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Dalla meritocrazia ai nuovi signorotti (parte quarta)

categoryBenessere Finanziario, Societàcategory

meritocrazia

Nell’articolo di oggi parlerò del delicato rapporto fra il titolo di studio universitario e la meritocrazia in italia.

La scorsa volta ti ho lasciato con la conclusione che le lauree triennali hanno svilito quelle quinquennali; ma a livello aziendale che cosa è accaduto?

Semplicemente, dopo un iniziale fuoco di paglia dei triennali all’arrembaggio, tutte le promozioni sono state assegnate ai soliti tecnici diplomati che, per i motivi menzionati nello scorso articolo, tendono a fare più bella figura agli occhi dei capi.

Visto che i titoli di laurea (compreso quello quinquennale) si sono sviliti, è andata a finire che i laureati non vengono quasi più assunti per ruoli dirigenziali (a meno che l’azienda non sia costretta a farlo per motivazioni legali…)

I diplomati tecnici, ovviamente, non possono ricoprire i ruoli di direzione aziendale (tranne nel caso di PMI) e così i posti di dirigenza sono rimasti scoperti.

Allora qual è stata la soluzione? (soluzione che, come capirai tu stesso, c’entra BEN POCO con la meritocrazia…)

Semplice: i vecchi manager, che dovevano andare in pensione e lasciare il posto alla classe dei nuovi laureati, sono rimasti come consulenti esterni pagati profumatamente.

Sempre gli stessi (i vecchi manager) hanno poi inserito al comando i triennali, quasi sempre figli loro, a cui fanno ottenere una laurea a tavolino e li utilizzano come “teste di legno” (espressione aziendale per dire marionetta che firma e non rompe le scatole).

La mossa è in pratica quella di attendere che i loro figli prendano in mano le redini del comando delle aziende (per esperienza), quando loro andranno in congedo da consulenti esterni, così che i vertici aziendali rimarranno in mano da padre in figlio.

In definitiva, negli anni ’70, ’80 e nella prima parte dei ’90, il figlio di un contadino o di un operaio che si impegnava nello studio poteva, un giorno, essere in una posizione di dominio contrattuale per la legge dell’ampia domanda e della bassa offerta (di laureati) e quindi ambire a svolgere mansioni di tipo manageriale.

Oggi, con l’abbassamento continuo delle difficoltà nello studio, anche il figlio del ricco imprenditore figlio di papà che non ne voleva sapere di studiare e passava il suo tempo a trascinare le chiappe da una discoteca all’altra, può senza particolari difficoltà puntare al titolone e quindi andare a occupare, non certo per meritocrazia, quel posto che prima probabilmente non sarebbe stato in grado di andare ad occupare.

Questo è uno dei tanti casi in cui una legge demagogica creata ad hoc per raccattare voti con le masse si è andata, come spesso accade, a ritorcere contro quelli che teoricamente doveva garantire!

Alla faccia della meritocrazia…

Patrizio MessinaAutore di “Investire, Guadagnare (…e Risparmiare!)”


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22 Commenti a “Dalla meritocrazia ai nuovi signorotti (parte quarta)”

  1. Gian Piero Turletti says:

    Partiamo dalla fine dell'articolo: una legge demagogica che…..

    In effetti, la dimostrazione che non basta una legge per stravolgere la relatà, sopratutto quella economica, come in tanti altri casi.
    Le leggi che vanno contro un sistema economico, difficilmente trovano reale ed efficace applicazione .

    Nel caso delle imprese tutto questo si è tradotto in incompetenza ed in mancanza di onestà intellettuale.

    Ma il guaio maggiore è che queste posizioni di autentico privilegio hanno continuato a creare danni al sistema imprenditoriale, a causa di persone che poi non hanno, effettivamente, saputo o potuto affrontare determinati problemi.

    Qualcuno potrebbe anche obiettare che, quanto meno, i precedenti dirigenti, rimasti come consulenti, una certa esperienza avrebbero dovuto averla.
    Vero, ma non l'hanno potuta esercitare.
    Chi, infatti, è interno ad un'impresa, troppo spesso non assume un atteggiamento di onestà intellettuale, per quieto vivere e quindi, anche qualora convinto delle cause di ciò che non va e delle necessarie misure da prendere, non lo fa, per evitare i tipici contrasti con altri responsabili interni.
    Solo un'autentica consulenza, fatta da esterni, e senza coinvolgimenti con l'organigramma interno, potrebbe avere la sufficiente autonomia per indicare le vere cause di certe situazioni e per risolverle.
    Non a caso, spesso i consulenti esterni sono chiamati a risolvere quello che ex dipendenti non risolvono e non affrontano.

    Il tutto contro un sistema nepotista che spesso si tramanda di padre in figlio, tramite permanenza di ex dipendenti e successiva collocazione di figli e parenti "triennali".

  2. Gian Piero Turletti says:

    Integro il mio commento precedente, spiegando quello che mi viene chiesto privatamente: perchè legge contro il sistema economico?

    Per il semplice motivo che la riforma sui titoli universitari triennali ha avuto la pretesa di creare dei diplomifici universitari, che avrebbero consentito di acquisire il titolo a condizioni più agevoli ma, al tempo stesso, a discapito di una migliore preparazione.
    E questo, mentre il sistema economico ed imprenditoriale richiede, invece, più preparazione e competenza, a dimostrazione di diplomifici creati solo per esigenze, come dicevo sopra, di natura nepotista.

    • Qui si solleva l'annosa questione che attanaglia l'istruzione. Le professionalità specifiche devono essere fornite dalle università oppure devono rimanere a carico delle aziende?

      In Italia ho l'impressione che le aziende vogliono la botte piena e la moglie ubriaca. Normalmente in tutto il mondo le Università danno delle competenze generali, poi, se le aziende vogliono che gli studenti escano con competenze specifiche, andranno ha sponsorizzare l'Università con moltissimi soldi (privati) e questa creerà un corso specialistico ad hoc per loro.

      Nel nostro paese invece si pretende che il programma cambi a spese dello stato per poter far piacere a qualche azienda che dal canto loro non scuciono manco un euro verso l'Università e che poi pretenderebbero pure che gli studenti vadano a lavorare gratis per diversi anni (finta che si devono ancora imparare).

      Se ad esempio l'azienda xy vuole che escano 30 ing all'anno con determinate competenze specifiche e pronte all'uso, perché non si mette d'accordo con un Università, gli fa un bel assegno da 5 o 6 milioni di euro e si fa creare una specialistica con un programma gestito da loro in prima persona. Possono ad esempio indicare i requisiti minimi per entrarvi e poi chi esce da lì in automatico gli riservano i posti.

  3. I nuovi mezzi di comunicazione stanno dando molto potere alle persone veramente preparate, perchè danno loro l'opportnità di esprimersi e di mettere in luce le proprie capacità.

    Il sistema sta cambiando (con una velocità da molti nemmeno percepita) e i vecchi dinosauri si stanno trovando in difficoltà perchè sono talmente ignoranti che non riescono non solo ad imparare ad utilizzare i nuovi strumenti tecnologici (vedi internet) ma non capiscono che a volte non basta padroneggiare le nuove tecnologie o implementarle alla propria realtà: non è sufficiente!

    Molto spesso c'è bisogno di rivoluzionare la realtà (vecchia ed incrostata) per sperare che questa abbia qualche chance di sfruttare efficacemente la nuova tecnologia.

    Seth Godin nel suo recente libro "che pasticcio di Marketing" sottolinea questo concetto con l'immagine che descrive un bel gelato il cui fondo è formato da polpette calde.

    Le polpette calde e il gelato sono due cose squisitissime ma abbinate assieme danno un risultato che è rivoltante per il palato e per lo stomaco.

    Quello che voglio sottolineare è che il destino è delle aziende intelligenti e degli imprenditori veri e preparati e, mi dispiace contraddire Patrizio ma il discorso che lui non è generalizzabile.

    Soprattutto ad oggi le aziende di maggior successo sono quelle aziende guidate da gente in gamba: vedi per esempio la vicenda di Apple!

    Quando Steven Jobs è stato estromesso dall'azienda dopo averla fondata, l'azienda ha perso la sua direzione e si stava snaturando con conseguenze devastanti nel breve e nel lungo periodo.

    Soltanto quando Steven Jobs è ritornato alla guida della Apple questa ha recuperato il suo iniziale vigore e lo ha sviluppato all'ennesima potenza.

    Come dice Seth Godin: "I piccoli saranno i primi".

    E con questo voglio dare speranza ad un sacco di giovani e dico loro che se si formano e fanno esperienza saranno destinati a diventare ricchi e questo si abbina armoniosamente anche al discorso dei consulenti esterni.

    Della serie: "Tutti i nodi vengono (prima o poi) al pettine!"

    • Ciao Michele, è un piacere vederti qui! 🙂

      Ti dico subito che concordo con le tue osservazioni, tuttavia non credo che l'intento di Patrizio fosse quello di descrivere un futuro senza speranza per i giovani preparati (eventualmente poi sarà lui a precisare).

      Credo che Patrizio abbia semplicemente descritto, senza tanti peli sulla lingua, una delle tante realtà che fanno in modo che, in Italia, certe cose non funzionino nel migliore dei modi.

      Sono informazioni, secondo me, molto interessanti, anche perché non è che analisi così lucide le troviamo scritte chissà dove…

      Per il resto, anche io concordo che ci sarà sempre spazio per le persone intelligenti e preparate.

      • Trovo che Patrizio sia un professionista serio e preparato e lo seguo sempre molto volentieri. Aspetto le sue precisazioni.

        • Patrizio Messina says:

          ti ho risposto sotto 😉

  4. @ Michele
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    Quello che voglio sottolineare è che il destino è delle aziende intelligenti e degli imprenditori veri e preparati e, mi dispiace contraddire Patrizio ma il discorso che lui non è generalizzabile.
    ————-
    Prima di risponderti voglio porre la tua attenzione e quella dei lettori che leggono il blog rimanendo anonimi su di un particolare: a contrario di ciò che pensa la stragrande maggioranza della gente comune, non è la stessa cosa essere intelligenti con l'essere studiati e preparati…

    L'intelligenza si dovrebbe calcolare banalmente con il QI (quoziente intellettivo) a rappresentare la capacità analitica di una persona, mentre la preparazione dovrebbe essere dimostrata da un voto di diploma o di laurea. Ho notato molto spesso che i due valori non vanno di pari passo, ma che spesso sono discordanti… Facendo degli esempi famosi, Pirandello, grande scrittore premio nobel per la letteratura, era valutato malissimo dal suo insegnante di lettere che nelle sue pagelle (si possono leggere tutt'ora nella sua casa museo di Agrigento) che era un caprone senza stile e che non sapeva scrivere. Un anno fu pure bocciato!!! Einstein, si laureò con un voto bassino e dovette ripetere diverse volte l'esame di fisica perché il prof lo riteneva un alunno mal preparato che navigava di fantasia. Strano che una persona del genere ha rivoluzionato i concetti della fisica.

    Dall'altra parte oggi si possono notare centinaia e centinaia di laureati con il massimo dei voti, anche in discipline che permettono tranquillamente la libera professione, sperare in raccomandazioni dall'alto per entrare part-time in un call center. Se due caproni sono riusciti a vincere il nobel, come mai dei super preparati non riescono manco a trovare un lavoro per tirare a campare? Eppure risultano essere molto preparati.

    La realtà dei fatti è che quello a cui si deve puntare è il potenziamento massimo delle proprie capacità analitiche mentre i ragazzi ed il sistema spingono verso una preparazione dogmatico-nozionistica, specie negli ultimi 13 anni con l'avvento delle triennali.

    Ricordo che nel vecchio corso di laurea quinquennale di ingegneria, superare la materia di analisi I era una specie di missione impossibile. Nel corso vi erano circa 160 alunni dei quali almeno 140 si presentavano allo scritto. Bene, circa 80 lo superavano al primo tentativo e potevano accedere all'orale, ma è proprio lì che cominciavano i problemi. All'epoca c'erano circa 50 fra teoremi e corollari da portare all'interrogazione di cui si dovevano conoscere tutte le dimostrazioni (a volte anche più di una per teorema) perché il prof domandava tirando a sorte. Era praticamente impossibile che uno studente potesse imparare a memoria centinaia di pagine di libro e quindi l'unico modo per superare l'orale diventava di fatto imparare i metodi di dimostrazione come se tu stesso dovevi dimostrare una tua teoria. Considera che al primo appello si e no superavano entrambe le prova solo 2 o 3 studenti, quando lo passai io al terzo appello eravamo un totale di una ventina. Alla fine dopo svariati appelli solo un 20% degli iscritti superava analisi I e gli altri cambiavano facoltà.

    Oggi, l'esame di analisi I si è ridotto nella stragrande maggioranza delle università, al superamento dello scritto con un orale spesso facoltativo dove in ogni caso basta conoscere massimo una decina di dimostrazioni che in questo caso puoi imparare tranquillamente a memoria. Moltiplicando il concetto per ogni materia, lo studio è quindi cambiato dal apprendere dei metodi (che sviluppano le capacità analitiche) ad un puro esercizio mnemonico (che danno solo una preparazione esecutiva), cioè è diventato una specie di master del diploma. Esattamente in ciò sta la difficoltà dei giovani d'oggi nel procurarsi di che vivere.

    Per guadagnare bene, di sicuro non puoi affidarti ad un impiego “fisso” in quanto al più, se riesci a piazzarti bene arrivi a guadagnare si o no 2000€ al mese netti, in pratica quanto un imbianchino neanche troppo bravo. L'unico modo che hai di fare i soldi è quello di creare valore aggiunto, di fornire servizi che gli altri non sanno, non possono, ho non hanno pensato di fornire. Per fare ciò devi però avere un capacità analitica fuori dal comune e non una preparazione fuori dal comune. Con la capacità analitica pensi a come fare, con la preparazione fai, se non hai preparazione puoi sempre delegare questa parte del problema ad altri.

    Ad esempio, Mark mi sembra sia laureato in scienze politiche (non vorrei sbagliare) ma ha una grande passione per la cultura fisica della persona. Avrebbe potuto intestardirsi a cercare un posto pubblico, invece ha sfruttato le sue capacità analitiche per partorire l'idea di semplifica, ha creato i corsi di cui lui è appassionato e poi ha pensato di allargare l'attività ad altri argomenti di cui lui non era in grado di produrre un valore aggiunto semplicemente avvalendosi dell'aiuto di terze persone.
    In realtà, Mark avrebbe potuto tranquillamente creare semplifica anche senza avere preparazione in nessun argomento: bastava semplicemente che affidasse anche quelli che sono i suoi argomenti a terzi.

    Non puoi immaginare quante persone ho conosciuto mentre facevo consulenza finanziaria che avevano a stento la quinta elementare essere proprietari d'azienda che fatturavano moltissimo e che quando parlavo erano talmente svegli da saltarmi avanti nel discorso; di contro c'erano un infinità di gente laureata che sembravano rimanere a bocca aperta come ad acchiappare le mosche perché non riuscivano a capire dei concetti basilari. (ovviamente c'erano moltissimi casi contrari).

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    I nuovi mezzi di comunicazione stanno dando molto potere alle persone veramente preparate, perché danno loro l'opportunità di esprimersi e di mettere in luce le proprie capacità.
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    Proprio per questo motivo serve soprattutto la capacità analitica e non la preparazione. Fino ad una decina di anni fa, per fare un video-corso di consulenza finanziaria oppure scrivere un libro sul trading occorreva essere come minimo dei manager di multinazionale finanziaria oppure un cattedratico parruccone, oggi chiunque ha qualcosa da dire la può dire. E per avere qualcosa da dire occorre la capacità di riuscire a vedere il mondo con occhi diversi, cioè avere la capacità analitica che ti permette di non avere il prosciutto davanti agli occhi. Ho avuto il piacere di vedere il tuo video-corso sulle opzioni e ti posso assicurare che almeno il 99.9% dei laureati in economia non saprebbe da dove cominciare per sfornare un prodotto simile.

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    Quando Steven Jobs è stato estromesso dall'azienda dopo averla fondata, l'azienda ha perso la sua direzione e si stava snaturando con conseguenze devastanti nel breve e nel lungo periodo.
    Soltanto quando Steven Jobs è ritornato alla guida della Apple questa ha recuperato il suo iniziale vigore e lo ha sviluppato all'ennesima potenza.
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    Questo non fa che confermare tutto ciò che ho detto. Steve Jobs non era una persona preparata (infatti era un semplice diplomato e neanche nel settore informatico) ma aveva una grande capacità analitica. Quando lo allontanarono presero come appiglio il fatto che non era una persona preparata, invece poi si sono dovuti ricredere.
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    E con questo voglio dare speranza ad un sacco di giovani e dico loro che se si formano e fanno esperienza saranno destinati a diventare ricchi e questo si abbina armoniosamente anche al discorso dei consulenti esterni.
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    Io non ho mai voluto togliere speranza a nessuno, anzi, gli tolgo il prosciutto davanti agli occhi. Non vorrei che la gente si impegni anima e corpo per un obiettivo che pensano essere utile e che poi scoprono non essere sfruttabile. La formazione serve, negli argomenti che li appassionano e che sono spendibili. L'esperienza serve anche. Peccato che la stragrande maggioranza degli studenti si forma in un qualcosa di vano e poi non possano fare esperienza perché nessuno glie la fa fare.

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    Della serie: "Tutti i nodi vengono (prima o poi) al pettine!"
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    Questo è poco ma sicuro.

    Voglio concludere dicendo: prima di iniziare a salire sulla scala del successo bisognerebbe controllare se questa è appoggiata nella parete giusta.

  5. Gian Piero Turletti says:

    Il tuo commento, Patrizio, coglie proprio nel segno, con riferimento ad una realtà imprenditoriale, nella quale spesso sapere non fa rima con risolvere.

    Un conto è il sapere, altro conto la risoluzione delle questioni.
    Alla base c'è una fondamentale distinzione tra due tipi di logiche, la deduttiva e l'induttiva.
    Con la prima, si passa da principi generali al caso particolare.
    E' quindi la logica del sapere, ma spesso si presentano situazioni nuove, non ancora affrontate, che uindi non hanno un loro principio risolutore generale.

    E' infatti solo la logica induttiva, quella che fa progredire l'umanità, proprio perchè si pone nell'ottica di passare dai singoli casi a principi risolutori generali.
    Senza logica induttiva, non vi sarebbe mai stato alcun vero progresso.
    Lo stesso sapere, che si basa sull'applicazione di principi generali a casi particolari, non sarebbe possibile, se prima qualcuno non avesse fatto il contrario.

    La vera riccheza, il vero valore aggiunto, non è quindi il sapere, sopratutto in società, come la nostra, in cui si assiste ad una diffusione di conoscenze a tutti i livelli, ma il sapere trovare nuove soluzioni a vecchie questioni e risolvere i nuovi casi, che la realtà ci presenta.
    Spesso, quando esci da certi studi, sopratutto la realtà imprenditoriale è già mutata, e le vecchie soluzioni non servono a nulla.

    Del resto, come dicevo, senza utilizzo di una logica induttiva, non avremmo mai avuto alcun reale progresso.
    Il progresso non sta, ad esempio, nel medico che sa come curare una patologia, ma nella scoperta che portò a quella cura, come in borsa, vince più di un altro, chi sa escogitare nuovi algoritmi, che abbiano un miglior rapporto rendimento /rischio.

    In azienda, non vince colui che sa come si affrontano oggi le questioni, ma chi già capisce che il domani è diverso, ed intuisce come gestirlo.

    • In borsa non vince solo chi sa escogitare nuovi algoritmi : credimi.
      I matematici non c'azzeccano quasi mai niente con la borsa.
      Fanno sistemi per chi poi dominato dalla paura e dall'emotività non li segue regolarmente: quello che voglio dire è che nella borsa ci sono altre variabili in gioco altrettanto importanti che incidono significativamente sul risultato.
      Ma se teniamo buone e fisse queste variabili (cioè limitiamo i gradi di libertà del sistema) è vero quello che dici tu Giampiero.
      Complimenti per le altre osservazioni che ho trovato illuminanti.

      • Gian Piero Turletti says:

        Concordo con te, Michele.
        Quello che voglio dire, sulla borsa, è che per applicare i vari trading system, ci deve essere prima stato qualcuno che quel metodo ha inventato, si tratti di algortimi genetici, medie mobili semplici, esponenziali, ecc….piuttosto che di geometria frattale o onde di Elliott ed angoli di Gann, ecc.

        Poi, certo, il sistema da solo non basta.
        Occorre gestirlo.

        Altrimenti, a cosa servirebbero i vaari take profit, stop loss e via dicendo?
        Anzi, proprio per questo motivo sono nati i cosidetti trading system automatici (tipico esempio le medie mobili), cioè proprio perchè, effettivamente, nel tradizionate trading discrezionale, essenzialmente basato sull'analisi grafica, c'era chi poi il sistema non lo seguiva, essendo possibili diverse interpretazioni, che potevano dare luogo a variabili operative.
        Se uno segue l'analisi grafica, continuerà a domandarsi, in molti casi:
        ok, è stato rotto al rialzo questo testa e spalla, ma sarà il testa e spalla giusto, quello da seguire, ecc…?
        Invece, se uno segue, ad esempio, un incrocio di medie mobili, piuttosto che l'incrocio tra un indicatore e la sua media mobile, allora il segnale è inequivocabile.

        Con l'occasione, auguro buon trading a tutti e mi raccomando, seguite sempre il money management.
        Anche una Ferrari, se non la usi correttamente, ti fa andare fuori strada.

  6. Buone osservazioni da parte di tutti …

    Il discorso si può sintetizzare dicendo che ci sono tantissime forme di intelligenza e il q.i. ne misura solo un tipo …

    … è l'alchimia che si realizza (o non) che fa la differenza!

    Mi ricordo quando fui chiamato dalla Procter & Gamble per un colloquio di selezione di giovani "inventori" di prodotti …

    … non dico che fossi il tipo adatto alle loro aspettative, ma quando mi misurai con i loro test di logica mi spazientii perchè avevo la sensazione di stare a fare cose che non c'azzeccavano niente con le invenzioni…

    … e poi come dice Luca Carboni "ci vuole molto allenamento SAI …" nel senso che se un bambino viene abituato a fare questo genere di esercizi, quando ci si imbatte li risolve senza troppe difficoltà …

    … viceversa uno che nella vita ha fatto tutt'altro si trova un pò spaesato …

    … alla fine andò che rinunciai a completare il test!

    The Caos theory: http://en.wikipedia.org/wiki/Chaos_theory

  7. chiara says:

    penso che sia vero.
    La laurea è semmai un punto di partenza non di arrivo.
    Il problema è che gli anni passati a studiare sono troppi
    rspetto agli ipotetici risultati…
    che forse neanche arrivano…di sicuro in quegli anni l'
    imbianchino avrà messo da parte molti più soldi…

  8. Vince says:

    Interessante, che succede se forse la Laurea non e' neanche un punto di partenza, sono ritornato in Italia dopo quasi 28 anni dal' Australia, arrivato nel 1983 a Sydney senza una Laurea o addirittura un diploma, le mie esperienze sono varie dall'informatica all'industria immobiliare, e in vari stadi della mia carriera ho avuto modo di incontrare personaggi come Bill Gates (Sydney anno 2000) guidando aziende innovative nel mondo dell'informatica e pure sviluppare brevetti (registrati) su un sistema di transazioni “on line”, il blog di Patrizio Messina e interessante, ma dopo un anno in Italia vedo che l'essere intraprendente (Entrepreneur) significa rischio, la parola “rischio” in Italia non e' presa in considerazione, non ci sono delle “safety nets” sociali (solo la famiglia), senza tenere conto lo “stigma” sociale che si crea, per ora ho constatato che le lauree incrementano, in molti casi, (scusate non e diretto a nessuno) una “diarrea dialettica” che in molti casi associata con conoscenze al posto giusto creano un avvenire prospero negli ingranaggi della burocrazia, con prospettive positive nella politica, purtroppo ho constatato che e' la carriera più ambita nella fascia giovane. Ma sono una persona molto positiva, vedendo Blogs come il vostro vuol dire che almeno qualcosa si muove nella direzione giusta. In ogni caso laurea o no, semplificare, essere mobili, (anche mentalmente) e soprattutto crederci sono delle ricette universali per arrivare dove si vuole arrivare.

    • Vince capisco benissimo quello che vuoi dire.

      Parli del fatto che non ci sono ammortizzatori sociali per i liberi professionisti, ma fosse solo questo il problema… Se ti ponessi questa domanda: e' meglio aiutare economicamente un disoccupato a crearsi un reddito o è meglio aiutare chi già guadagna ad aumentare i propri profitti? Che cosa risponderesti?

      La logica di un paese che si dichiara di tipo socialista sarebbe quella di aiutare intanto chi non guadagna a crearsi un lavoro e poi successivamente si fa in modo che i redditi aumentino per tutti. In Italia invece si fa l'esatto opposto. Una delle “tasse” anche se in realtà è solo una trattenuta per la pensione impone, secondo me in modo incostituzionale, una regime minimo di versamenti pari a quasi 3000 € annui, dopo di che si contribuisce in modo proporzionale fino a 70.000 € di soglia massima.

      Questa è ad esempio una dei balzelli, il più pesante a dire il vero, che sega le gambe al 90% delle persone che vogliono intraprendere un attività imprenditoriale se pur piccola. In Italia aziende come Google, Youtube, Microsoft ed Apple non sarebbero mai potute nascere. Conosco un sacco di ragazzi che avrebbero voluto avvia una software house, fare assistenza tecnica a domicilio e cose simili, ma dove li prendono dei ragazzi di 20 anni 3.000 € ciascuno solo per pagare l'INPS anche se non guadagnano? Per non parlare poi del fatto che i conteggi italiani sulle tasse sono piuttosto complicati e necessitano di un commercialista, poi serve anche l'INAIL e infine una tassazione enorme sui profitti…

      Tuttavia, se già hai un lavoro non paghi i contributi minimi per i redditi derivanti da altri lavori. Insomma, se già guadagni non paghi mentre se sei disoccupato devi pagare.

      Altro problema italiano: costituire una società è molto costoso. Occorre innanzitutto un notaio, poi, se vuoi farne una a responsabilità limitata occorre instaurare un fondo di cauzione piuttosto corposo, ovviamente ci sono le spese citate prima e il commercialista costa molto di più… Se non hai, per due soci almeno 25.000 € da buttare al primo anno non puoi fare niente.

      Ecco perché dicevo prima che quelle aziende qua in Italia non avrebbero potuto mai nascere. Steve Jobs e Wazniak hanno dovuto vendere il furgone (dal valore attuale di circa 2000 €) per recuperare i soldi che servivano a comprare i materiali per fabbricare l'apple I. Qui quei soldi non sarebbero bastati neanche a pagare le trattenute minime obbligatorie dell' INPS per uno solo dei due… Fine della Apple. Stessa cosa per la Microsoft. Figuriamoci se due studenti con un'idea e senza soldi possano aprire un'azienda per fare quello che hanno fatto con youtube o con google…

      Se vai in Inghilterra aprire una ltd costa si e no 100 sterline… Poi alla tv nessuno si capacità di come mai in Italia aprono poche aziende mentre all'estero galoppano.

      Poi la mancanza di ammortizzatori sociali è dovuta al fatto che, per dare tantissime garanzie ai dipendenti, i privati hanno dovuto tagliare tutto sui liberi professionisti che pagano moltissimo e non possono ricevere niente. Un artigiano che paga oltre 10.000 € annui di solo INPS percepirà una pensione che sarà quasi la metà rispetto a un operaio di base.

      • vince says:

        Ciao Patrizio, ho avuto modo di palpare in prima persona, insieme con un mio socio straniero, che significa fare una "start up" in Italia , senza andare nei dettagli, io penso che e' tutto un sistema per ingrassare le caste che negli anni il sistema politico Italiano a creato tramite gli ingranaggi della burocrazia come i notai, avvocati, camere di commercio etc. mi ricordo l'espressione del mio socio quando il commercialista cercava di spiegarci che cosa e' la "ragione sociale".. Comunque come hai bene spiegato il significato delle "safty net", penso che gli ammortizzatori sociali servono specialmente a i giovani e a le nuove famiglie, non e' un dominio del sistema socialista provvedere a delle "safety net" , perché in e' un investimento della comunità sulle nuove idee e generazioni, che tramite il sistema fiscale potrebbe diventare come un "prestito sociale" (In Australia si ripagano i soldi spesi dallo stato per gli studi universitari). Ma anche devo aggiungere che non serve avere una SRL (o altra entità legale) per iniziare una attività, infatti quello che lo stato dovrebbe interessare e di ricevere le giuste tasse dai contribuenti, e tutto quello che si dovrebbe avere e un codice fiscale con la P. IVA e un acconto bancario e in teoria si dovrebbe iniziare la nostra attività, naturalmente certe professioni richiedono degli accertamenti e qualifiche professionali, ma in generale se la mattina ho una consulenza informatica e il pomeriggio faccio il consulente immobiliare o altre attività non dovrebbe interessare lo stato, non si dovrebbe doppiare o triplicare la burocrazia, si dovrebbero tassare gli introiti senza dare specifiche importanze da dove vengono, naturalmente si assume che le attività sono legali (anche se' in Australia l'agenzia delle tasse "Tax Dep" non fa' tale distinzione) comunque ammiro le nuove generazioni in Italia anche se in minoranza numerica (e questa e un'altra storia ndr) riesce a iniziare in qualche modo e muoversi nella direzione giusta. (PS scusate il mio Italiano)

        • Ti dico alcune cose che non sa nessuno:

          1) in Italia per fare un programma di computer che utilizza un database (compreso un sito internet come questo di semplifica che ha un database per la registrazione degli utenti) occorre obbligatoriamente l'iscrizione al colleggio dei periti (in informatica) oppure a quella degli ingegneri o dottori informatici sezione B dell'albo. Chiunque, a qualunque scopo, progetta o manipola un database anche in modo amatoriale per uso non personale compie di fatti un abuso della professione ed è perseguibile legalmente…

          se sei uno che ha studiato al professionale informatica non puoi adoperare database, se sei un amatore non puoi adoperare database, se sei come me un perito informatico ma per x motivi non ti sei voluto iscrivere al colleggio non puoi lavorare con i database… Ma ovviamente esistono anche tantissime altre limitazioni assurde!

          2) Se vuoi fare il consulente finanziario per una banca devi essere iscritto all'albo dei consulenti finanziari. Per essere iscritto devi superare un esame di tipo legislativo ma non è previsto niente sull'apprendimento del mestiere e di conseguenza non è detto che lo sai fare.

          Se tuttavia lo sai fare e ti iscrivi all'albo non puoi esercitare in quanto per legge (imposta nell'albo) non puoi consigliare o sconsigliare un cliente a detenere determinati titoli in portafoglio… Non puoi adesempio dire "perchè non prende 20.000 € di azioni divisi in quattro aziende e specificare quali", oppure non puoi dire prendi dei btp… Devi solo consigliare prodotti prefabbricati (ad alte commissioni) e solo a domanda dieretta del cliente rispondere che per te, e far notare che è una tua opinione, le azioni xyz non sono buone oppure sono buone.

          Potrei continuare così per diverso tempo.

  9. Peter says:

    Patrizio dice: "non è la stessa cosa essere intelligenti con l'essere studiati e preparati…"
    PAROLE SANTE!!

  10. Elena says:

    Io ho fatto il nuovo ordinamento e sono prossima alla laurea specialistica.
    Lasciatemi dare uno sguardo dall'interno.

    Definire facile e raggiungibile da chiunque una laurea triennale in ingegneria è piuttosto lontano dalla realtà.
    Puntualizzo che non ho mai sentito parlare di un esame di analisi senza orale e che l'unico esame scritto a risposta multipla che abbia mai fatto ha visto passare meno del 10% dei partecipanti (era chimica)! E anche oggi ci sono esami che le persone impiegano anni a passare, col rischio di non laurearsi, ogni corso ha i suoi.
    Facile generalizzare.

    Il problema è, come dite, una preparazione troppo nozionistica e troppo poco pratica.
    (Anche se questo non vale per tutti i corsi di laurea e per tutte le facoltà)
    Non importa quanti anni dura una laurea, bisogna rivoluzionare il metodo di insegnamento. Gli esami attuali premiano la memoria ma non il saper applicare le cose imparate. Il giorno dopo si dimentica tutto.
    Bisognerebbe imparare meno cose ma fondamentali e saperle applicare.

    Suddividere i corsi in più specializzazioni, in modo che gli ingegneri siano più preparati in un determinato campo e non che sappiano "un po' di tutto", dovendo imparare le cose sul posto di lavoro.

    Far diventare la laurea triennale obbligatoria solo per chi vuole fermarsi ai tre anni, non per chi prosegue e ne fa cinque. Fare due tesi (a ingengeria sono vere e proprie tesi di mesi di lavoro, non "esami finali" o "tesine" come in altre facoltà) e due lauree è solo una perdita di tempo.

    E se ci son troppi ingegneri si metta il numero chiuso. Non ha senso che gli esami siano eccessivamente difficili in modo da scoraggiare le persone e non farle arrivare al traguardo. Così si fa solo perdere del tempo alla gente.

    Inoltre l'esame di stato, come è adesso, è una stupida scusa per spillarci dei soldi e far passare i raccomandati davanti agli altri.

    Senza parlare del fatto che molte delle decisioni prese sulla pelle dei poveri studenti (voto di laurea, assegnazione dottorati e borse di studio…) sono più frutto di giochi di potere tra professori all'interno della facoltà che della bravura o preparazione dell'allievo. Molto spesso la preparazione non basta.

    Ci vuole una vera e propria rivoluzione.

    Però non dipingete i poveri studenti di oggi come una massa di imbecilli incapaci che hanno preso la laurea con i punti delle merendine. E' gente in gamba che passa le pene dell'inferno all'università per acquisire un titolo ormai svalutato, per lo più sfruttata dai professiri durante le tesi e i tirocini obbligatori.

    Cordiali saluti a tutti!

    • Gian Piero Turletti says:

      Credo che non si tratti assolutamente di considerare gli studenti attuali degli imbecilli, tutt'altro.
      Quello che si intende sottolineare, cosa ben diversa, è che gli studi attuali sono comunque, mediamente, oggettivamente più facili, o comunque meno professionalmente qualificanti, rispetto al passato.

      Occorre poi precisare che l'attuale ordinamento consente una certa autonomia didattica, compreso il discorso degli esami scritti, per cui ogni corso presso atenei diversi ha la sua peculiarità, anche a dispetto di quanto può verificarsi, mediamente, in altri corsi.

      Comunque, a riprova della minore, generale, preparazione attuale, posso citare i seguenti casi (ovviamente senza far nomi, anche per rispetto della privacy……)…..

      E, lo premetto subito, questo non significa che gli studendi attuali siano degli imbecilli, ma solo che il sistema attuale fornisce una minor preparazione.

      Ma veniamo ai casi…
      Devo dire che gli ingegneri sono utilizzati anche quali periti di parte e consulenti tecnici d'ufficio, ad esempio in certi procedimenti giudiziari, dove le perizie dai medesimi formulati sono spesso assolutamente rilevanti nel decidere un fatto come la sorte di un processo, in sede civile, o penale o amministraativa.
      Ebbene, per farla breve, mi risulta che, rispetto a perizie formulate da chi si era laureato con il vecchio ordinamento, sia del tutto eccezionale che vi siano poi state successive contestazioni delle medesime, tali da dimostrarne la sostanziale infondatezza…..

      Invece, questa circostanza, purtroppo, sta conoscendo un significativo aumento, con riferimento ai laureati con nuovo ordinamento…
      Una casualità?

      Come si vede, l'indice non è puntato contro gli studenti, i quali, anzi, sono difesi dalla critiche a certo sistema formativo, proprio perchè ne sono vittime, ma è puntato, come dicevo, contro il sistema, che si ritorce contro gli studenti stessi, ma anche contro tutti coloro che su un certo tipo di preparazione dovrebbero poter contare.

    • L'articolo che ho scritto si basa su cose viste con i miei occhi anche se ovviamente in talune università, alcuni professori non metto in dubbio possano comportarsi come facevano in passato con il vecchio sistema di valutazione.

      Io ho superato 11 materie al polito mentre sono traslati dalla laurea vecchia ordinamento a quella nuova 3+2 e le cose sono cambiate radicalmente. Materie come Analisi I che prima faceva infrangere sugli scogli l'ottanta percento degli alunni è diventata una semplice materia difficile che di media entro 3 appelli tutti passano (tu e i tuoi colleghi quanti appelli avete impiegato di media? che selezione ha fatto questa materia?).

      Ovviamente la colpa di ciò non è degli studenti che si sono ritrovati a dover subire la riforma, e lasciatelo dire, tu hai fatto benissimo a continuare perchè saresti stata considerata ne più e nemmeno come un perito con la seplice triennale. In ogni caso, ricorda che non è importante ciò che i singoli studenti pensano che abbiano fatto in Università, ma come la gente e gli imprenditori percepiscono il percorso dall'esterno (visto che pagano loro alla fine).

      Per quanto riguarda chimica o altre materie che sembrano fare selezione ti spiego come mai motli sono scivolati in quella buccia di banana. Negli anni 90 chi si iscriveva in ingegneria sapeva che doveva farsi il mazzo per 8 anni circa e che era molto ma molto difficile che un diplomato con vaotazioni basse potesse riuscire a laurearsi in tempi non biblici senza mollare prima. Oggi, visto che dura motlo meno di prima, circa un terzo a conti fatti per la triennale rispetto al monoblocco quinquennale, si iscrivono tutti, cioè anche quelli diplomati con il minimo che non ne hanno mai mangiato di studi si sono iscritti in ingegneria.

      Ovviamente, siccome chimica è materia del primo semestre del primo anno, questa sega le gambe a tutti quelli che prima mai e poi mai si sarebbero sognati anche solo di pensarsi ad iscrivere. Per quanto l'esame è molto più semplice di prima, occorre cmq una preparazione tale che solo chi ha voti superiori al vecchio 42/60 ha per pensare di farcela anche con la triennale. Prima occorreva almeno i 54/60 per lanciarsi ed in ogni caso 3/4 non erano in grado di laurearsi.

      Quindi che succede, che i diplomati con un voto sotto il 48/60 (che sono la grande maggioranza dei diplomati) per lo più ha problemi a passare chimica mentre sono generalmente quelli che al diploma hanno conseguito voti alti a passare entro massimo 2 tentativi. Tutto questo crea un idea di selezione dura, ma in realtà se si fossero iscritti come prima solo quelli con basi solide non creerebbe nessuna selezione.

      Per tua informazione, negli a.a 02/03 e 03/04 al polito quasi tutte le materie avevano l'orale facoltativo che ovviamente in pochi sostenevano (in pratica solo quelli che cercavano la media altissima). Ora non so non ho più controllato. Prima con la quinquennale V.O. gli orali erano obbligatori in tutte le materie. D'altra parte, come è possibile fisicamente essere in grado di superare 36 materie in 36 mesi (una al mese di media) preparando anche l'orale?




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