=> Quanto rende investire in ISTRUZIONE? (parte seconda)


I corsi online che ti semplificano la vita
 

Home Blog - Corsi Online Gratuiti - Corsi Online Avanzati - Testimonianze



Quanto rende investire in ISTRUZIONE? (parte seconda)

categoryBenessere Finanziariocategory

Quanto rende investire in ISTRUZIONE? (parte seconda)

Nella prima parte dell’articolo sull’investire in istruzione ho fatto il calcolo di quanto viene a costare, mediamente, far studiare un proprio figlio in modo tale che possa acquisire il famoso “pezzo di carta”.

Sono arrivato alla conclusione che bisogna essere in grado di sborsare almeno 50.000 € se si decide di investire in istruzione all’università. Incominciamo adesso a fare i confronti con i diplomati.

Secondo le statistiche nazionali, un diplomato con professione (geometra, ragioniere, perito industriale) che se la cava a fare il suo lavoro – quindi non uno che si è diplomato a spinte facendosi bocciare 2 o 3 volte – trova lavoro mediamente in 1 anno.

Ovviamente, questa statistica varia molto fra nord e sud: i più fortunati abitanti del nord-est sembra che spesso vengano chiamati quando sono appena usciti da scuola, mentre invece i meridionali devono aspettare anche 2 o 3 anni e a volte si devono spostare dalle loro case (ma lo devono fare anche i laureati e quindi possiamo semplificare nel calcolo…).

In ogni caso chi si dà un mossa, anche se meridionale, riesce a trovare un impiego decente entro un anno solare dal diploma.

Perciò, se facciamo una simulazione che inizia nel 2010, un ragazzo che si diploma a Luglio 2010, troverà un lavoro (spesso indeterminato in quegli ambiti lavorativi) più o meno a Settembre 2011.

Il contratto più diffuso presso i diplomati è il CCNL 3° livello (faccio la simulazione con i metalmeccanici ma il discorso non cambia con quello di commercio o di concetto), che consta di uno stipendio che varia fra i 1.000 e i 1.200 € a secondo se si effettuano lavori con turni o meno. Diciamo, quindi, che siamo nell’ordine dei 1.100 € mensili.

Generalmente, un diplomato con titolo professionale riesce a salire fino al 5° livello CCNL entro 5 anni dall’inizio del contratto. I livelli di stipendio vengono elargiti in base a dei parametri di specializzazione e di esperienza ben precisi e quindi, normalmente, indipendenti dal datore di lavoro perché imposti “via sindacato”.

Un 5° livello percepisce uno stipendio che oscilla tra i 1.200 e i 1.400 € e quindi, per le nostra famosa media, siamo a 1.300 € (sto parlando di stipendi netti).

Si ha che nei 7 anni che impiega uno studente a laurearsi, il diplomato ha già guadagnato 14.300 € nel 2011 (tredicesima compresa), 14.300 € nel 2012, 15.600 € nel 2013 (è appena passato al 4° CCNL), così come nel 2014 e 2015 e nel 6° anno di lavoro (il settimo dal diploma) circa 16.900 €. In totale fanno 92.300 €, oltre ai 6 anni di contribuzione pensionistica…

Nel settembre 2016, finalmente, il nostro studente che ha deciso di investire in istruzione si laurea e deve rimontare un gap di 142.300 € rispetto al diplomato (costo degli studi più quello dei mancati introiti).

Inoltre, al contrario di ciò che pensano i genitori “tipo” riguardo l’investire in istruzione, un laureato incontra maggiori difficoltà a trovare lavoro rispetto a un diplomato.

Com’è possibile??? La risposta, in realtà, è molto semplice. L’ambiente lavorativo è come quello dell’esercito: più alto è il titolo di studio, meno posti sono disponibili per quella figura professionale.

In pratica, più alto è il grado dell’esercito a cui si punta, meno posti vi sono disponibili… Ci sono più marescialli o generali? Ci sono più tecnici o membri del consiglio d’amministrazione?

Nella terza parte di questo mio articolo sull’investire in istruzione parlerò proprio del sistema lavorativo italiano, mettendo in luce la piramide lavorativa nel nostro paese e all’estero…

Patrizio Messina – Autore di “Investire, Guadagnare (…e Risparmiare!)”


Banner

Tua Email:


18 Commenti a “Quanto rende investire in ISTRUZIONE? (parte seconda)”

  1. Gian Piero Turletti scrive:

    La seconda parte dell'articolo conferma una mia osservazione, relativa alla prima parte, sull'organizzazione piramidale del lavoro. E non solo.

    Si evidenzia un gap finanziario, sotto il profilo dei guadagni, che con difficoltà si riesce a colmare.
    Perchè valga la pena, quindi, sotto il profilo finanziario, conseguire un titolo universitario, occorre acquisire sin da subito una posizione di rilievo, mentre solitamente le posizioni riservate a chi s'inserisce nel mondo del lavoro, pur con un titolo universitario, non sono così distanti da quelle dei diplomati, in termini retributivi.

    E' vero che un'eventuale, successiva carriera potrebbe essere favorita da un titolo cosiddetto superiore, ma…intanto, non è comunque detto che ai piani alti ci si arrivi (anche perchè non basta il titolo…non dimentichiamoci che questioni di potere, e via dicendo, tipo conoscenze e clientelismi vari ci sono anche nelle imprese).

    Ma poi, bisognerebbe domandarsi, anche nel caso si riesca a salire a tali piani, quando ci si arriverebbe, ed allora, il gioco vale ancora la candela?

    Direi di no, anche a fronte della consistente probabilità statistica di non arrivarci comunque mai, a certi piani.
    I vari Marchionne, Cordero di Montezemolo, e via dicendo, non sono divetati tali solo in virtù di qualche titolo, ed anzi, spesso sono proprio più rilevanti altre doti, chiamiamole così……

    Anche chi intendesse proseguire, ai fini di una libera professione, come quella forense, o quella del commercialista, o del medico, faccia molta attenzione.

    Intanto, perchè il percorso di formazione si allunga, e quindi occorre che il gioco valga ancora molto di più la candela, come si usa dire, e poi…non si deve dimenticare che anche in tali ambiti, le posizioni sono molto diverse.

    Per realizzare determinati guadagni, non bisogna essere avvocati, ma avvocati al top, non medici, ma medici ricercati ed affermati, e qui il percorso si allunga ulteriormente…e non è un caso, se molti desistono da tali intenti…in corso d'opera…

    La mia opinione, non a caso, è che certi studi servano sopratutto a coloro che intedano realizzare un investimento culturale, fine a se stesso, ma se il discorso, invece, è quello di natura finanziaria, probabilmente, molto meglio lasciar perdere…

    E dire, se mi è consentita una battuta, che ancora oggi ci sono molti genitori convinti che il famoso pezzo di carta serva sopratutto in termini economici…uno dei tanti esempi degli errori, cui si va incontro, quando si presume una certa realtà, senza conoscerla e, sopratutto, senza essersi fatti due conti in questo caso…..

  2. Janka scrive:

    Non sono d'accordo con quanto affermato da Gian Piero.
    Io non ho mai frequentato la l'università perchè non avevo voglia di studiare, e un po' lo rimpiango.

    Comunque chi esce ad esempio dal politecnico della mia città trova facilmente un buon lavoro e anche ben retribuito. Questo guardando le storie dei miei amici del poli.

    Vi invito a leggere questo articolo:
    http://www.bloglavoro.com/2009/04/17/politecnico-di-torino-il-79-dei-laureati-lavora-entro-un-anno.htm

    • Gian Piero Turletti scrive:

      Per la verità, vorrei precisare che non affermo che in qualunque settore una laurea non serve, ma non sono concorde nel prenderla solo perchè si ritiene che serva economicamente.

      Peraltro, faccio riferimento a statistiche generali, e comunque, conosco casi di ingegneri, che sono divenuti tali, solo per volontà della famiglia ma, non essendo nelle loro corde fare l'ingegnere, ad esempio, non hanno fatto una gran carriera.

      Cioè, un conto è se la laurea la prendi perchè ti interessa quel percorso, un conto se lo fai solo perchè, ad esempio, i genitori….
      Preferisci farti curare da un medico che vive la sua professione come una missione, oppure da qualche medico, che spera gli venga pagata una lauta parcella?

      • rita scrive:

        io credo che se un ingegnere o un medico prendessero la laurea solo per"i genitori" come dice lei…allora in realtà non la prenderebbero mai!!!! (a meno che non sia posssibile "comprarla") perchè per la difficoltà che richiedono queste particolari facoltà..sarebbe impossibile riuscire a farcela solo per"inerzia"…ci vuole una bella dose di passione e impegno!..questo è ciò che penso in base alle esperienze vissute..

        • Quello che dice lei era vero in medicina e ingegneria vecchio ordinamento perché ormai fanno addirittura materie come analisi maematica 1 con i test a crocette in molte università.

    • Il poli è un caso particolare perché università di eccellenza, caso differente se ti laurei in ingegneria a Palermo o a Napoli ad esempio. Io quando mi iscrissi all'uni andai apposta al polito perché è una facoltà conosciuta mondialmente (così come lo è anche la Bocconi).

      Però, a parte qualche raro caso fortunato (che esistono anche nei diplomati), quant'è la paga dei tuoi amici? Un diplomato in informatica dopo 5 anni di lavoro (se non è scarso) riesce a guadagnare anche 1200/1300 euro al mese. Quanto guadagnerà l'ing. informatico del poli? Magari uno o due ogni 100 laureati guadagneranno più di 2.000 euro, l'80% guadagnerà se va bene quanto un diplomato e gli altri avranno problemi a trovare lavoro.

    • Gian Piero Turletti scrive:

      Aggiungo, per chiunque fosse interessato all'argomento, che caso vuole io sia proprio di Torino, anche se spesso mi trovo fuori sede….
      Quando, nella mia precedente risposta a Janka, mi riferivo al fatto di seguire un percorso non con riferimento alle prospettive economiche, ma perchè ci piace in quanto tale, intendevo sottolineare, peraltro, la difficoltà sicuramente nota a molti di quegli studi, e quindi il correlato rischio di non riuscire a terminarli, intanto….
      Inoltre, se proprio quelle attività non ti piacciono, è poi difficile emergere, rispetto alle retribuzioni di un diplomato, ma è comunque difficile, anche se sei portato per certe attività.

      E per approfondire l'argomento, richiamo talune situazioni, legate alle due fondamentali professioni, cui prepara il Politecnico, ingegneria ed architettura.

      Ingegneria: di ingegneri ne ho conosciuti diversi, tra cui quelli, di cui al mio precedente commento…
      Quelli che ho conosciuto, con una posizione realmente significativa, in termini di retribuzione o funzione occupata, e quindi tale da consentire una REALE diversità rispetto ai diplomati, appartenevano ad una di queste due categorie:
      persone di una certa anzianità, e che avevano assunto posizioni di rilievo, nella loro impresa, solo dopo un consistente periodo di tempo, il che riconduce al discorso del superamento di posizione solo dopo molto tempo, e quindi alla difficoltà di colmare anche il gap retributivo, oppure…..anche in posizione di rilievo, tipo direttori, consiglieri di amministrazione, ed in giovane età, ma….
      si trattava, guarda caso, di parenti (spesso figli) di chi era titolare o socio delle relative imprese, e quindi il cosiddetto management, era appunto espressione non tanto, o comunque non solo, della formazione acquisita, ma anche e sopratutto del legame parentale….

      Architettura: avevo alcuni amici architetti qui a Torino, e da loro so che c'è proprio una classica situazione ad imbuto: pochi studi, molto affermati, si suddividono la totalità, o quasi, degli incarichi più importanti, mentre gli altri si prendono le briciole…..
      Quanto a chi è stipendiato, intanto molti architetti trovano difficoltà a farsi anche solo assumere, mentre chi è comunque stipendiato, pare percepire una remunerazione tutt'altro che appagante, diciamo così….

      Chiedo peraltro venia, se ho postato questo mio intervento solo ora, ma ieri, venuto a conoscenza dell’intervento di Janka, non ho avuto modo di dilungarmi eccessivamente, a fronte di taluni miei impegni.
      Quanto precede, anche per sottolineare l’importanza di non prendere per oro colato, ancora una volta, necessariamente tutto quanto riportato in certe statistiche, o in certi siti…..

      Come diceva Trilussa, spesso la statistica è quella disciplina, che dice che mangiamo un pollo a testa, ma magari io ne magio due, e tu nessuno.

      Per parafrasare il simpatico poeta dialettale, potrebbe anche essere che si affermi che in certi settori si mangino dieci polli a testa, ma può essere che qualcuno ne mangi 9 o 10, e gli altri….?

  3. LUCIA scrive:

    SECONDO ME LA LAUREA NON SERVE, L'UNICA E LA SOLA COSA CHE SERVE NEL LAVORO E LA BUONA VOLONTA' DI IMPARARE!!!

    • Concordo in linea di principio, però per alcune professioni è obbligatoria, tipo il medico ad esempio. Per il resto le varie lauree in marketing e cose del genere sono solo dei surrogati dell'esperienza. Andrè Citroen è stato il primo a sfruttare il marketing senza avere una laurea in marketing e Ford fu il primo a cambiare il sistema lavorativo (detto poi fordismo) senza sapere cos'era l'organizzazione aziendale.

      Queste nuove lauree servono solo a studiare cosa altri hanno fatto ma non mettono in condizione di innovare. Alla fine chi innova è sempre qualcuno che si esce il coniglio dal cappello senza che gli studi siano discriminanti.

  4. Janka scrive:

    Se non altro siamo tutti abbastanza in accordo sul fatto che alla fine nel lavoro, ciò che premia è la passione.
    Ed è quella che secondo me, andrebbe sempre perseguita.

    Da un punto di vista prettamente economico, guardando la massa ed escludendo l'eccellenza, probabilmente hai ragione tu.

    Ma l'istruzione apre la mente e questo non ha prezzo.
    Io non vorrei che passasse il messaggio, fermatevi a studiare.
    Perché adesso il discorso è tra diploma ed università, e magari un giorno lo si sposterà tra terza media e diploma, e così via.

    Questo discorso mi fa venire in mente il film Idiocracy
    http://it.wikipedia.org/wiki/Idiocracy

    • Ho letto la trama del film su wiki ma non mi torna una cosa a riguardo il discorso di evitare l'abbassamento dei titoli. Come mai sembra che le generazioni più recenti e con titoli molto più elevati rispetto al passato sembrano essere sempre meno intelligenti? La media di istruzione italiana scende di diversi posti ogni 5 anni (quando fanno le nuove classifiche) eppure si spinge a dare titoli sempre più altisonanti… Il problema secondo me non è quanto tempo studi, ma la qualità dello studio negli anni che studi!

      • Janka scrive:

        Perché ci troviamo in un periodo di cambiamento. Le nuove generazioni non sono stupide, anzi. Fanno solo dei freddi calcoli prettamente economici. Ad esempio 3 universitari, sono stati assunti come stagisti in una nota azienda informatica di Torino con stipendi da fame. Il loro impegno è pressoché zero, sembrano dei cerebrolesi e quando glie lo si fa notare, loro rispondono che per quella cifra è già tanto che vengono a lavorare.

        La mia cuginetta di nove anni ha detto che se non le crescono le tette grosse come quelle della madre, se le rifà e poi va al grande fratello. A cosa serve studiare?
        9 ragazzi su 20 nella sua classe la pensano allo stesso modo.

        Il mio ex professore, nonché mio amico, sostiene che la categoria dei prof si è rotta di insegnare a gente che non ha voglia di studiare e per lo più con una paga del cavolo, e coi continui tagli del governo e che ormai tendono a dare il 60/100 politico.

        C'è uno scontro tra 2 itis uno vicino all'altro perché la regione ne vuole chiudere uno, per abbattere i costi. Fanno a gara a chi riesce ad attirare più alunni promettendo diplomi facili.

        Alla radio ho sentito che le iscrizioni in medicina sono calate perché sembra che i medici prendano troppe denunce dagli avvocati per malasanità. Sembra che non convenga più fare il medico.

        Tutti che si lamentano della paga, tutti che chiedono soldi facili e più diritti.

        Ma ci troviamo nel bel mezzo di un cambiamento economico. I paesi poveri tendono ad arricchirsi e i paesi ricchi tendono ad impoverirsi. E globalmente parlando è giusto così. Tutto il mondo ha diritto a mangiare un pollo a testa.

        Per come la vedo io, dato che ogni anno si perdono sempre più diritti e tutele, ci si romperà le scatole completamente e si smetterà di cercare il lavoro fisso, ma si tenderà ad aprire delle micro aziende, cioè si tenderà a lavorare per noi stessi.
        E allora forse, si tornerà a studiare con serietà, perché si avrà la sensazione di fare qualcosa di buono per noi stessi.

        • Il problema non è il cambiamento che avvengono nei tempi ma la semplice legge di domanda ed offerta. Prima c'erano poche persone con i titoli e le aziende che ne volevano usufruire dovevano cacciare i danè. Oggi tutti hanno il titolo, se tu rifiuti il posto con stipendio da fame ve ne è altri 1000 dietro di te che farebbero carte false per ottenere quel posto. I tuoi conoscenti che non fanno niente per i pochi soldi che prendono hanno tutta la mia considerazione anche se sbagliano nei modi, semmai dovrebbero andarsene.

          Il problema dello studio fatto male ha radici molto più profonde che non il GF perché sono stato all'estero e ci sono più o meno gli stessi format televisivi, si vedono sempre calciatori super pagati in TV eccetera, ma i bambini studiano. Qua invece tende a non farlo più nessuno.

          Per un po' di tempo ho tenuto delle lezioni di informatica alle superiori come assistente di un prof esterno. In pratica tramite i fondi statali, le scuole possono comprare delle consulenze esterne per fare lezioni di vario genere (esempio lezioni di pronto soccorso, lezioni di cucina eccetera). Il prof esterno doveva tenere un corso di 32 ore di programmazione e io ho fatto circa 1/3 delle lezioni. Ho trovato un'ignoranza abissale!!! Gente che era del quinto anno del magistrale che non sapeva fare l'algoritmo di risoluzione di un programmino perché avevo chiesto di fare la derivata prima, seconda e terza e un integrale di un polinomio a n termini inserito in ingresso e non sapeva calcolare una semplice derivata e un semplice integrale del tipo Ax^n+bx^n-1+…+nx+n

          Il prof di matematica poi si scuserà dicendo che lui ha spiegato i derivati e gli integrali ma sembra che nessuno ha capito!!! MI diceva che di anno in anno vi è un decadimento della cultura e quelli che arrivano nuovi sono sempre più scarsi di quelli dell'anno prima.

          Che la soluzione finale sarà quella di fare le micro-imprese sono d'accordo, d'altro canto è sempre stato il "metodo" all'italiana quello di lavorare in proprio. Però se nessuno studia bene fin dall'inizio difficilmente farà breccia successivamente.

          Un'altra spiegazione curiosa che ho letto in una rivista inglese sul come mai sembra che in alcune nazioni il QI scenda progressivamente (e l'Italia era in testa al problema) era imputato al fatto che sono nazioni in cui conta molto più l'immagine rispetto alla sostanza e quindi le femmine di specie umana invece di accoppiarsi con chi garantisce la sopravvivenza della prole grazie alla sua intelligenza ed astuzia (come accaduto per tutta l'umanità), preferisce accoppiarsi con chi ha un bell'aspetto senza più valutare l'aspetto sopravvivenza della specie. Questo porta all'accoppiamento di persone belle di aspetto ma spesso con un cervello che ha qualche millimetro cubico di massa cerebrale in meno e alla fine ciò sfocia in una media di cervelli della prole più piccola.

          Ad esempio se un maschio alto si accoppia con una altra alta il figlio verrà ovviamente alto, ma se si accoppiano due bassi il figlio tenderà a venire basso. Se questo continua per più generazioni le altezze medie scenderanno via via sempre più. Stessa cosa sembra che in alcune nazioni stia capitando con le masse celebrali e, secondo la rivista londinese sta facendo scende il QI medio degli italiani di 3 punti ogni 20 anni! Hanno calcolato che per l'Italia si arriverà ad essere beoti entro 300 anni… In Inghilterra entro 550 perché sembra che conti un po' meno l'immagine ma sempre influenza molto le scelte.

          Vedendo ciò che dice la bambina che hai citato sembra essere la conferma dell'articolo infatti ha subito pensato di fare un operazione chirurgica per fare il GF e non ha pensato di emergere in un altro modo.

  5. Gian Piero Turletti scrive:

    Sono d'accordo con te.

    Una tendenza al cambiamento della società va in tale direzione.
    Il cosiddetto posto fisso ormai non garantisce più il lavoro, basti pensare alla messa in mobilità ed al licenziamento.

    In talune scuole, poi, è già tanto se gli allievi non si azzuffano o ne combinano altre….

    Sui perchè di queste trasformazioni si potrebbero scrivere libri interi, ma comunque, posso ricordare una situazione, che si è sempre rivelata vera, in diversi contesti economici, anche in periodi non di crisi.
    Mediamente, chi intraprende un'attività autonoma, peraltro non legata alle cosiddette libere professioni intellettuali (avvocato, architetto, ecc.), nel medio termine ottiene una crescita economica decisamente superiore.
    In diversi casi, la situazione vale ancora oggi, anche se bisogna ingegnarsi di più……

    L'atteggiamento di persone, come quelle da te descritte, è anche retaggio della mentalità, ancora una volta, in gran parte genitoriale, in quanto i genitori, solitamente, sopratutto quelli più anziani, erano abituati a trovare un posto ben remunerato e sicuro, sulla base dei propri studi, ma questo non è più vero, oggi, solo che persone di una certa età, sopratutto se andate in pensione da tempo, non si accorgono della portata di molti cambiamenti, e rimangono convinte di certi punti di riferimento, che non sono più tali, mentre i figli, consapevoli di certi discorsi dei padri, pretendono anche loro, e giustamente,……..

    Solo che la società, tanto per essere realisti fino in fondo, delle aspettative dei padri e dei figli se ne frega……
    personalmente ho assistito diverse volte a situazioni, in cui anche neolaureati si lamentavano delle retribuzioni, ecc…, e chi aveva la responsabilità del settore, diceva….."non gli sta bene?…
    Prego…quella è la porta, tanto ne trovo quanti ne voglio…..".

    Capisco che per molti è dura mandare giù questa realtà, ma è la realtà…..

    tu puoi essere uno senza titoli universitari, ma saper fare qualcosa che vale molto, e viceversa….
    le imprese italiane questo lo stanno iniziando a capire e, quindi, anche per questo c'è un livellamento retributivo….dei titolati…..
    del resto, nel mondo anglosassone, come opportunamente osservato da Patrizio, mica stanno a guardare, in un'azienda se tu hai il dottorato……

    prova ad andare a dirgli che sai come risovergli i loro problemi, fai una proposta di cosa vuoi in cambio, e magari si aprono i portoni…
    vai invece lì a dirgli che hai mille titoli….e magari, se non sai come risovergli quei problemi, non si apre neppure una porta…….

  6. Gian Piero Turletti scrive:

    Ehm, mi riferivo all'ultimo intervento di Janca, quando dicevo di essere concorde con lui, fermo rimanendo che sono d'accordo anche con quanto dice Patrizio.
    Però il mio commento, che era sopratutto una risposta a Janka, è comparso dopo quello di Patrizio.




Home - Chi Siamo - Affiliazione - Opportunità - Contatti


I corsi online che ti semplificano la vita

Viale De Gasperi 101, 63074, S. Benedetto del Tronto (AP) – PI 01935090447