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Wall Street film: recensione di un cult movie

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Wall Street è un film mito che, sicuramente, rappresenta un’era: quella degli yuppie. Il film Wall Street è stato girato fra il 1985 e il 1986, ma debuttò nelle sale cinematografiche qualche giorno prima del crollo della borsa di New York dell’87.

Già questa concomitanza di eventi ne fece crescere smisuratamente il successo. Se a questo aggiungi il fatto che molti lo tacciarono di aver, esso stesso, posto le basi che scatenarono la crisi, puoi facilmente immaginare il motivo per cui è diventato leggenda!

Se chiedi a qualunque trader se per caso conosce il film Wall Street girato da Oliver Stone ti prenderà per pazzo!!! Non solo l’ha visto, ma probabilmente ti saprà recitare come minimo la metà dei dialoghi. 🙂

Parliamo della trama di Wall Street : il film è ambientato durante la metà degli anni ’80 nella città di New York, negli anni dello yuppismo, quelli che in Italia chimavano gli anni della Milano da bere. Il protagonista è un giovane di nome Bud Fox (interpretato da Charlie Sheen) che, dopo essersi laureato alla business school, decide di fare quello che tutti i giovani rampanti dell’epoca volevano fare: arricchirsi velocemente!

Si mette, quindi, a lavorare per un’azienda che piazza azioni tramite telefono. Tuttavia, sa bene che telefonare alla gente prendendo i numeri dall’elenco (tipo gli odierni piazzisti di abbonamenti telefonici) non lo porterà lontano e decide quindi di acchiappare il cosiddetto “elefante” cioè il grosso capitalista.

Le sue attenzioni ricadono sul finanziere Gordon Gekko (interpretato magistralmente da Michael Douglas che, grazie a questa interpretazione, vinse addirittura un oscar!) diventato famoso perché rappresentava lo yuppie per eccellenza, il grande capitalista che tutti volevano imitare, il tizio che 20 secondi dopo il disastro del Challenger (1986) ebbe il cinismo di vendere le azioni Nasa allo scoperto…

Buddy si mette in contatto con Gekko e gli propone un affare che, però, risultava essere un caso di insider trading. L’affare va in porto e il grande capitalista intuisce che il suo nuovo alfiere non è tipo che disdegna i soldi facili e inizia a proporgli degli affari illegali sempre più grossi e rischiosi.

A un certo punto, Bud offre a Gekko l’opportunità di un investimento per migliorare la compagnia aerea dove lavorava suo padre ma, dopo aver accettato le condizioni, Gekko decide di smembrarla e licenziare tutti perché in questo modo avrebbe guadagnato di più.

Alla fine Bud, capendo che era stato preso per i fondelli, decide di vendicarsi con l’aiuto di un acerrimo nemico dell’ormai ex mentore. Il film finisce con la polizia che scopre le attività illecite di Bud e Gekko, arrestandoli entrambi.

La trama in sé non è nulla di così “eclatante”, né sono presenti colpi di scena memorabili, tuttavia Wal Street è un film sicuramente da vedere per alcuni particolari.

Il personaggio di Gordon Gekko recita alcune delle frasi più belle e calzanti di tutta la storia del cinema, dipingendo perfettamente quello che era lo spirito dell’America Reaganiana.

Non deve stupire che in molti altri film le sue battute sono state citate come esempio, o come detti, o veri e propri “dogmi”. La rivista Forbes (rivista dedicata al mondo economico) ha dedicato, addirittura, una copertina a Gordon Gekko (cosa mai accaduta fino ad allora per un personaggio inventato).

Cito qui alcuni dei più famosi dialoghi del film Wall Street:

<< L’avidità, non trovo una parola migliore, è valida, l’avidità è giusta, l’avidità funziona, l’avidità chiarifica, penetra e cattura l’essenza dello spirito evolutivo. L’avidità in tutte le sue forme: l’avidità di vita, di amore, di sapere, di denaro, ha impostato lo slancio in avanti di tutta l’umanità. E l’avidità, ascoltatemi bene, non salverà solamente la Teldar Carta, ma anche l’altra disfunzionante società che ha nome America. >> (Gordon Gekko)

<< Il più ricco 1% del paese possiede metà della ricchezza del paese, 5 trilioni di dollari. Un terzo di questi viene dal duro lavoro, 2/3 dai beni ereditati, interessi sugli interessi accumulati da vedove e figli idioti, e dal mio lavoro, la speculazione mobiliare-immobiliare. >> (Gordon Gekko)

<< Io sono in questo business dal ’69. I più di questi laureati a Harvard non vale un cazzo. Serve gente povera, furba e affamata. Senza sentimenti. Una volta vinci e una volta perdi; ma continui a combattere. E se vuoi un amico, prendi un cane. >> (Gordon Gekko)

<< È una stronzata, c’è il 90% degli americani là fuori che è nullatenente o quasi. Io non creo niente, io posseggo. E noi facciamo le regole: le notizie, le guerre, la pace, le carestie, le sommosse, il prezzo di uno spillo. Tiriamo fuori conigli dal cilindro mentre gli altri, seduti, si domandano come accidenti abbiamo fatto. Non sarai tanto ingenuo da credere che noi viviamo in una democrazia: vero, Buddy? È il libero mercato, e tu ne fai parte: sì, hai quell’istinto del killer… >> (Gordon Gekko)

<< Il denaro non dorme mai. >> (Gordon Gekko)

<< Il denaro c’è ma non si vede: qualcuno vince, qualcuno perde. Il denaro di per sé non si crea né si distrugge. Semplicemente si trasferisce da un’intuizione a un’altra, magicamente. >> (Gordon Gekko)

<< È tutta una questione di soldi, il resto è conversazione. >> (Gordon Gekko)

<< Mio padre lavorava come un mulo per vendere materiale elettrico e a quarantanove anni lo fulminarono un infarto e le tasse, ti devi svegliare hai capito? Se non ci sei dentro, ne sei proprio fuori, ok? E io non parlo di un impieguccio da quattrocento mila dollari l’anno in Wall Street, di volare in prima classe, di vita comoda, io sto parlando di ricchezza, ricchezza sufficiente per avere un tuo jet, sufficiente per non buttare via il tempo, cinquanta, cento milioni di dollari, Bud. O capitano, o niente. >> (Gordon Gekko)

<< Il mio primo affare immobiliare: venduto due anni dopo, ci guadagnai 800.000 dollari netti. Molto meglio del sesso. >> (Gordon Gekko)

<< Non conosco nessuna comodità che valga quanto l’informazione. >> (Gordon Gekko)

<< A pranzo? Che scherzi? Il pranzo è per chi non ha un cazzo da fare! >> (Gordon Gekko)

Potrei fare una vera e propria disquisizione su ogni frase (e in effetti, credo che in un mio prossimo articolo approfondirò molte di esse), ma ti posso anticipare che condivido molte delle frasi anche se chi le dice non era certo un personaggio molto simpatico.

Molto famose nel film Wall Street anche queste altre frasi dette da altri personaggi:

<< Mai saputo quanto ero povero, prima di cominciare a fare i soldi. >> (Bud Fox)

<< I soldi sono una cosa che serve sempre, se non muori domani. >> (Kark Fox)

<< Non c’è nobiltà nella miseria. >> (Bud Fox)

<< Il guaio principale del denaro è che ti fa fare delle cose che non vorresti fare. >> (Lou Mannheim)

<< Ragazzo, non si può essere incinta solo a metà. >> (Lou Mannheim)

<< Gli spazza soldi vanno e vengono con ogni rialzo, i sistematici seri superano ogni ribasso. >> (Lou Mannheim)

Potrei citarne altre, ma chi vuole farsi un’idea più approfondita fa prima a vedere il film…anche più di una volta! In particolar modo, molti credono che le frasi di Lou Mannheim siano il vero pensiero del regista Oliver Stone che, per chi non lo sapesse, è figlio di un broker che ha lavorato per 50 anni a Wall Street.

Non voglio entrare troppo nel dettaglio della trama, in modo da lasciare spazio a un dibattito aperto (se qualcuno vorrà commentare e dire la sua).

Ciao e alla prossima.

Patrizio Messina – Autore di “Investire, guadagnare (…e Risparmiare!)”


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3 Commenti a “Wall Street film: recensione di un cult movie”

  1. Un ben ritrovati, innanzi tutto, a tutti gli utenti del blog, ed un particolare saluto a Mark ed a Patrizio.

    Tra una vicissitudine di salute (e non solo), e l'altra, sono riuscito ad andare a vedere il seguito della storia di Gordon Gekko, ma non svelo la trama, anche per non guastare la sorpresa ad eventuali futuri spettatori.

    Gekko mi richiama alla memoria varie considerazioni, relativamente a realtà riconducibili per un verso all'ambito legale e, per altro verso, a quello finanziario, considerazioni che, a mio avviso, hanno proprio a che vedere con i discorsi sulla crescita personale, professionale e finanziaria, cui è dedicato il sito di semplifica.com.

    Gordon rappresenta un chiaro esempio di insider trader, che non a caso è scoperto ed arrestato, alla fine della prima parte.
    Questo è quanto di solito si verifica nel sistema statunitense, per casi di questo tipo, in quanto sistema particolarmente attento ai controlli, e con un'autorità corrispondente alla nostra Consob, che ha i poteri di una vera e propria autorità giudiziaria.
    In sistemi giuridici diversi, tra cui anche l'Italia, invece, questo solitamente non si verifica.
    Sono pochi i casi di insider a finire dinanzi all’autorità giudiziaria, in Italia ed in altri paesi, ed anche quei pochi finiscono quasi sempre con un’archiviazione, ma non tanto per la bravura dell’avvocato difensore, ma piuttosto perchè è la stessa accusa che non riesce a provare i fatti, ed infatti le uniche prove realmente consistenti sarebbero quelle basate su un’attenta analisi delle transazioni, ma questo solitamente è molto più facile a realizzarsi negli USA.
    Ma comunque., anche se il caso è archiviato, rimane sulle spalle dell’insider sospettato, un fardello forse ancora più grave, il sospetto, la perdita di fiducia nei suoi confronti, che gli rovina i rapporti con eventuali collaboratori e clienti, o con i soci.

    E’ quanto si verifica anche a Gordon, una volta uscito di galera, ed il film anche sotto questo profilo svela sia il suo realismo, sia la sua natura formativa, con chiari intenti etici.
    L’uomo Gordon si trova di fronte ad una scelta esistenziale, ed alla fine capisce che……

    Ma il film è anche intriso di molto realismo, come dicevo.
    Non a caso, a differenza di un’araba felice risorta dalle proprie ceneri, Gordon non risorge per magia, ma grazie ad un “trucco”…., visto che non ha più la fiducia degli altri operatori, e solo così riesce a riavere la liquidità finanziaria necessaria per ripartire.
    C’è peraltro anche un chiaro richiamo alla situazione della Lehman Brothers, nel film.

    Dal film e dalla realtà del trading e degli investimenti finanziari si può comunque trarre l’insegnamento che il gioco dell’insider trading, o altri analoghi, giustamente sanzionati dagli ordinamenti giuridici, in quanto comportamenti che violano il fondamentale principio della simmetria informativa degli operatori, non vale la pena, innanzi tutto in termini umani, esistenziali.
    Le conoscenze attuali nell’ambito delle analisi finanziarie (che non c’erano negli anni ’80), hanno comunque raggiunto livelli di tale perfezionamento, da rendere comunque proficua l’operatività sui mercati finanziari, anche senza informazioni privilegiate, con le opportune cautele e la necessaria formazione.

    Sistemi basati su algoritmi genetici, reti neurali, o altro, si rivelano quasi sempre vincenti, e quelle poche operazioni perdenti vanno gestite con apposite tecniche di gestione del rischio, ovviamente diversificate secondo il tipo di strumento utilizzato, derivato o sottostante.

    Infine, a tale riguardo, vorrei ricordare una particolare circostanza occorsa proprio in questi giorni.
    E’ da poco morto Benoit Mandelbrot, nome che a molti dirà poco o nulla.
    Ma Mandelbrot è stato un genio matematico, che ha elaborato le geometria dei frattali, geometria che riesce ad elaborare calcoli su oggetti irregolari, come potrebbe essere un grafico di borsa.
    Ed anche grazie a sistemi basati su questo tipo di geometria, si sono raggiunti risultati particolarmente significativi, nell’ambito delle analisi dei mercati finanziari.
    Un’ulteriore conferma che abusare delle asimmetrie informative non vale proprio la pena, sotto tutti i profili.

    • Patrizio Messina says:

      Non ti preoccupare nella prossima recensione parlerò proprio di money never sleep.




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