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Crisi in Grecia: come può influenzare l’Italia? (parte prima)

categoryBenessere Finanziario, Societàcategory

Crisi in Grecia: come può influenzare lItalia? (parte prima)

In questi giorni abbiamo assistito all’ennesimo crack finanziario (mi riferisco alla crisi in Grecia) che sembra colpire le economie di svariate nazioni in tutto il mondo e che, questa volta, si è fermato nella “casella ellenica”.

I motivi della crisi in Grecia o, più in generale, dei crack finanziari di una nazione sono semplici e sempre gli stessi: il debito pubblico accumulato da un paese, in rapporto al suo deficit annuale spropositato, è talmente elevato che non riesce più a far fronte agli interessi sul debito diventando, in tal modo, insolvente.

Ad ogni modo, in questo articolo, non voglio parlare solo della crisi in Grecia, ma più che altro su come essa andrà ad influenzare le altre economie, in primis quella italiana, nel prossimo futuro.

Ho sempre notato che tutti i politici, sia nostrani che stranieri, puntano il dito contro il debito pubblico come se fosse la causa di tutti i mali, senza però tenere conto di altri 3 indicatori molto importanti (di cui ti parlerò fra poco), che invece influenzano l’economia in modo molto più marcato.

Il debito pubblico è, in pratica, la somma di tutti i debiti accumulati durante la storia di una nazione. Ogni anno si ha un resoconto contabile che può essere passivo (quasi sempre), neutro o in attivo.

Ovviamente, tutti questi debiti si sommano nel tempo: se oggi una nazione ha un resoconto annuale di 50 miliardi di debito, e l’anno successivo ne ha altri 40, e poi altri 30, fra 3 anni il debito pubblico totale sarà di 120 miliardi (si è appunto sommato nel tempo).

Tuttavia, sapere a quanto ammonta la cifra assoluta del debito non è molto significativo! Infatti, un conto è spalmare, per esempio, 50 miliardi di euro di debito su una nazione che ha un PIL di 1.500 miliardi e un altro è su un paese che ha un PIL di soli 100 miliardi.

…Per ovviare a questo problema, si calcola il debito pubblico in rapporto al PIL ottenendo così una percentuale.

Queste sono le percentuali del debito pubblico che ho trovato, navigando in internet, riguardo le principali nazioni in ordine decrescente di debito:

  • Giappone 160%
  • Italia 110%
  • Francia 88%
  • Germania 83%
  • USA 70%
  • Gran Bretagna 68%

Da tenere in considerazione che Francia e Germania hanno i conteggi previdenziali separati dai conti dello stato e quindi si trovano percentuali molto discordanti fra una fonte e un’altra.

Addirittura la Francia, sommando anche il debito per le pensioni, arriverebbe a sfondare il 120%. Gli usa invece si posizionerebbero tra il 60 e l’80% (dipende da come lo calcolano le varie agenzie).

Esiste poi il deficit pubblico che è invece il “resoconto” annuale della nazione, ovvero l’ammontare della spesa pubblica che non è coperta dalle entrate. Questo indicatore è molto più importante del primo perché mette in luce la tendenza

Ecco la classifica del deficit pubblico di alcune nazioni interessanti:

  • Irlanda 14,3%
  • Grecia 13,6%
  • Gran Bretagna 11,5%
  • USA 11,2%
  • Francia 7,5%
  • Italia 5,1% (normalmente è intorno al 4%, ma lo scorso anno è aumentato a causa dei debiti contratti per il terremoto in Abruzzo)

Questo significa che molte nazioni, pur avendo un debito pubblico più basso rispetto ad altre, stanno invece galoppando verso il baratro a una velocità elevatissima. Perciò, questo dato è quello più significativo per calcolare lo stato di salute dell’economia di una nazione.

Detto questo, la crisi in Grecia è un fatto che ha brutalmente messo in luce la debolezza dell’economia di quel paese; ma non sono messe tanto meglio neanche l’Irlanda (con un deficit peggiore della Grecia), né tanto meno Spagna e Portogallo che sono sempre su quell’ordine di grandezze…

Il motivo per cui la Grecia è già saltata e le altre nazioni sopra citate no, è che la prima aveva anche un forte debito pubblico mentre le seconde reggono, almeno per adesso, grazie ad un debito storico ancora contenuto (fra il 40% e il 60%).

Anche USA e Gran Bretagna sono messe maluccio, ma hanno dalla loro parte due/tre fattori molto importanti: innanzitutto sono due nazioni fortemente industrializzate e quindi possono andare in deficit per moltissimi anni senza avere grossi problemi, potendosi permettere una politica di larga scala per rientrare nei parametri.

Secondo aspetto da non sottovalutare, è che decidono in prima persona le sorti della loro moneta potendola svalutare a piacimento, in modo da aiutare le esportazioni e quindi la loro economia…cosa che faceva in passato anche l’Italia.

Inoltre, un terzo fattore spesso non considerato come “diretto”, che tuttavia esiste, è la loro potenza militare: sfido chiunque ad andare a bussare a Washington per sollevare questioni riguardo il rientro immediato di capitali! Crisi in Grecia: come può influenzare lItalia? (parte prima)

Patrizio Messina

P.S.
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27 Commenti a “Crisi in Grecia: come può influenzare l’Italia? (parte prima)”

  1. alberto scrive:

    Patrizio, dici che è tempo di comprare casa in Grecia? :D

    • Il campo immobiliare si comporta in modo differente da quello azionario. Nelle azioni quando si è all'apice di una crisi gli indici sono ai minimi e quindi si può iniziare a comprare. Negli immobili l'apice della crisi corrisponde all'inizio del ribasso e quindi il minimo si ha molto più in la…

      In pratica, con i tagli degli stipendi previsti con il piano di rientro, la gente si ritroverà meno soldi in tasca, di conseguenza potrà accedere a mutui ed all'aquisto di immobili in modo meno marcato facendo di fatti aumentare l'offerta di case rispetto la richiesta e quindi il prezzo inizierà a scendere.

      Il problema è che non scende immediatamente come con le azioni dove la gente da un giorno all'altro decide di vendere ma chi ha fatto richiesta di mutui anche solo un mese fa e l'ha stipulato deve ormai comprare casa non può rimangiarsi la parola perdendo un grosso interesse. Quindi si avrà adesso un annetto in cui la gente continuerà a pagare e poi quando inizieranno i "fallimenti" e nessuno che interviene a ripianare il prezzo toccherà i minimi.

      Se vuoi acquistare in Grecia aspetta almeno un anno.

      I ogni caso prezzi buoni al momento si spuntano in Spagna. In tv ho sentito che, a causa della recessione dello scorso anno, un appartamento in un complesso a mare di Barcellona si può comprare con 100.000 € mentre 4 anni fa ne occorrevano almeno 250…

  2. Gian Piero Turletti scrive:

    Beh, riprovo a postare il commento che stavo scrivendo…per problemi tecnici….sparito nel…nulla.
    Sulla crisi greca , quello che stavo dicendo….è che ci sarebbero tante cose da dire.

    Intanto, un rinnovato complimento a Patrizio per l'articolo, che ho trovato veramente ottimo, degno dei migliori accademici (visto che, tra l'altro, si era parlato anche di formazione e di università…).

    Sugli indicatori economici: mi pare importante considerare anche il trend, cioè la tendenza di ratio, di parametri, quali deficit/PIL e debito /PIL.
    Discorso a parte meriterebbero i rating delle varie agenzie, essendo da sottolineare anche il sostanziale conflitto d'interessi che riguarda tali strumenti, e molto meglio, quindi, considerare i credit default swap.

    Quanto alle cause del pesante debito ellenico, le conosciamo, e si sospettava, ormai da tempo, che le cose potessero precipitare, ad un certo punto: di solito, va sempre a finire così, con governi che cercano di fare politiche economiche, nell'illusione che le risorse siano infinite, sopratutto quando si tratta di paesi, come la Grecia, che hanno un grado di industrializzazione contenuto, il che implica anche una limitazione strutturale della possibile base impositiva, sotto il profilo fiscale.

    Sugli aiuti europei, molto si è dibattuto in questi giorni, e qualcuno ha anche sottolineato la differenza di trattamento tra casi, come la banca Lehman Brothers, in cui erano implicati sopratutto risparmiatori privati, e la Grecia.
    A tal riguardo, si è osservato che si è scelto di spegnere l'incendio nella casa del vicino, prima che divampasse anche presso altri paesi.
    I discorsi su tali questioni sarebbero, in effetti, davvero lunghi , articolati e complessi e, quindi, chiudo qui il mio commento, con un rinnovato complimento a Patrizio per il brillante articolo.

    • Ti ringrazio per i complimenti che mi lusingano.

      Per quanto riguarda i problemi tecnici prova a fare così che io mi trovo bene: leggi l'articolo e poi apri word e scrivi la risposta. Quando la risposta va bene fai copia incolla sul blog e spedisci così se riscontri un problema puoi sempre ripetere l'operazione senza riscrivere tutto…

      • Gian Piero Turletti scrive:

        Quando si dice il caso…
        questa seocnda volta ho proprio fatto così…..

  3. nonnoitto scrive:

    A proposito del debito pubblico italiano, si segnalano spesso alcune sue peculiarità. Una buona parte di esso è domestico (Alberto Alesina – IlSole24Ore del 04/05/2010). Se viene sommato a quello delle famiglie e si stila una classifica dell’indebitamento totale rapportato al PIL, l’Italia scende di parecchie posizioni rispetto alla classifica del debito pubblico sovrano e risulta molto più virtuosa di paesi quali Germania, Francia, Inghilterra, Usa, ecc. Se poi prendiamo in considerazione i livelli mondiali di risparmio privato nei quali da tempo l’Italia primeggia, allora possiamo ritenere di essere dotati di sufficienti anticorpi contro il contagio “greco”. Salvo parere contrario delle famigerate agenzie di rating. . .

    • Infatti quello che hai appena detto lo dico nella seconda parte dell'articolo. Complimento hai una buona capacità di analisi finanziaria, non è da tutti un ragionamento di questo tipo :-) .

      • Michele scrive:

        Sarà…ma intanto per il 2010 il debito pubblico si attesta a 118% (come la Grecia). I risparmi cominciano a vacillare. La disoccupazione è una delle peggiori d'europa. Bolla immobiliare ancora piuttosto gonfia nonostante il credic crunch…

        Poi quando io sento descrivere le cause che riguardano il crack greco sembra di sentire l'Italia:
        Posti di lavoro in cambio di voti
        Baby pensioni
        Lavoro nero
        Evasione alle stelle

        Ditemi voi se l'Italia non rientra perfettamente negli stessi punti.

        • Non è come la grecia per alcuni fattori che potrai leggere nella seconda parte.

          • Michele scrive:

            Sono d'accordo con lei e mi complimento per gli articoli molto chiari e condivisibili.
            Quello che voglio sottolineare è che siamo ad un punto di non ritorno con il debito al quale, prima o poi, dovremo rendere conto.
            A noi stessi o a cittadini stranieri conta poco. Quelle che contano sono le proporzioni tutt'altro che ridicole (quindi potenzialmente una bella fetta di popolazione).
            Per vendere i bot ormai siamo ai piagnistei e ad ogni scadenza sarà sempre più difficile piazzarne di nuovi visto anche lo scarso rendimento.
            Mi sfugge qualcosa?

            Non sono un economista ma il nostro futuro non lo vedo tanto roseo.

            • Si, effettivamente non è che navighiamo in buone acque.

              Teoricamente bisognerebbe fare una politica di taglio delle spese sul walfare che sono quelle che creano il deficit annuale, solo che generalmente sono manovre impopolari e nessun governo si prende mai la briga di attuarre tali manovre.

              Ricordo qualche anno fa che il governo Prodi riuscì a non avere un deficit e ad avere addirittura un avanzo primario aumentando sensibilmente la tassazione, solo che, invece di prendere questo surplus (che allora chiamarono "tesoretto") e andare a soppiantare un po' di emissioni di bot, non sapevano come spenderlo in una serie di minchiate senza un fine…

              Alla fine furono spesi a destra e a manca in spese che poi sono diventate perpetue. Infatti uno dei principali problemi dell'amministrazione pubblica è quella che quando fa una spesa non è mai per un solo anno, ma questa si protrae nel tempo in quanto per lo più, quando lo stato assume lo fa a tempo indeterminato (per scambio di voti n.d.a.) e quindi si aggrava il problema.

              Questo tra le altre cose è il motivo per cui l'aumento della pressione fiscale è sempre stata inutile. Man mano che gli stati aumentano la pressione fiscale entrano più soldi. Aumentando le entrate si mettono a spendere di più per via del clientelismo politico. Aumentando le spese l'anno successivo devono aumentare ancora la pressione fiscale per non andare in deficit come un cane che si morde la coda. Ad un certo punto evadere diventa l'unico sfogo degli imprenditori per sopravvivere, facendo crollare le entrate che vengono bilanciate con un ulteriore aumento della pressione fiscale eccetera…

              Il resto è storia contemporanea.

        • riccardo scrive:

          Macche' strampalato , era un vaticinio. Solo che al governo abbiamo una sorta di Nerone che non esitera' a dare alle fiamme il paese pur di rimanere in sella. Qualsiasi cosa, purche' rimettano a posto sti cavolo di conti. Partecipiamo tutti, in modo equo, ma per tempo. qui il tempo stringe e se ieri bastava qualche sacrificio, oggi serve un grande sforzo collettivo prima di passare le Colonne d'Ercole. Qualcuno abbia al coraggio di dire alla nazione come stanno le cose, questi continuano con la disinformatia e la gente va' loro stolidamente dietro. comincio a temere il peggio… caro amico! ad amiora

  4. enrico scrive:

    Salvo parere contrario delle famigerate agenzie di rating. . ………..ecco, questo sì che è il problema.Non sarà che le agenzie di rating ci mettano il loro zampino e creino ad arte certe situazioni, "marciandosi sopra" a certe situazioni?
    Non erano le stesse che dicevano che i titoli Parmalat erano sani?
    I miei complimenti a Patrizio Messina per l'analisi rigorosa meglio degli economisti "ufficiali" che sui giornali si forbiscono tanto la bocca e poi spesso smash!Vengono smentiti dai fatti……………………

  5. fiorenzo scrive:

    aloha,
    non capisco molto di rating ecc. ma nel mio piccolo penso: il signoraggio può essere un aggravante del debito pubblico?
    grazie
    Fiorenzo

    • Non penso, in quanto i meccanismi che stanno dietro alle emissioni di valuta sono pilotati per mantenere l'economia sempre stabile. Si utilizzano dei bond come sottostante della valuta, i bond danno un interesse annuale in modo tale che la gente li mette in portafoglio. Visto che i soldi circolanti ammontano alla totalità della ricchezza della nazione che utilizza quella data moneta, gli stessi beni della nazione sono equivalenti al sottostante.

      Il bilancio degli interessi si ha grazie all'ncremento del PIL fra un anno e quello successivo, motivo per cui in TV si parla sempre di quanto cresce la nazione. Se, come capita in Italia, la nazione ha difficoltà a crescere, l'anno successivo si fanno emettere un po' meno banconote per ribilanciare.

      Alla fine si ha un "gioco" a somma zero come accade per i mercati azionari e quindi non può influire sul deficit annuale.

  6. Cecila Sarti scrive:

    Grazie per tutte le informazioni, solido sito!

  7. Riccardo Ivani scrive:

    Egr. dott. Messina,
    mi saprebbe consigliare un testo che, nei limiti del possibile per chi non ha alle spalle studi economico-finanziari, riesca a spiegare in maniera comprensibile per un "profano" i meccanismi che governano l'economia, la finanza e le borse? Inoltre desidero chiederLe, essendo chiara la sua posizione riguardo al modo per uscire dalla crisi e riequilibrare i conti, se esista un modo alternativo al classico taglio della spesa pubblica (di cui Reagan e la Thatcher sono stati fautori, con beneficio delle generazioni successive) senza per forza dover mettere in ginocchio gli strati piu' bisognosi della popolazione, che senza il Welfare e i paracadute sociali finirebbero letteralmente sul lastrico. (dalle sue parole mi sembra di capire che siamo di fronte ad un aut-aut: o finanziaria lacrime e sangue o default). Grazie. cordiali saluti. Riccardo Ivani

    • Salve,

      per quanto riguarda il libro può usare “Il Sistema Economico”, teoria di micro e macro economia di Piercarlo Ravazzi. E' quello che ho utilizzato io all'università ed è molto chiaro come spiegazione; certo è pur sempre un libro universitario.

      Per quanto riguarda il sistema per uscire dalla crisi: il metodo esiste, anzi ne esistono diversi, il problema è che alcuni non dipendono dal volere italiano ed altri sistemi potremmo non avere il fegato di attuarli. Mi spiego meglio:

      Tutti i problemi sono nati a fine anni 90 quando i grandi capitalisti hanno fatto entrare cina ed india nel WTO (organizzazione del commercio mondiale). Da allora si è verificato un esodo di aziende dai paesi occidentali verso l'estremo oriente per puro vantaggio economico delle aziende a discapito dei lavoratori. Se a questo aggiungiamo che due anni dopo abbiamo avviato l'euro per avere una moneta forte, le nazioni che tipicamente svalutavano la propria valuta di proposito si sono trovati con le mani legate.

      Secondo me una buona soluzione potrebbe essere quella di far perdere valore all'euro per fare in modo che si riavvii l'export fuori dall'Europa e al contempo si renda sconveniente la delocalizzazione fuori dall'Europa delle fabbriche. Il problema e che Francia e Germania con i loro rispettivi satelliti (Belgio e Austria) non ne vogliono sapere di svalutare l'euro per loro personali vantaggi e quindi tutti il resto del gruppo se lo deve accollare con tutti i problemi che porta.

      Francia e Germania non vogliono la svalutazione dell'euro in quanto i ¾ del loro export avviene all'interno della stessa europa (quindi o euro basso o alto non gli cambia niente) ma in compenso comprano le materie prime quotate in dollari con pochi euro. Tutte le altre nazioni invece, capitanati dall'italia, hanno un export per i ¾ fuori dall'unione quindi hanno bisogno di un euro il più debole possibile anche al costo di comprare le materie prime più care. Siccome a voto di maggioranza nella BCE quelli che volgiono l'euro forte sono di più, ci dobbiamo sobbarcare questa politica che sta mettendo in ginocchio la grecia, la spagna, il portogallo, l'irlanda e che presto o tardi metterà a rischio anche noi.

      Quindi la svalutazione dell'euro potrebbe sistemare molte cose senza tassare nessuno ma non c'è volontà di farlo. La scelta estrema per noi potrebbe essere quella di uscire dall'euro, tuttavia questo deve essere pianificato con almeno 6 o 7 anni di anticipo per ricostruire le riserve aurifere, e creare tutta una serie di mosse economiche atte a uscire in modo soft dall'euro altrimenti si rischia di rimanere in balia degli speculatori pilotati ad hoc dalle altre nazioni forti.

      Altri metodi potrebbero essere quello di tassare la prostituzione riaprendo le case chiuse (26 miliardi l'anno di fatturato di cui un 40% sarebbero tasse) che equivalgono ad un terzo dell'attuale manovra fiscale. Avviare una tassazione migliorata per le aziende estere che vengono ad aprire in italia (ad esempio irpef dimezzata per 20 anni), o anche una tassazione differenziata da regione a regione italiana inversamente proporzionale all'occupazione.

      Le soluzione sono tante, ma bisogna vedere se si ha volontà di applicarle e soprattutto se si ha il coraggio di schierarsi apertamente contro altre nazioni della zona euro se questo fosse necessario.

      Si potrebbe infine attuare una politica di redistribuzione del reddito avviando una lunga serie di costruzione di opere pubbliche (tipo il pnte sullo stretto, ferrovie veloci, nuove autostrade ecc.) che essendo pagate con le tasse (per lo più da ricchi) e distribuendo a pioggia sui lavoratori (poveri), permetterebbe di riavviare l'economia così come si e fatto nel dopoguerra con la costruzione dell'autosole, e di varie altre grandi opere. Il problema è che bisogna far aumentare di un altro po' il debito pubblico prima che si vedano i risultati occupazionali.

  8. Michele scrive:

    Dunque ci stiamo incamminando, con ottimismo, al default. Mi sembra che il mio post di alcuni mesi fa non era tanto strampalato.
    Cominciamo a rendere conto del debito pubblico.

  9. riccardo scrive:

    Mi permetto di darti del tu. Anch'io – senza avere alle spalle solide conoscenze economico-finanziarie- sono stato da subito daccordo con te. Vorrei chiederti ancora un paio di cose: perche' la germania ci e' cosi' ostile da premere per mandarci in default? come fa concretamente a condizionarci a livello finanziario e quali strumenti usa? in caso di defauld vedi piu possibile una situazione di completa rottura della pace sociale (licenziamenti di decine di migliaia di dip. pubblici, blocco cc, pensioni, abolizione art 18 e addio giusta causa9 oppure pensi che i nostri governanti avranno un sussulto di dignita' e sapranno fare un governo di larghe intese che trovi le risorse necessarie (il pareggio di bilancio nel 2013 – tenuto conto delle cifre – a me pare una barzelletta) senza umiliare ancor piu' la classe media, che e' poi quella che alimenta la domanda? possibile che siano cosi' cinici? da ultimo, se ne hai vogli, mi puoi spiegare come fanno pochi investitori ad avere fondi tali da condizionare il valore di un titolo/bene o da mandare a rotoli l'economia di un'intera nazione attaccando i debiti sovrani (per es. nn mi e' chiaro il meccanismo attraverso cui ci sarebbe un attacco all'euro e la germania – sempre lei – starebbe tramando per mandarci a gambe all'aria. mi scuso per le corbellerie e le imprecisioni che ho detto. grazie. ciao . riccardo.

    • Ciao, ho preparato una risposta, ma la sto spedendo a Mark per inserirlo come articolo in quanto è troppo lunga.

    • Michele scrive:

      Ciao Riccardo. Dammi pure del tu.
      Dal mio punto di vista in qualità di informato ed aggiornato sugli eventi ti posso dire che credo che la germania non sia assolutamente accanita contro di noi. Semplicemente non vuole accollarsi lo sperpero che abbiamo perpretato per anni.
      E' un po come se il tuo vicino dovesse aiutarti a pagare il mutuo perchè tu hai inconsciamente fatto altri debiti e prestiti pur sapendo che eri prossimo alla saturazione dello stipendio. Tu glielo pagheresti? E lo pagheresti se poi non riusciresti manco più tu a campare?
      Non vogliono mandarci in default. Semplicemente ce lo siamo meritati noi!
      I dettami sulla manovra non ce li ha forniti la Germania ma la BCE che, anzi, ci ha anche aiutato (o meglio ha rimandato un po il problema secondo me).
      Per il discorso conseguenze invece sposerei la prima ipotesi che hai fatto: licenziamenti, ritorno a lira o euro B con conseguente svalutazione in pochi giorni, povertà in estremo aumento, aumento criminalità, rivolte sociali, tv, frigo e buona parte delle cose che ti circondano potrai dimenticarle per anni (perchè tutto importato).
      Ma non sto inventando niente. Basta leggerti la storia della crisi Argentina. Il problema è che dalle disgrazie passate (e anche molto recenti) non si impara mai. Si è sempre negata ogni difficoltà fino a che questa non è divenuta improcastinabile. Puoi nascondere fin che vuoi ma prima o poi ne dovrai rendere conto.
      Gli investitori invece non è che condizionano a piacimento. Ritorniamo al discorso privato per fare un esempio. Compreresti un'azione cosiddetta "rischiosa" e quindi mettere a repentaglio tuoi sudati guadagni? Più questo rischio aumenta e più eviti di investire in quell'azione.
      Gli investitori fanno lo stesso. Semplicemente siamo INAFFIDABILI e non investono più su di noi. E' ovvio. Non credo ci siano manovre sovversive dietro anche perchè sarebbero molto complicate da attuare.

      Infine per salvare quel poco da parte che abbiamo si potrebbe spostare tutto in banche estere magari in valuta estera stabile (franco svizzero ad esempio). Comprare oro sarebbe ottimo ma dove lo conservi? Potrebbe essere pericoloso proprio con l'inasprirsi delle tensioni sociali.

      Soldi nel materasso stesso problema. Perderebbero comunque valore e ti metti a rischio furto.

      Immobili sono in bolla e sarà la volta buona che crollerà il mercato e questi maledetti prezzi folli quindi escluderei anche quelli a meno che non si abbia una grossa disponibilità da considerarli soldi parcheggiati per 10 anni.

      Secondo me l'unica soluzione è emigrare. Punto.
      Potremmo anche riuscire a salvare il valore dei nostri conti ma vivremo, per un po di anni, in un contesto molto difficile a prescindere dai soldi.

      Questo il mio punto di vista tenendo conto degli eventi passati e ragionando sui nostri numeri.
      D'altronde l'esperto chi è se non colui che ogni giorno segue gli sviluppi e ragiona sulle cose concrete?
      Se hai 100 e spendi 120 non serve un esperto per capire che andrai a gambe all'aria prima o poi!

      Mi piacerebbe un punto di vista anche dall'autore dell'articolo in questa pagina.

      Un saluto
      Michele

      • Sto preparando un articolo e fra qualche giorno verrà pubblicato. Scrivo l'articolo in quanto la risposta da darti è troppo lunga per entrare in un post.

      • riccardo scrive:

        Opto per il Franco Svizzero, anche se rimane, come per l'oro, il problema di trovare a piccoli risparmi che ho un' ubicazione,visto che ci avviamo verso tempi turbolenti. Grazie Massimo, speriamo di sbagliarci. Aspettiamo l'opinione di patrizio, che mi pare persona competente e scevra da pregiudizi pollitici.

        Riccardo.

  10. riccardo scrive:

    Giro la stessa domanda al titolare del Thread, Dr. Messina.

    Mi permetto di darti del tu. Anch'io – senza avere alle spalle solide conoscenze economico-finanziarie- sono stato da subito daccordo con te. Vorrei chiederti ancora un paio di cose: perche' la germania ci e' cosi' ostile da premere per mandarci in default? come fa concretamente a condizionarci a livello finanziario e quali strumenti usa? in caso di defauld vedi piu possibile una situazione di completa rottura della pace sociale (licenziamenti di decine di migliaia di dip. pubblici, blocco cc, pensioni, abolizione art 18 e addio giusta causa9 oppure pensi che i nostri governanti avranno un sussulto di dignita' e sapranno fare un governo di larghe intese che trovi le risorse necessarie (il pareggio di bilancio nel 2013 – tenuto conto delle cifre – a me pare una barzelletta) senza umiliare ancor piu' la classe media, che e' poi quella che alimenta la domanda? possibile che siano cosi' cinici? da ultimo, se ne hai vogli, mi puoi spiegare come fanno pochi investitori ad avere fondi tali da condizionare il valore di un titolo/bene o da mandare a rotoli l'economia di un'intera nazione attaccando i debiti sovrani (per es. nn mi e' chiaro il meccanismo attraverso cui ci sarebbe un attacco all'euro e la germania – sempre lei – starebbe tramando per mandarci a gambe all'aria.Infine, chi ha qualche risparmio su c.c. come puo' fare per salvarsi? i soldi nel materasso? Immobili? Oro? Beni rifugio? Grazie. mi scuso per le corbellerie e le imprecisioni che ho detto. grazie. ciao . riccardo

    • Come detto sopra, sto scrivendo un articolo al riguardo e verrà pubblicato nei prossimi giorni.




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