalità diversa dal solito. Avevo scelto il campo dell’istruzione, perché tutti sanno più o meno come funziona.
…Tutti hanno studiato a scuola, la gran parte dei lettori di questo blog è probabilmente diplomata e molti hanno frequentato l’Università, o hanno parenti e amici stretti che l’hanno fatto.
Quindi una trattazione su quest’argomento la capiscono tutti, mentre invece su altri campi rischiavo di tagliare fuori la maggior parte di chi mi legge.
Se hai voglia, c’è un piccolo esercizio per “mettere in pratica” ciò di cui ho parlato in quest’articolo: cerca di capire dove ho applicato i 6 precedenti postulati nel mio scorso articolo (diviso in 3 parti) e scrivi le tue considerazioni alla fine di questo.
Per tua comodità, qua in basso ti metto i link del mio articolo diviso in 3 parti su quanto rende l’investimento in istruzione:
Patrizio Messina – Autore di “Investire, Guadagnare (…e Risparmiare!)”





Ciao Patrizio.
Intendo, innanzi tutto, esprimerti tutta la mia solidarietà per quanto verificatosi.
Ogni tanto, capita che qualcuno, o perchè non si condividono le sue idee, o perchè toccato nei suoi personali interessi, si senta in libertà di minacciare, ma vorrei ricordare a questa persona che esistono sempre i reati di minaccia ed, in questo caso, di estorsione, in quanto si vuol ottenere da un altro un certo comportamento (cioè di astenersi dal trattare un certo argomento) con l’uso della minaccia.
Al tempo stesso, noto che hai già attivato le giuste procedure, che hanno consentito l’identificazione dell’IP e quindi credo si perverrà all’identificazione dell’autore di quella comunicazione estorsiva nei tuoi confronti, mentre non farei troppo affidamento sul tipo di linguaggio e sulle sgrammaticature, in quanto potrebbero essere espedienti per confondere le idee.
Sicuramente, devi aver infastidito qualcuno, che ha degli specifici interessi nel settore della formazione, e questo riconferma la validità della tua analisi.
Ma tale evento offre anche l’occasione per riflettere sui limiti, sulle lucied ombre dei social, immaginando che sia da quel canale che proveniva la comunicazione, per dire che questa realtà indubbiamnte mal si addice, intanto, a chi voglia preservare una certa privacy, ed anche per questo non è mai stato nelle mie corde, un discorso come quello del social, ma non solo.
I social sono anche un mezzo per veicolare reati ed apologie di reato, come quei gruppi che difendono questo o quel delinquente.
Beh, comunque, come si diceva una volta, tanti nemici, tanti gloria…..
Se uno dovesse smettere di esprimere le proprie opinioni, solo perchè a qualcuno da fastidio…..
Comunque, tale increscioso episodio rafforza, in me, sempre più l’opinione dell’opportunità di abolire il valore legale del titolo di studio, proprio anche per la presenza di interessi corporativi nel settore della formazione.
Detto questo, passo al tema del capitalismo, sul quale penso che, prima ancora che un sistema sociale ed economico, rappresenti una filosofia, un modo di pensare e di analizzare la realtà.
La sua valenza è tale, che se ne sono accorti anche i cinesi, ed oserei dire che il partito comunista cinese, in effetti, si è trasformato in una sorta di partito fascista, in quanto non impone ora il comunismo, ma consente il capitalismo, all’insegna del principio: io ti lascio la tua libertà economica, di stampo capitalista, e tu mi lasci la mia autarchia ed i miei privilegi.
Chissà cosa ne penserebbe Mao.
Quanto all’articolo sull’istruzione, indubbiamente è pervaso di osservazioni riconducibili al pensiero capitalista, ed a tale proposito osservo, in primis, uno dei principi, a mio avviso più rilevanti: l’importanza del tempo.
Tempo, quindi, come fattore ancora più rilevante del denaro, perché, come dicono le scritte di antichi orologi, tempus fugit, per non tornare mai più.
E quell’articolo infatti, sottolinea soprattutto come un certo percorso formativo possa far perdere un’infinità di tempo e, quindi, di occasioni di guadagno.
E’ una delle contraddizioni di una certa realtà tipicamente italiana, cioè sopratutto una dimensione del pensiero genitoriale che, in nome di principi capitalistici, contraddice poi se stessa, per mancata conoscenza della realtà effettiva.
Ed infatti, la concezione genitoriale cui mi riferisco è intrisa di quei principi:
li richiamo di seguito, esemplificandone l’applicazione:
1. Se non è un guadagno è sicuramente una perdita. Quanto appena detto implica che non esiste la possibilità di andare in “pari”: se vai in pari economico sei andato in perdita di tempo…
Molti genitori, infatti, temono che un figlio perda tempo, se non si laurea.
Il tempo speso diversamente, infatti, non consentirebbe, o renderebbe difficoltoso, conseguire il giusto traguardo lavorativo, e perciò rischierebbe di mettere il figlio nella condizione di non lavorare, portandolo al pareggio economico, e quindi in perdita.
Ed ecco, appunto, la contraddizione: si instrada il figlio su un percorso che, con ottime probabilità statistiche, gli farà appunto perdere tempo, mettendolo in una condizione, che poi gli renderà molto difficile anche solo pareggiare la posizione economica, di chi abbia iniziato a lavorare molto prima di lui.
2. Avere come obiettivo la ricerca dell’equilibrio economico porta a un’inevitabile perdita;
Molti genitori, infatti, sperano che, quanto meno, un figlio abbia una situazione economica in cui i ricavi pareggino i costi, ma questa situazione è da evitare, in quanto negativa.
Cosa significa un’impresa, nella quale i ricavi pareggiano i costi?
Che non crea valore e, quindi, si è trattato di un investimento sbagliato, nel caso di specie rappresentato dall’aver buttato via molto tempo nella formazione.
3. Muoversi senza un fine porta a una perdita;
Probabilmente, di questo molti non si rendono conto, neppure i genitori.
Spesso questi indirizzano i figli su percorsi, che non hanno il fine, che essi pensano, in quanto se poi il figlio, per qualunque motivo, non riesce realmente ad emergere, allora non si capisce, effettivamente, quale sia il vero fine di tale percorso.
Ed ecco, infatti, la perdita: poniamo, come peraltro indicavo in miei precedenti interventi, che il figlio, laureato, non trovi lavoro, ad esempio proprio perché molte imprese non ricercano i laureati, per una miriade di mansioni, ed allora, a cosa è servito laurearsi, dal punto di visto economico?
4. Se non si può valutare il fine in tutte le sue componenti, si prende il rischio di muoversi nella direzione sbagliata e quindi di andare in perdita;
Questo principio riconduce a quanto appena detto: un ipotetico mezzo, strumento finalizzato alla crescita economica, la laurea, potrebbe avere conseguenze diverse da quelle prospettate, e far muovere la persona in una direzione erronea, in quanto gli rende ancora più difficile il raggiungimento del fine, per cui sta cercando di conseguire quel determinato strumento, cioè la laurea.
5. Il tempo vale molto più del denaro, perché non è riproducibile;
Ed infatti, se le cose vanno storte, può darsi che, intraprendendo percorsi alternativi, diversi da quelli originari, si pervenga a guadagnare molto più denaro di quello che si sarebbe guadagnato, permanendo nell’originario persorso, ma…
Il tempo, a differenza del denaro, non è fungibile, cioè non è mai lo stesso.
Eraclito diceva anche che non puoi mai immergerti nella stessa acqua di un fiume, perchè l’acqua che vi scorre non è mai la stessa.
Il tempo di oggi non è quello di domani, ed il tempo dei vent’anni non è quello dei trenta.
Conseguenza: se, quindi, hai buttato il tuo tempo, ad esempio dietro improvvidi percorsi universitari, il tuo tempo non te lo restituirà più nessuno.
6. Dal precedente postulato si evince che è preferibile perdere del denaro piuttosto che del tempo.
Ed infatti, lo studente che butta i suoi anni, non potrà chiedere un prestito ad una qualche banca del tempo, che gli restituisca anche solo parte della gioventù buttata, mentre l’iprenditore fallito può rifarsi, o il trader che abbia perso dei soldi, dopo un po’, potrebbe averne più che all’inizio della sua attività.
Solo su un aspetto non concordo con le tue conclusioni, e cioè quando, alla fine dell’articolo, osservi: “Qualcuno può obiettare che rimane sempre la cultura generale, ma io sono dell’avviso che in genere di cultura non ci si ciba. Sarò troppo “capitalista” nella mentalità, ma personalmente divido qualunque argomento o investimento in 2 categorie: quelli che rendono e quelli che non rendono…”-
La cultura ciba comunque l’animo ed ad esempio io provo lo stesso stato d’animo nel seguire una media mobile sui grafici di borsa, come nell’interpretare una sinfonia di Widor su un organo a canne a 4 o 5 tastiere.
Del resto, a sua volta, il denaro è solo uno strumento, in quanto acquisisce valore per ciò che puoi acquistarci.
Ma capisco anche il perchè della tua osservazione:
è la risposta a tutti quei genitori che ti dicono, appunto, che la cultura rimane, ma il figlio cosa se ne fa, se poi non gli consente un certo reddito?
Come Newbie, sono costantemente alla esplorazione in linea sugli articoli che possano facilitarmi sull’argomento. Lascio anche l’ email perché mi picerebbe avere avvisi sui prossimi aggiornamenti. Eccezionale sito internet.